Cronaca

Riscatto laurea e pensione anticipata: un colpo ai diritti acquisiti

Le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, contenute nel maxi-emendamento con cui il Governo cerca di riequilibrare i conti pubblici, stanno suscitando molte preoccupazioni, in particolare tra chi ha riscattato gli anni di studi universitari per anticipare l'uscita dal lavoro.

Sebbene gli anni di laurea riscattati continuino a esser validi sul piano contributivo, il loro valore per l'accesso alla pensione anticipata diminuiranno progressivamente, riducendo quasi a nulla l'efficacia di tale investimento. Dal 2031, infatti, si applicheranno decurtazioni annuali al valore degli anni riscattati: nel 2031 si perderanno sei mesi, nel 2032 dodici mesi, e nel 2033 si arriverà a una perdita di 18 mesi. Dal 2035 in poi, il taglio sarà di 30 mesi, ovvero due anni e mezzo. In pratica, chi ha riscattato tre anni di laurea si troverà con soli sei mesi validi per anticipare l'uscita dal lavoro, e chi ha riscattato cinque anni avrà solo due anni e mezzo utili.

In sostanza, il riscatto universitario perde quasi del tutto la sua funzione di accelerare l'uscita anticipata dal mondo del lavoro. Anche se i contributi pagati rimarranno registrati nel proprio estratto conto previdenziale e influiscono sull'importo dell'assegno, la loro utilità per ottenere la pensione anticipata viene drasticamente ridotta. Ad esempio, un laureato che ha riscattato una laurea triennale potrebbe trovarsi nel 2035 con solo sei mesi utili, pur avendo versato 36 mesi di contributi. Molti esperti, infatti, parlano di possibili profili di incostituzionalità legati alla modifica delle regole in corso d'opera, che potrebbe violare il principio di affidamento e creare disparità di trattamento per chi ha riscattato gli anni universitari in base a leggi precedenti. A subire le maggiori penalizzazioni saranno i laureati triennali, che rischiano di veder svalutato quasi completamente il riscatto degli anni di studio. Inoltre, le finestre mobili, cioè il tempo che passa tra il raggiungimento dei requisiti e il primo pagamento della pensione, verranno allungate. Fino al 2031 resteranno di tre mesi, ma dal 2032 il tempo di attesa aumenterà progressivamente, arrivando a sei mesi nel 2035.

Tuttavia, chi a gennaio 2026 sarà già inserito in accordi collettivi di accompagnamento alla pensione o utilizzerà strumenti di solidarietà non subirà queste modifiche.

Autore Infermieri Autonomi
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