Una ballata indie folk che parla di autenticità, libertà e ritorno a sé stessi. In questa intervista, Maree Selvagge racconta la nascita del suo primo singolo, un invito a seguire la propria voce interiore e a ritrovare, tra malinconia e luce, la parte più vera di sé.

Ciao, Maree Selvagge. “La sirena” è il tuo singolo di debutto. Qual è stata la scintilla iniziale che ha dato vita al brano?
Ciao! Tutto è partito da un momento introspettivo, anche pigro se vogliamo: mi godevo la tranquillità sospesa del mio paese di origine, lontano dal caos cittadino in cui sono solito muovermi. Mi frullavano in testa altri pezzi e ho immaginato una voce suadente: “E allora vieni con me” è il primo vagito di questa canzone, e della Sirena che ho immaginato abitare il cuore di ognuno di noi. Da lì le cose si sono mosse velocemente: preda dell’ispirazione ho scritto il testo, e da lì l’idea di metterlo in musica era dietro l’angolo.
Il brano è un invito a seguire la propria “sirena interiore”. Che cosa rappresenta per te questa immagine?
Sono vicino a quel tema già a partire dalla sensibilità che provavo da adolescente per il concetto di massificazione delle esperienze, dell’inerzia che la società comunica alla gente nel non trovare la propria strada, ma nel seguire piuttosto un solco predeterminato. E poi “spegnersi” nel seguire una routine che ci desse sicurezza e al contempo ci svuotasse di ogni slancio creativo. Le esperienze nuove, I sogni, la curiosità vengono messi alla porta da un’esistenza “comoda”, ma sono alleati preziosi, ci permettono di vivere con entusiasmo e di cercare una vita più piena, in linea con le nostre aspettative, ed è qui che la sirena entra in gioco: per anni mi sono “addormentato” seguendo quel percorso predeterminato. A circa 30 anni ho svoltato per quella vocina suadente che sentivo dentro: da sempre amavo l’arte, ho iniziato a seguire corsi di teatro, poi di musica, chitarra e canto, e ancora di doppiaggio, ho ricominciato a scrivere. Sembra banale, ma si parte da lì. Da quello slancio non ho più smesso di inseguire quel richiamo interiore, e sapere di poter creare, di poter trovare il modo di fare ciò che adoro, è parte di quel successo: con me la sirena è stata clemente.
Hai scritto il primo verso in un momento di sospensione, lontano dalla città.
Quanto contano i luoghi nel tuo processo creativo?
Tutto e niente, come praticamente l’intero parco di elementi con cui abbiamo a che fare ogni giorno. L’ispirazione si annida nelle cose più impensabili, o in scenari particolari: a volte è lì che aspetta davanti a un tramonto, alle volte chiama da un oggetto, una sensazione, o la riflessione improvvisa su qualcosa che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi. Per me la creatività è ovunque, ma è la mente che ci mette la scintilla.
Come descriveresti il suono di “La sirena” a chi ancora non l’ha ascoltata?
Energia e familiarità: la chitarra e le percussioni accompagnano il canto in un inno carico di vitalità e spensieratezza.
https://open.spotify.com/intl-it/track/4sA9Zz9uG7VQEdFfK3Frcb?si=920ffc4e389847a7

