Ultimo giorno utile per l'approvazione al Senato della legge di bilancio 2026 prima della pausa natalizia e a Palazzo Madama il maxi-emendamento che costituisce la manovra, e sul quale il Governo ha posto la fiducia, è passato con 113 voti a favore, 70 contrari e 2 astenuti. Un passaggio formale, più che sostanziale, che conferma l’uso sistematico della fiducia su quello che dovrebbe essere il provvedimento più discusso e condiviso dell’anno.

Il Governo procederà ora alla stesura della nota di variazione, che sarà trasmessa al Senato e vagliata prima dalla commissione Bilancio e poi dall’Aula, sospesa fino alle ore 13. La manovra è ormai in dirittura d’arrivo: alla Camera approderà il 28 dicembre, e anche in questo caso con voto di fiducia previsto tra il 29 e il 30. Nessuna possibilità di modifica, nessuna discussione reale. Il Parlamento, di fatto, serve solo a dare il suo assenso... una formalità burocratica.

Quel che è certo, però, è che su questa legge di bilancio si certifica il caos politico nella maggioranza. In tre anni sono stati tagliati circa il 30% dei fondi destinati al contrasto alla povertà, mentre la manovra prevede l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile per il 96% delle lavoratrici e dei lavoratori. Una scelta che colpisce in modo trasversale e che smentisce la retorica della tutela sociale.

Inoltre, sono state ridotte le uscite anticipate dell’Ape sociale per i lavori gravosi e pesanti, archiviando di fatto anche l’ennesima promessa di superamento della legge Fornero.

Sul fronte fiscale, l’intervento sull’Irpef si rivela nei fatti irrilevante, soprattutto se confrontato con l’impatto della mancata restituzione del fiscal drag, che continua a erodere il potere d’acquisto.

Il quadro economico generale è altrettanto critico. L’Italia arriva da 32 mesi consecutivi di calo della produzione industriale sui 36 di vita del governo. Al Ministero del Made in Italy — nome ambizioso, risultati molto meno — sono aperti 92 tavoli di crisi, compresa la vicenda Ilva, da tempo senza una regia né una strategia credibile.

Con un consuntivo del genere, qualsiasi governo farebbe fatica a stare in piedi. Eppure questo esecutivo resiste. Non per forza politica o risultati, ma per un solido patto di potere costruito su uno scambio costituzionale: giustizia a Tajani, premierato a Meloni, autonomia a Salvini e Calderoli. Un equilibrio interno che garantisce sopravvivenza al governo, ma accelera il declino del sistema-Paese.

A completare il quadro ci sono precedenti senza eguali: un ministro dell’Economia sfiduciato dal suo stesso partito, una presidente del Consiglio silente sui principali dossier economici, una politica estera spinta fino al paradosso, con la portavoce del Cremlino che elogia un vicepresidente del Consiglio italiano [Matteo Salvini]!

Alla fine dell’anno, gli unici argomenti a sostegno del governo restano la “stabilità” e i “conti sotto controllo”. Troppo poco per compensare una manovra imposta, una maggioranza divisa e un Paese che continua a perdere terreno.