Nella legge di bilancio torna in scena uno dei provvedimenti più controversi dell'agenda del governo Meloni: l'emendamento Pogliese. Un ritorno tutt'altro che casuale, che segna un nuovo e pesante attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. La norma rende più difficile il recupero dei crediti da lavoro nei confronti delle aziende, colpendo direttamente chi è già in una posizione di debolezza. Non è una svista tecnica né un dettaglio marginale: è una scelta politica precisa, che ha già provocato la dura reazione della Cgil e di ampie parti del mondo del lavoro.
Un emendamento ripescato all'ultimo minuto
Il modo in cui l'emendamento è stato reintrodotto dice molto. Dopo essere stato accantonato nei mesi scorsi, il testo è riapparso all'ultimo momento nel percorso della manovra economica. Un'operazione opaca, che ha alimentato polemiche non solo sul contenuto, ma soprattutto sul metodo. Quando si interviene su diritti fondamentali come la retribuzione e la possibilità di recuperare quanto dovuto, farlo in extremis significa evitare un confronto pubblico serio e ridurre al minimo la discussione parlamentare. È una prassi che si ripete e che svuota il dibattito democratico.
Che cosa cambia per i lavoratori
Nel merito, l'emendamento Pogliese interviene sulla disciplina dei crediti da lavoro, cioè su quegli arretrati salariali che i lavoratori possono rivendicare quando emerge che la retribuzione percepita non era conforme ai contratti o alla legge. Anche in presenza di una sentenza favorevole, la norma limita la possibilità di recuperare quanto dovuto. In altre parole, anche quando un giudice riconosce che il salario era troppo basso, il lavoratore vede ridotte le tutele effettive.
L'equilibrio si sposta in modo netto a favore delle imprese, indebolendo uno dei pochi strumenti di difesa contro il lavoro sottopagato. Il messaggio è chiaro: chi paga meno del dovuto rischia meno di prima. Le conseguenze non sono astratte: milioni di dipendenti, soprattutto nei settori a più alta precarietà, vedono restringersi le possibilità di ottenere giustizia.
Un copione già visto
Questo “colpo di mano” - che può tranquillamente esser definito una pura e semplice vigliaccata - non arriva dal nulla. Fratelli d'Italia (o Fascisti d'Italia, visto che l'acronimo è identico) aveva già tentato un'operazione simile in passato, cercando di inserire una norma analoga nel decreto Ilva. Anche allora il tentativo era avvenuto di soppiatto, con tempi di discussione estremamente compressi. Di fronte alle proteste, il governo aveva fatto marcia indietro, ritirando l'emendamento. La giustificazione ufficiale parlava di tempi troppo stretti per la conversione del decreto, ma il passo indietro era stato imposto dal clamore politico e sindacale, non certo da scrupoli procedurali.
Oggi lo schema si ripete, ma con un esito diverso: la norma rientra dalla finestra, inserita nella manovra economica, dove il governo ha più margine per blindare le proprie scelte.
Fare cassa sui più deboli
Il senso complessivo dell'operazione è difficile da fraintendere. Limitare il recupero dei crediti da lavoro significa, di fatto, fare cassa sulle spalle di chi ha meno potere contrattuale. In un contesto segnato da salari bassi, inflazione e precarietà diffusa, la scelta di ridurre le tutele per chi è stato sottopagato non è neutrale: è una presa di posizione che favorisce chi viola le regole e penalizza chi le subisce.
Questo emendamento rende il lavoro più fragile e meno tutelato e conferma una linea di governo che, dietro la retorica della crescita e della responsabilità, continua a scaricare i costi dell'aggiustamento economico sui soliti noti.
Il commento di Nicola Fratoianni..."Tra le tante norme, blitz e regalini ai potenti di turno che la destra ha offerto in questi giorni di Manovra, forse questa è la più grave e sottovalutata. Stanno davvero mettendo in atto una legge per cui se paghi poco un lavoratore, anche se un giudice dice che stai violando la Costituzione, comunque non dovrai restituire un euro ai lavoratori. Tradotto? Potrai violare la Costituzione - leggasi all’articolo 36, che regola la retribuzione proporzionata - e poi rifugiarti dietro un contratto collettivo firmato da sindacati fantasma che non rappresentano i lavoratori.Con questa norma, ancora una volta, invece di rafforzare la costituzione e la difesa dei diritti, la si svuota. Stiamo parlando di soldi DOVUTI ai lavoratori che verrebbero condonati per legge e di fatto regalati ai datori di lavoro. Ci avevano già provato lo scorso luglio e furono respinti in parlamento, ci riprovano oggi. È questa l’idea di Paese che hanno in testa: chi lavora prende le briciole, chi sfrutta, invece, va protetto. Abbiamo un’idea diversa, alternativa, opposta, di Paese. Cosa gli hanno fatto di male i lavoratori a Meloni e al governo?"
quello di Angelo Bonelli...
"Il governo Meloni si trasforma in un governo sfruttatore stabilendo per legge che non pagare il giusto i lavoratori è legale. Siamo davanti a una norma scandalosa e incostituzionale che rovescia il principio cardine dell’articolo 36 della Costituzione. Questo accade per impedire l’applicazione della sentenza di un giudice che ha stabilito che la paga deve essere proporzionata e ha accertato che una retribuzione dev’essere conforme ai principi dell’articolo 36 della Costituzione e che il datore di lavoro deve corrispondere la parte di salario aggiuntiva non versata. È la cancellazione per legge delle tutele costituzionali del lavoro, è la legalizzazione dello sfruttamento.La norma riguarda casi già definiti dai tribunali: salari dichiarati ingiusti e incostituzionali. Eppure il governo decide che basta aver applicato un qualsiasi contratto collettivo, anche pirata e firmato da sigle minoritarie, per evitare di corrispondere la differenza stabilita dal giudice. In questo modo si svuotano le sentenze, si aggira l’articolo 36 e si legittima il dumping salariale».È una scelta politica chiarissima: difendere chi sottopaga e colpire i lavoratori poveri. Invece di introdurre il salario minimo, rafforzare i controlli e combattere i contratti pirata, la destra smonta la tutela costituzionale e trasforma lo sfruttamento in una pratica tollerata dallo Stato.Questa norma non è un tecnicismo, è un precedente gravissimo: afferma che la dignità del lavoro può essere compressa per legge e che una sentenza può essere resa inutile dal potere politico. Chiediamo il ritiro immediato: la Costituzione non è carta straccia e non può essere piegata agli interessi di chi fa profitti sui salari da fame".
quello di Giuseppe Conte...
"Hanno infilato nella Manovra, col favore delle tenebre e la confusione dei litigi interni alla maggioranza, una norma vergognosa che calpesta e penalizza i lavoratori sottopagati, che avevamo già stoppato in estate. Con questa decisione di Meloni e soci, un lavoratore non può più avere gli arretrati, anche se un giudice stabilisce che ne ha diritto perché il suo stipendio è troppo basso e viola l’articolo 36 della Costituzione.Sono gli stessi del no al salario minimo legale e a tutte le nostre proposte per aumentare gli stipendi dei lavoratori e aiutare i cassintegrati davanti al crollo del potere d’acquisto. Sono gli stessi che aumentano i rimborsi a ministri e sottosegretari.Il mondo al contrario. Ci batteremo ancora contro questo ennesimo scempio".
E non è finita qui
Questa la denuncia delle deputate PD, Eleonora Evi e Patrizia Prestipino: "La maggioranza riesuma il ddl caccia selvaggia e con un ennesimo emendamento alla legge di bilancio, cambia ancora la legge 157 che tutela la fauna selvatica e regola l'attività venatoria. E lo fa a colpi di blitz e forzature, chinata com'è alle assurde richieste della lobby armiero-venatoria. Così si regalano biodiversità e natura alla caccia privata, consentendo alle aziende faunistico venatorie di operare a fini di lucro e trasformandole in un vero e proprio parco giochi per ricchi per sparare a piacimento, aziende per il divertimento di figli dei potenti come Trump jr, mentre le aree protette sono sempre più derubricate, lottizzate e sempre meno finanziate nonostante la loro prioritaria funzione di conservazione e tutela della biodiversità".
E gli italiani in maggioranza, come sostiene un sondaggio senza senso diffuso da Fascisti d'Italia, sarebbero soddisfattissimi per una manovra finanziaria che definire una porcata è poca cosa!


