"A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una frana lunga oltre quattro chilometri ha squarciato in modo drammatico il territorio, costringendo 1.500 persone a evacuare dalle proprie case.Serve un intervento nazionale apposito per Niscemi, che ha una situazione specifica. Abbiamo incontrato l’amministrazione e alcuni tecnici. Bisogna aiutarli a ripristinare la viabilità, dare una prospettiva chiara a chi è rimasto senza casa e mettere in sicurezza il territorio.Ora ci spostiamo sulla costa ionica duramente colpita dal ciclone Harry. Siamo vicini alle comunità colpite in Sicilia, Calabria e Sardegna e pronti a fare la nostra parte per sostenerli. Danni ingenti alle infrastrutture, alle imprese, agli agricoltori e alle case. Di fronte a danni stimati per 2 miliardi, i 100 milioni di euro stanziati ieri dal governo sono del tutto insufficienti.Per questo abbiamo avanzato una proposta chiara e immediata: destinare subito a questi territori un miliardo di euro che il governo aveva messo sul ponte sullo Stretto per il 2026, che non potrà comunque essere utilizzato a causa dello stop della Corte dei Conti. Chiediamo anche che siano sospesi i tributi delle famiglie e imprese colpite".
Questo quanto dichiarato ieri dalla segretaria dem, Elly Schlein, recatasi a Niscemi per rendersi conto della frana, iniziata lo scorso 16 gennaio, che dopo lo smottamento di domenica scorsa ha messo a rischio il piccolo comune siciliano.
Un evento di cui il governo, finora, aveva fatto finta di non accorgersi, così come la Protezione Civile! Infatti, solo oggi il Capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, si è recato a Niscemi per effettuare un sopralluogo, accompagnato dalla premier Giorgia Meloni, recatasi sul posto obtorto collo, poiché il disastro è avvenuto in una regione a guida fascista e non si poteva imputare l'evento ai partiti di opposizione, ovviamente non per portare soluzioni, ma per ribadire – ancora una volta – il repertorio classico della politica d’emergenza: sopralluogo, strette di mano, dichiarazioni rassicuranti e zero decisioni concrete.
La frana attiva di grandi dimensioni sta mettendo in pericolo il centro abitato, tanto da aver costretto il sindaco ad evacuare circa 1.500 cittadini. Una tragedia annunciata in un territorio che da decenni convive con il dissesto idrogeologico e con l’abbandono sistematico dello Stato.
Meloni ha incontrato il sindaco Massimiliano Conti, il prefetto di Caltanissetta, presiedendo una riunione in Comune. Il “punto della situazione” è stato fatto, come sempre accade quando le case crollano e la gente viene mandata via con poche ore di preavviso. Sul tavolo: assistenza agli sfollati, contributi di autonoma sistemazione, ripristino della viabilità, scuole, gas ed energia elettrica. Un elenco di buone intenzioni già sentite troppe volte.
Il problema, spiegano dal governo, è che la frana è ancora attiva e quindi non si riesce a delimitare con precisione l’area di intervento. Traduzione: finché la natura non decide di fermarsi da sola, la politica resta a guardare. Nel frattempo, le famiglie evacuate aspettano.
Meloni ha poi garantito che il governo farà “tutto il possibile” per evitare che si ripeta lo scandalo della frana del 1997, quando gli indennizzi arrivarono dopo 14 anni, e in alcuni casi addirittura dopo 28. Una promessa che, detta così, suona più come un’ammissione di colpa che come una garanzia reale. Perché se lo Stato ha impiegato quasi tre decenni per chiudere una ferita, la fiducia dei cittadini non si recupera con una conferenza stampa. Oltretutto, i fondi finora stanziati da Meloni per coprire i danni miliardari del recente ciclone Harry sono solo 100 milioni di euro... da dividere tra tre regioni!
Ciò che di realmente concreto il governo è riuscito a mettere sul tavolo è un nuovo incontro “tra circa due settimane”, quando – si spera – sabbia e argilla si saranno asciugate. In altre parole: aspettiamo che il tempo passi, poi vedremo. Altro che “risposte immediate”.
La stessa Meloni, parlando alla Capitaneria di porto di Catania, ha riconosciuto che Niscemi “non è nuova a questi disastri” e che il ricordo degli indennizzi arrivati con decenni di ritardo ha minato profondamente la fiducia dei cittadini nella politica. Una diagnosi corretta, seguita però dalla solita cura sbagliata: inviti alla collaborazione, appelli a evitare polemiche, richiami alla “filiera” istituzionale.
Secondo il Presidente del Consiglio, nessuno può agire da solo: non lei, non il governo, non il ministro Musumeci, non il presidente della Regione Schifani. Tutti responsabili, quindi nessun responsabile. È il vecchio gioco dello scaricabarile, mascherato da unità istituzionale, mentre la gente resta senza casa.
Intanto, a Niscemi, le promesse non fermano le frane, gli incontri non ricostruiscono le abitazioni e le parole non pagano gli affitti degli sfollati. La politica arriva sempre dopo, parla molto e decide niente. E quando se ne va, lascia dietro di sé lo stesso vuoto di prima. Ad esempio, come sono stati spesi i soldi del PNRR dalla regione Sicilia?
La verità è semplice e scomoda: Niscemi non ha bisogno di visite istituzionali né di ringraziamenti incrociati tra parlamentari. Ha bisogno di atti immediati, fondi certi, tempi vincolanti e responsabilità chiare. Tutto il resto è propaganda. E i cittadini, questa volta, non possono più permettersi di crederci.
E dato che al peggio non c'è mai fine, sapete che cosa ha detto e fatto su quanto sta accadendo a Niscemi il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Matteo Salvini, che l'evento avrebbe dovuto vederlo impegnato da giorni? Nulla. Lui deve occuparsi nel farsi propaganda sui social... nonostante sia pagato per fare il ministro.


