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Paesi sicuri e paesi insicuri, c'è qualcosa che dovremmo sapere sull'Italia?

La definizione UE di "paesi sicuri" risale oltre 10 anni fa  (in particolare la Direttiva 2013/32/UE sul diritto d’asilo) e i criteri includono:

  1. Assenza di conflitti armati interni o repressione sistematica; Protezione dei diritti umani
  2. Rispetto dei diritti fondamentali: (libertà, sicurezza, protezione da tortura, persecuzione, trattamenti inumani o degradanti); Sistema giudiziario funzionante
  3. Capacità di proteggere i cittadini da persecuzioni e garantire ricorsi legali ; Protezione delle minoranze
  4. Inclusione e tutela di gruppi vulnerabili, come minoranze etniche, religiose o sessuali ; Condizioni di vita generali
  5. Livello minimo di sicurezza e accesso ai servizi essenziali (sanità, istruzione).

Si tratta, attenzione di criteri generali, in quanto le richieste di asilo vanno sempre valutate caso per caso se ci sono motivi specifici di rischio per l’individuo.

Sono criteri che discendono dai criteri ONU per richiedere asilo (Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati e Protocollo del 1967) che definiscono il rifugiato come una persona straniera che ha un timore fondato di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità o gruppo sociale, opinione e che non può avvalersi della protezione del proprio paese per sfuggire a tale persecuzione.
Non rientrano nei criteri ONU, i motivi economici o di povertà e la fuga da conflitti generali, se non c’è rischio personale di persecuzione.

Oltre al rifugiato secondo la Convenzione, l’ONU e altre agenzie riconoscono anche la Protezione sussidiaria e la Protezione temporanea, per chi rischia danno grave in caso di ritorno, anche se non qualificabili come rifugiati secondo la Convenzione.

I Paesi considerati sicuri dalla UE non sono molti: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, più i paesi candidati all’adesione all’UE (per esempio Albania, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord ecc.).

I Paesi considerati sicuri dall’Italia sono qualcuno in più, aggiungendosi Algeria, Camerun
Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Georgia, Ghana, Nigeria, Peru, Senegal e Sri Lanka.

Cosa comporta per un richiedente asilo il provenire da Paesi  sicuri?

  1. Se un richiedente asilo è cittadino di uno di questi paesi, l’UE presume in via generale che non abbia bisogno di protezione internazionale: deve fornire prove specifiche che rendano la sua situazione diversa dalla presunzione generale, se non vuole che la sua domanda sia considerata infondata.
  2. Se l’aspirante rifugiato ha già attraversato un altro paese considerato sicuro dove poteva richiedere protezione efficace (“safe third country”), va trasferito  in quel paese terzo dove far valutare la propria domanda di asilo.

L’ONU riconosce il concetto di “safe third country”, ma a condizione che (UNHCR Background Note, 2002) avvenga solo verso paesi che offrono protezione effettiva e accesso alle procedure, cioè non metta a rischio la vita o la libertà del richiedente.  

In Italia, l'opposizione ad una definizione di Paesi sicuri (UE e italiana) è sempre stata molto forte da parte della Sinistra, in particolare il PD.

Ad esempio, quando Marco Minniti (PD) fu ministro dell’Interno nel governo Gentiloni (2016–2018), il Partito Democratico era focalizzato sul controllo dei flussi migratori e sulla sicurezza, ma contrario ai cosiddetti Paesi sicuri della Direttiva 2013/32/UE. 
 L’approccio del PD e di Minniti fu infatti caratterizzato da accordi bilaterali e cooperazione con paesi di transito insicuri come la Libia, il Niger, il Mali, il Ciad e l'Eritrea a sostegno dei pattugliamenti e della sorveglianza delle rotte migratorie, come dei respingimenti.

I risultati di quelle scelte non si fecero attendere. Nel 2019, Human Right Watch pubblicava  un report  “L’inferno senza scampo: Le politiche dell’Unione Europea contribuiscono agli abusi sui migranti in Libia”, di 71 pagine (link). 
Nel 2021, La Repubblica denunciava di "785 milioni per un'intesa che, senza fermare le morti in mare, ha messo nelle carceri libiche più di 50 mila persone".
Nel 2022, Internazionale confermava il rapporto Oxfam "di più di 20mila migranti riportati in Libia si sono perse le tracce. Per finanziare la guardia costiera e i centri di detenzione, l’Italia ha speso quasi un miliardo di euro."

Sarà per questo che ci si preoccupa dei 'paesi sicuri' e non di quelli insicuri come la Libia?

Autore scienzenews
Categoria Politica
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