Tel Aviv/Gaza – Cresce la tensione tra Israele e la Striscia di Gaza in concomitanza con l'atteso intervento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, previsto nel primo pomeriggio di venerdì (ore 15 in Italia).
Secondo quanto riportato da Haaretz, l'esercito israeliano si sta preparando a diffondere il discorso in diretta attraverso altoparlanti montati su camion all'interno della Striscia di Gaza. Una mossa definita da fonti militari come parte di una "guerra psicologica".
Un alto ufficiale israeliano, citato dal quotidiano, ha criticato l'iniziativa: "Questa è un'idea folle. Nessuno comprende quale sia il reale beneficio militare di una simile operazione".
L'operazione, richiesta direttamente dall'ufficio del premier, solleva non pochi dubbi anche tra i vertici dell'IDF: l'installazione degli altoparlanti in aree sensibili potrebbe infatti esporre i soldati a rischi operativi, costringendoli a lasciare le postazioni difensive. Né il governo israeliano né l'esercito hanno voluto commentare ufficialmente la notizia.
Parallelamente, da Gaza arrivano dichiarazioni a dir poco molto significative.
In un'intervista concessa alla CNN, l'attuale leader di Hamas Ghazi Hamad ha affermato che il movimento islamista è disposto a rinunciare al controllo politico della Striscia.
“Hamas è parte integrante del tessuto palestinese, non possono escluderci. Ma, come ho detto più volte, non abbiamo alcun problema a uscire dal governo di Gaza” ha dichiarato Hamad.
Sul fronte negoziale, il leader ha fatto riferimento alla proposta americana che prevede:
- rilascio di tutti gli ostaggi israeliani, vivi o morti;
- scarcerazione di migliaia di prigionieri palestinesi;
- cessate il fuoco immediato e avvio di trattative per porre fine alla guerra.
Hamad ha sostenuto che Hamas è pronto a liberare gli ostaggi entro 24 ore, ma che Israele ha rifiutato l'accordo.
Il racconto della “miracolosa” fuga da un attacco israeliano
Nella stessa intervista, Hamad ha parlato anche di come è sopravvissuto all'attacco missilistico israeliano a Doha: "Credo sia stato un miracolo. I missili ci hanno sfiorati, ma non eravamo nel punto in cui hanno colpito. Forse avevano informazioni sbagliate".
Hamda, infine, ha accusato Israele di voler colpire direttamente i negoziatori, nel tentativo di interrompere ogni canale diplomatico: “Vogliono distruggere non solo le persone, ma anche il percorso dei negoziati”.
Riassumendo, mentre Netanyahu si prepara a parlare all'ONU in un contesto già infuocato, la decisione di trasmettere il suo intervento a Gaza rischia di trasformarsi in un gesto provocatorio e militarmente rischioso. Dall'altra parte, Hamas lancia un segnale inedito sulla possibilità di cedere il controllo politico della Striscia, ma ribadisce la volontà di mantenere un ruolo centrale nel futuro palestinese.
La combinazione di mosse simboliche e dichiarazioni politiche riflette la complessità di un conflitto che, tra pressioni internazionali e strategie di propaganda, sembra lontano da una soluzione stabile.
La sola cosa certa è la volontà dello Stato ebraico di dar seguito a quello che è sempre stato - da Ben Gurion in poi - l'intento sionista di appropriarsi di tutta la Palestina per dar corso al progetto genocidario di "Eretz Israel" dal fiume al mare.


