Salute

Morbillo: in Italia quasi un cittadino su dieci è ancora vulnerabile. I giovani adulti sono il punto debole

Nonostante l'obbligo vaccinale introdotto nel 2017 abbia migliorato la copertura tra i bambini, l'Italia resta vulnerabile al morbillo: circa il 9,2% della popolazione non ha alcuna protezione immunitaria contro il virus, né attraverso il vaccino né a seguito di un'infezione pregressa. A dirlo è uno studio condotto dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dalla Fondazione Bruno Kessler, pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.

Il dato più allarmante riguarda i giovani adulti tra i 20 e i 40 anni, che rappresentano il segmento più a rischio di contagio in molte regioni italiane, comprese quelle dove le coperture pediatriche sono alte. In pratica, esiste una grossa sacca di adulti non immunizzati che può riaccendere focolai anche dove la vaccinazione infantile è solida.

Lo studio ha analizzato quasi 15.000 casi di morbillo registrati in Italia tra il 2013 e il 2022, con 14 decessi. I più colpiti sono stati i bambini sotto i 5 anni, ma oltre la metà dei casi ha riguardato giovani tra i 20 e i 39 anni. Fra i casi con stato vaccinale noto, quasi il 90% non era vaccinato.

Approfondendo le modalità di trasmissione dei focolai, gli autori hanno scoperto che l'88,9% delle infezioni secondarie (cioè quelle che derivano da un primo contagio) è stato causato da persone non vaccinate. Solamente l'1,1% dei contagi è avvenuto tra persone entrambe vaccinate.

Un terzo delle trasmissioni ha coinvolto giovani adulti, responsabili anche di una buona parte dei contagi nei bambini. Il 35,5% dei casi secondari è avvenuto in ambito familiare, confermando che il morbillo non è un problema solo scolastico o ospedaliero, ma penetra facilmente anche nelle case.

La situazione varia molto da regione a regione. Le aree del centro-nord mostrano le percentuali più alte di persone suscettibili nella popolazione generale, mentre tra i minori di 20 anni spiccano la provincia autonoma di Bolzano e la Calabria per numero di giovani non immunizzati.

La copertura vaccinale nei bambini ha fatto passi avanti in molte regioni, ma lo studio evidenzia che questo non basta per bloccare la trasmissione, se rimangono ampie fasce di adulti scoperti.

Infatti, il numero di riproduzione stimato per il 2025 — cioè il numero medio di persone contagiate da un singolo caso — si attesta tra 1,31 e 1,78 in tutte le regioni. Si tratta di un livello in linea con quello osservato nei focolai del passato decennio e ben sopra la soglia di contenimento.

“Gli adulti non vaccinati contribuiscono in maniera sostanziale alla trasmissione del morbillo in Italia”, concludono i ricercatori. Serve un cambio di strategia: non bastano più le vaccinazioni infantili. Bisogna pensare a campagne di recupero mirate agli adulti, magari a partire da chi è nato tra la fine degli anni '70 e l'inizio dei '90, quando la copertura vaccinale era meno sistematica e il morbillo circolava ancora.

Il rischio non è solo sanitario ma anche economico e sociale. Ogni focolaio comporta costi di sorveglianza, isolamento, interruzioni scolastiche e lavorative. E soprattutto, mette a rischio i soggetti più fragili — neonati, immunodepressi, anziani — che non possono vaccinarsi e contano sull'immunità collettiva per essere protetti.

La soglia del 95% di copertura vaccinale resta l'unico scudo efficace contro il morbillo. E al momento, l'Italia è ancora troppo scoperta.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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