Hormuz torna sotto pressione: l'Iran richiude lo stretto, di nuovo sfida aperta con gli Stati Uniti
Agenzia IRNA: "Il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale iraniano Khatam al-Anbiya, ha dichiarato sabato che "il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente e questo stretto strategico è sotto la stretta gestione e il controllo delle Forze Armate".Ha preso atto che l'Iran in precedenza aveva "accettato in buona fede, a seguito di accordi precedenti raggiunti durante i negoziati, di consentire il passaggio controllato di un numero limitato di petroliere e navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz".Tuttavia - ha poio aggiunto - gli Stati Uniti hanno continuato a violare ripetutamente gli impegni presi e si sono macchiati di "pirateria e furti marittimi nell'ambito del cosiddetto blocco"."Pertanto, il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato allo stato precedente".
Nuova brusca inversione di rotta nel Golfo Persico. Dopo aver annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz, l'Iran ha fatto marcia indietro nel giro di poche ore, ripristinando rigide restrizioni al transito marittimo. Una decisione che riaccende immediatamente la tensione globale e rischia di colpire al cuore i mercati energetici.
Secondo il comando militare congiunto iraniano, il controllo del passaggio strategico è “tornato allo stato precedente”, sotto la gestione diretta delle forze armate. Teheran ha chiarito che continuerà a limitare il traffico navale finché gli Stati Uniti manterranno il blocco sulle navi legate all'Iran e sui suoi porti.
La mossa arriva all'indomani delle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha ribadito come il blocco navale resterà “in pieno vigore” fino a un accordo complessivo con Teheran, incluso il nodo del programma nucleare.
Una posizione che l'Iran considera una violazione degli accordi di cessate il fuoco negoziati nei giorni scorsi, e che ha portato alla nuova stretta sullo stretto. Il risultato è un'escalation immediata su uno dei punti più sensibili dell'economia globale: da Hormuz passa circa un quinto del petrolio mondiale.
Solo venerdì i prezzi del greggio erano scesi, spinti dall'ottimismo per un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. Ora lo scenario cambia radicalmente: ulteriori restrizioni potrebbero comprimere l'offerta e spingere nuovamente le quotazioni verso l'alto, aggravando una crisi energetica già in corso.
Secondo la società di analisi Kpler, il traffico nello stretto resta fortemente limitato e subordinato all'autorizzazione iraniana, segno che la “riapertura” annunciata è rimasta, nei fatti, solo parziale.
Il controllo dello Stretto di Hormuz si conferma uno degli strumenti di pressione più efficaci nelle mani dell'Iran. Non a caso, proprio su questo fronte si è concentrata la risposta americana, con il dispiegamento di forze navali e l'avvio del blocco dei porti iraniani.
Una strategia pensata per costringere Teheran ad accettare un cessate il fuoco mediato dal Pakistan, dopo quasi sette settimane di guerra che hanno coinvolto Iran, Stati Uniti e Israele.
Nonostante l'escalation, i canali diplomatici restano aperti. Il Pakistan continua a lavorare a un'intesa, con nuovi colloqui previsti nei prossimi giorni (forse lunedì). Il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha parlato di progressi significativi, sottolineando come il cessate il fuoco in Libano rappresenti un passo avanti importante.
Negli ultimi giorni si è intensificata anche l'attività diplomatica regionale: incontri tra il premier pakistano Shehbaz Sharif, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, mentre il capo dell'esercito pakistano ha fatto visita a Teheran.
IResta però incerto il futuro della tregua in Libano, elemento chiave per un accordo più ampio. Benjamin Netanyahu ha confermato l'adesione al cessate il fuoco “su richiesta” di Trump, ma ha anche avvertito che la campagna contro Hezbollah “non è finita”.
Sul terreno, la situazione è tutt'altro che stabile: nelle ore successive alla tregua sono stati segnalati bombardamenti sporadici nel sud del Libano, mentre migliaia di sfollati hanno iniziato a rientrare tra mille incertezze.
La crisi dello Stretto di Hormuz dimostra ancora una volta quanto gli equilibri geopolitici e quelli energetici siano intrecciati. Bastano poche dichiarazioni e una decisione militare per ribaltare le aspettative dei mercati e riportare il mondo sull'orlo di una nuova tempesta economica.
E mentre la diplomazia prova a guadagnare tempo, sul mare più strategico del pianeta si gioca una partita che riguarda tutti: governi, economie e cittadini. Perché da quel passaggio stretto pochi chilometri dipende una fetta enorme dell'energia mondiale — e quindi della stabilità globale.