Negli ultimi giorni, i titoli dei giornali parlano di un “aumento dei casi” di virus West Nile in Italia, ma l’ex direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, oggi professore di Igiene presso l’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, invita a spegnere i toni drammatici e accendere invece il cervello.

Sulla sua pagina Facebook, Rezza ha scritto una riflessione schietta e diretta: «Virus West Nile: senza allarmismi, ma i casi aumentano, recitano i giornali. Ma che significa? La gente non capisce. I casi sono tanti quanti lo scorso anno, per cui chi se ne frega. Ma, allora, non dobbiamo preoccuparci oggi o avremmo dovuto farlo lo scorso anno?».

Il punto, secondo lui, è uno solo: l’informazione deve essere chiara, onesta e basata su fatti. Non serve terrorizzare le persone con titoli gonfiati se poi la realtà dei numeri è stabile. E se ci sono preoccupazioni fondate, allora che vengano spiegate in modo comprensibile.

Il West Nile non è una novità né un’emergenza dell’ultimo minuto. Come ricorda Rezza, «il virus è presente sul territorio nazionale e i casi riemergono ogni estate, almeno da 15 anni». Non si tratta quindi di una minaccia improvvisa, ma di un fenomeno noto e ricorrente.

La vera novità, piuttosto, riguarda la geografia dei focolai. Se prima erano circoscritti soprattutto alla Pianura Padana e ad alcune aree della Sardegna occidentale, ora il virus è comparso anche nel Lazio (provincia di Latina) e in Campania (provincia di Caserta).

Sui numeri, Rezza è chiaro: i casi severi sono pochi rispetto al totale. Tuttavia, il rischio esiste per una fascia specifica della popolazione, ovvero gli anziani o le persone fragili. Non ha senso agitare l’intera opinione pubblica come se chiunque, ovunque, fosse in pericolo solo perché esce in giardino. Ma sarebbe altrettanto irresponsabile ignorare del tutto il problema.

Chi vive nelle zone a rischio e rientra nelle categorie vulnerabili deve essere informato, protetto e assistito.

Le soluzioni non sono miracolose, ma sono già disponibili e semplici da attuare:

  • Zanzariere,
  • Repellenti,
  • Disinfestazioni mirate,
  • Tracciamento geolocalizzato dei casi,
  • e soprattutto comunicazione onesta e precisa.

Senza sensazionalismi da prima pagina, ma neppure con leggerezza superficiale.


Il West Nile non è una catastrofe in arrivo, ma nemmeno qualcosa da ignorare. Serve una via di mezzo tra il menefreghismo e il panico: un’informazione adulta, che spiega i rischi a chi ne ha davvero bisogno e non trasforma ogni zanzara in uno spauracchio da telegiornale.

Come dice Rezza, non si tratta di “preoccuparsi” in generale, ma di gestire il rischio in modo razionale. E per farlo, serve soprattutto chiarezza, non titoloni.