I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Torino e Genova hanno eseguito più di sessanta decreti di perquisizione nell'ambito di un'indagine sul traffico illecito di farmaci dopanti. L'azione ha coinvolto un numero consistente di province, da Nord a Sud: tra le altre, Milano, Roma, Torino, Genova, Brescia, Verona, Parma, Lecce, Cagliari, Salerno, Pescara e Trieste.
I provvedimenti, disposti dalla Procura di Savona, hanno colpito soggetti legati al mondo del bodybuilding e ai circuiti dove il ricorso a sostanze dopanti non è raro. Le attività investigative hanno puntato al sequestro dei prodotti illegali e alla mappatura delle reti di distribuzione che alimentano un mercato parallelo destinato ad atleti, appassionati di palestra e praticanti di discipline legate alla cultura fisica estrema.
L'operazione ha richiesto il supporto dei Comandi territoriali dell'Arma e dei N.A.S. dislocati sul territorio nazionale, oltre alla collaborazione della sezione specializzata in criptovalute del Comando Carabinieri Antisofisticazione Monetaria. Questo dettaglio non è secondario: secondo gli inquirenti, una parte delle transazioni sarebbe avvenuta sfruttando canali di pagamento digitali e strumenti pensati per ridurre la tracciabilità dei flussi di denaro.
Al momento il procedimento è ancora nella fase preliminare. Le verifiche sui materiali sequestrati e sulle comunicazioni intercettate dovranno chiarire l'ampiezza reale della rete, i livelli di responsabilità e l'eventuale coinvolgimento di intermediari o figure professionali. Le indagini, già estese su scala nazionale, potrebbero allargarsi ulteriormente se emergeranno nuovi canali di approvvigionamento o complicità.
Il messaggio dell'operazione è netto: il mercato nero del doping non è un fenomeno marginale né confinato alle competizioni ufficiali. È una filiera strutturata, con logistica, canali digitali di pagamento e un target preciso. E la repressione, a giudicare dal dispiegamento di oggi, non ha intenzione di allentare la presa.


