Esteri

Keir Starmer si dimette: il premier lascia Downing Street dopo meno di due anni. Il Labour apre la corsa alla successione


Keir Starmer lascia la guida del Regno Unito. Il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni da leader del Partito Laburista e da capo del governo, ponendo fine a un'esperienza iniziata con la storica vittoria elettorale del luglio 2024 e conclusasi dopo meno di due anni tra tensioni interne, sondaggi negativi e una crescente contestazione da parte dei suoi stessi parlamentari.

L'annuncio, arrivato davanti al numero 10 di Downing Street, rappresenta l'epilogo di una crisi politica che nelle ultime settimane aveva progressivamente logorato la sua leadership. Starmer ha però chiarito che non lascerà immediatamente l'incarico: resterà infatti primo ministro fino alla scelta del nuovo leader laburista, garantendo una transizione ordinata del potere. 


L'annuncio: "Accetto con serenità la decisione del partito"

Nel suo discorso, Starmer ha riconosciuto che il Partito Laburista non lo considera più la figura migliore per guidarlo alle prossime elezioni generali.

"Accetto questa conclusione con serenità e senza rancore",

ha affermato il premier, spiegando di aver preso la decisione nell'interesse del Paese e del partito. Ripercorrendo il proprio percorso politico, Starmer ha ricordato il lavoro svolto per rilanciare il Labour dopo la pesante sconfitta del 2019.

"Sei anni fa ho ereditato un partito politicamente, finanziariamente e moralmente in bancarotta. Mi è stato detto più volte che il Labour era finito e destinato alla storia, che una maggioranza alle elezioni generali era impossibile",

ha dichiarato, rivendicando di aver riportato il partito al governo e di averne ricostruito la credibilità economica e istituzionale. 


Le ragioni della crisi

La decisione arriva al termine di settimane di fortissime pressioni interne. Dopo il risultato delle recenti consultazioni locali e soprattutto dopo la vittoria di Andy Burnham nel collegio di Makerfield, numerosi deputati e ministri laburisti hanno iniziato a chiedere apertamente un cambio di leadership, convinti che Starmer fosse diventato un peso elettorale più che una risorsa.

Secondo ricostruzioni concordanti, oltre una mezza dozzina di ministri avrebbero comunicato privatamente al premier che il suo tempo era ormai terminato, mentre durante il fine settimana sarebbero stati preparati persino gli abbozzi del discorso di dimissioni. 

Alla base della crisi ci sono il drastico calo della popolarità personale del premier, le difficoltà economiche del Paese, il malcontento crescente tra gli elettori e una serie di controversie politiche che hanno progressivamente eroso il consenso del governo. 


Il calendario della successione

Starmer ha anche definito il percorso che porterà alla scelta del suo successore.

"Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di fissare un calendario, con l'apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione del processo entro la pausa estiva del Parlamento. Rimarrò in carica come primo ministro fino al termine della competizione e farò tutto il possibile per garantire un ordinato passaggio dei poteri." 

Se dovesse emergere un unico candidato condiviso dal partito, il nuovo primo ministro potrebbe entrare in carica già a metà luglio. Qualora invece si svolgesse una vera competizione interna, il successore verrebbe scelto entro la fine di agosto, in tempo per la ripresa dei lavori parlamentari prevista a settembre. 


Andy Burnham grande favorito

Il nome che domina già il dibattito politico è quello di Andy Burnham, fino a pochi giorni fa sindaco della Greater Manchester e ora nuovamente deputato dopo la vittoria nella suppletiva di Makerfield.

La sua affermazione elettorale è stata interpretata da molti parlamentari come il segnale della possibilità di rilanciare il Labour e contrastare la crescita del partito di Nigel Farage. Per questo Burnham viene indicato come il principale favorito per la successione, anche se non è esclusa una competizione con altri esponenti del governo. 


Un altro cambio di guida per il Regno Unito

Con l'uscita di scena di Starmer, il Regno Unito si prepara ad avere il suo settimo primo ministro in circa dieci anni, una sequenza che testimonia la crescente instabilità della politica britannica dall'epoca del referendum sulla Brexit.

L'uomo che nel 2024 aveva riportato il Labour al governo con una larga maggioranza lascia quindi il potere meno di due anni dopo, travolto dalle divisioni interne e dalla perdita di consenso.

La sua permanenza a Downing Street continuerà solo per il tempo necessario a garantire una transizione ordinata, mentre il Partito Laburista si prepara a scegliere il leader chiamato ad affrontare una fase economica difficile e un panorama politico sempre più competitivo. 

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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