Il fascino dell’antico Egitto non risiede solo nei monumenti, ma nella loro capacità di parlare ancora al presente. In “L’alba di una nuova Sfinge”, Damiano Piras unisce osservazione, metodo e visione, offrendo una chiave di lettura che stimola curiosità e confronto.

“L’alba di una nuova Sfinge” unisce scienza e narrazione. A chi è rivolto questo libro?
Il libro “L’alba di una nuova Sfinge” si rivolge a lettori diversi, accomunati dalla curiosità per l’antico Egitto e dalla voglia di comprendere più a fondo l’Altopiano di Giza. Chi lavora nel settore troverà uno stimolo a continuare a indagare con mente aperta, senza timore di rimettere in discussione idee consolidate, tanto più che l’ipotesi di una seconda Sfinge non è del tutto nuova: anche in passato altri studiosi, tra cui importanti egittologi, hanno avanzato ipotesi analoghe. La ricerca vive proprio di questa capacità di confrontarsi con nuove intuizioni e di lasciare spazio a interpretazioni fondate sui dati.
Per chi non appartiene al mondo accademico, il libro offre un approccio accessibile e chiaro, che permette di seguire le osservazioni e le deduzioni senza richiedere conoscenze specialistiche. La scoperta potenziale di una seconda Sfinge riguarda infatti tutti noi: fa parte della nostra storia condivisa e merita di essere conosciuta e discussa. Con la pubblicazione del libro, si apre la possibilità di una conversazione ampia e partecipata, in cui chiunque può approfondire, comprendere e interrogarsi sulle evidenze, contribuendo così a rendere viva e diffusa la curiosità per questo straordinario patrimonio dell’antico Egitto.
Molti sognano di visitare Giza almeno una volta nella vita. Qual è, per te, l’emozione più forte di trovarsi davanti alla Sfinge reale?
L’emozione più forte nel trovarsi davanti alla Sfinge reale nasce dal senso di presenza e di connessione che essa trasmette, una sensazione che va oltre il tempo. La sua imponente materialità, perfettamente orientata secondo i punti cardinali, colpisce immediatamente, ma ciò che lascia senza fiato è il valore simbolico che essa incarna: il punto in cui si incontrano giorno e notte, visibile e invisibile, umano e divino.
La Sfinge è materia e simbolo allo stesso tempo, e proprio in questa dualità risiede la sua forza. Osservarla significa percepire come roccia e cielo, geometria e archeoastronomia, storia e religione dell’antico Egitto, tramonto e alba, si intreccino in un’unica esperienza. È questo equilibrio tra dimensione concreta e significato profondo che genera l’emozione più intensa e ispira letture che collegano tutto l’Altopiano di Giza, come emerge anche nel libro.
Cosa pensi attragga così tanto del mistero egizio, a distanza di millenni?
Il fascino del mistero egizio nasce dalla straordinaria combinazione tra concretezza e simbolismo. I monumenti custodiscono significati profondi, legati al cielo, al sole e ai cicli della natura, che continuano a stimolare la curiosità e la riflessione.
Questo intreccio tra ciò che è tangibile e ciò che invita a interrogarsi genera un magnetismo senza tempo. Anche a distanza di millenni, le scoperte e le ipotesi sull’antico Egitto continuano a parlare al presente, perché permettono di percepire l’intelligenza, la pianificazione e la profondità culturale di una civiltà che, pur lontana nello spazio e nel tempo, riesce a dialogare con noi attraverso le sue testimonianze.
Il mistero non risiede quindi solo in ciò che resta da scoprire, ma anche nella capacità di queste opere di offrire sempre nuovi spunti di lettura e di riflessione, mantenendo viva la nostra meraviglia e il desiderio di comprendere.
Dopo questa pubblicazione, quali saranno i tuoi prossimi passi di ricerca o divulgazione?
Dopo questa pubblicazione, il mio percorso proseguirà lungo direzioni complementari, tra ricerca e divulgazione. Da un lato intendo continuare ad approfondire i dati, confrontarmi con altri studiosi e sviluppare ulteriormente le ipotesi emerse, mantenendo lo stesso approccio rigoroso che ha guidato il lavoro finora. Il dialogo resta centrale, perché è attraverso il confronto che le idee si consolidano e si arricchiscono.
Dall’altro lato, considero fondamentale la dimensione divulgativa. Il libro rappresenta un primo passo per aprire una conversazione più ampia su Giza, sulle sue geometrie e sui suoi legami con i cicli solari. Proseguire nella divulgazione significa rendere accessibili questi temi, favorire la curiosità e stimolare nuove domande, sia nel pubblico interessato sia in ambito accademico.
In parallelo, uno degli obiettivi futuri riguarda la possibilità di integrare le ricerche con indagini non invasive, come rilevazioni radar e tecniche di prospezione geofisica, capaci di offrire nuovi dati senza compromettere il sito. Questi studi possono aprire la strada a campagne di scavo mirate, contribuendo così a completare il quadro emerso finora e ad approfondire ulteriormente la comprensione dell’Altopiano di Giza.

