Questo è un resoconto di ciò che avviene in Parlamento nell'anno III dell'era Meloni:

"Siamo rimasti a parlare di giustizia per tutta la notte perché bisogna sbrigarsi. Non c'è una scadenza. C'è che i parlamentari di maggioranza oggi devono precipitarsi nelle Marche per andare ad applaudire Giorgia Meloni. L'agenda del Parlamento piegata agli impegni elettorali della premier: a questo siamo arrivati.Le urgenze, in realtà, ci sarebbero perché la giustizia affoga nei problemi. Ci sono 12mila persone assunte con i fondi PNRR, ma metà di loro andrà presto a casa. Ieri hanno scioperato in tutta Italia per chiedere la stabilizzazione. Una richiesta logica: al Ministero della Giustizia mancano 15mila unità e queste 12mila persone hanno smaltito 100mila procedimenti arretrati.Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere.Il sovraffollamento nelle carceri è arrivato al 140 per cento. Dall'inizio dell'anno al 20 agosto si sono suicidati 55 detenuti. Sono stati 91 lo scorso anno.Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere.Per una causa civile ci vogliono fino a sette anni e più della metà dei processi finisce in prescrizione.Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere.Una riforma costituzionale in cui il Parlamento è stato espropriato delle sue prerogative, con tutti i nostri emendamenti rifiutati, perfino quello che garantiva la parità di genere nei CSM. Al plurale, perché ce ne saranno, inspiegabilmente, due. Per di più selezionati con un sorteggio. Ma in democrazia si sceglie liberamente non si fanno sorteggi. Un vero sfregio alla magistratura.E per cosa? Per fermare un fenomeno, quello del passaggio da una carriera all'altra della magistratura, che riguarda meno dell'1 per cento dei magistrati. E per questo si cambia la Costituzione?La verità è che la destra vuole minare l'indipendenza della magistratura perché è intollerante verso ogni forma di controllo dell'opera del governo.Una brutta china, quella in cui stanno facendo scivolare la democrazia italiana. Ma ci sarà un referendum e saranno le italiane e gli italiani a bocciare, definitivamente, il loro progetto illiberale".

La deprimente fotografia di un Parlamento piegato alle necessità propagandistiche della premier Meloni e del suo candidato alla presidenza della regione Marche che piega a tali necessità anche la discussione di una riforma costituzionale ci è regalata dalla dem Laura Boldrini.

In merito alla riforma (il disegno di legge costituzionale a prima firma Nordio), quello di cui si sta trattando è ancora più deprimente. A differenza di ciò che dicono i vari propagandisti del (post) fascismo, la separazione delle carriere ha un incidenza pari allo 0 (zero) in relazione ai tempi di un processo, alla fase di indagine e discussione e anche alla fase di giudizio, dove, se un giudice è un idiota o un corrotto, l'idiota o il corrotto continuerà a far danni come prima. 

La separazione delle carriere, cioè il passaggio di un magistrato da giudice a piemme e viceversa, attualmente riguarda solo lo 0,2% dei magistrati che, nel caso decidano di cambiar casacca devono anche cambiar regione... con tutto quel che ne consegue a livello personale. 

E  allora a cosa serve questa riforma? A far sì che si attui il non detto da parte di chi la promuove, cioè che l'esecutivo imponga poi ai magistrati di dare priorità a certi reati invece che ad altri.  Immaginate un po' il perché...

Intanto l'ANM, preso atto che la riforma non potrà esser fermata in Parlamento, si sta organizzando per la campagna referendaria con la costituzione del comitato "A difesa della Costituzione e per il No al referendum", che avrà il compito di dar attuazione a quanto deciso dall'assemblea dell'Associazione nazionale magistrati in vista della consultazione che si terrà nel 2026.

Il Comitato, come recita lo statuto, ha "come scopo immediato quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi derivanti dalla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere e sull'importanza di preservare l'attuale sistema di garanzie dei diritti dei cittadini e quindi di promuovere la vittoria del no al referendum costituzionale".

Potrà inoltre decidere di partecipare ad ogni iniziativa culturale, mediatica e di informazione sul referendum. Il Comitato è aperto a tutti i cittadini, ma non a esponenti di partito o a ex politici. Secondo lo Statuto, infatti, possono diventare soci del comitato "esponenti, in quiescenza, della magistratura ordinaria, amministrativa e contabile, professori e ricercatori universitari, esponenti dell'avvocatura, dell'associazionismo e della società civile e cittadini che condividano integralmente le finalità del comitato".