Dalla passione per la lettura a un romanzo partecipato. Eleonora Moccagatta debutta con “La Porta del Crepuscolo”, una storia che usa il soprannaturale come lingua per esplorare le dimensioni più profonde dell'esperienza umana.

 

Ciao, c’è un passaggio in cui scrivi “tutto torna, ma mai nello stesso modo”: quanto questa idea ha guidato la struttura del libro?

È un’idea che ha accompagnato tutta la scrittura, anche se non in modo consapevole dall’inizio. Mi affascina il fatto che nulla torni mai davvero identico a prima. Le situazioni, le persone, perfino le emozioni possono ripresentarsi, ma noi non siamo più gli stessi che le avevano vissute la prima volta. Nel libro questo si riflette nel modo in cui gli eventi si rincorrono, si trasformano, si richiamano tra loro senza mai chiudersi davvero in un cerchio perfetto. Più che una struttura lineare, direi che è un movimento: qualcosa che torna, sì, ma cambiato. E che nel cambiare, cambia anche chi lo attraversa.

Guardando al tuo percorso personale, quanto è cambiato il tuo modo di intendere la scrittura nel tempo?

Per molto tempo la scrittura è stata qualcosa che rimandavo. Le idee c’erano, ma restavano lì, come sospese, sempre dopo qualcosa di più urgente. A un certo punto ho capito che aspettare il momento giusto significava rischiare di non iniziare mai. È stato un passaggio molto personale, che mi ha fatto cambiare prospettiva: non volevo più lasciare le cose in sospeso perché a volte rimandare significa perdere. Da lì è cambiato anche il mio modo di intendere la scrittura. Non più qualcosa da “fare quando si può”, ma qualcosa di necessario, da ascoltare. Oggi la vivo così: non come un obiettivo, ma come uno spazio in cui quello che ho dentro prende forma.

La letteratura oggi ha ancora il potere di incidere davvero sulle persone secondo te?

Sì, ma in modo diverso da come forse ci aspettiamo. Non credo che la letteratura debba per forza “cambiare” le persone in modo evidente. A volte basta molto meno: una frase che resta, un’immagine, una sensazione che torna anche dopo aver chiuso il libro. Le storie lavorano in modo silenzioso. Non sempre immediato, non sempre visibile. Però quando qualcosa ti rimane dentro, anche senza che tu sappia spiegare perché, in quel momento la letteratura ha già inciso.

Qual è l’obiettivo che senti più urgente per il tuo futuro come scrittrice?

In questo momento sento soprattutto il bisogno di continuare. La Porta del Crepuscolo è il primo passo di una trilogia, quindi c’è già una direzione, un percorso che prosegue. Ma allo stesso tempo sto sentendo nascere qualcosa di diverso, un’altra storia, con un tono e un ambiente completamente nuovi. Non voglio forzare una sola strada. Se c’è un obiettivo, è restare fedele a quello che emerge, senza bloccarlo per aspettative o schemi. Continuare a scrivere, sì, ma soprattutto continuare ad ascoltare.

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