L’8 maggio ricorrono i 123 anni dalla nascita di Fernandel, uno degli artisti più amati nella storia del cinema europeo. Con il suo sorriso inconfondibile, Fernandel ha saputo regalare al pubblico momenti di autentica comicità, ma anche profonde emozioni drammatiche. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, il suo volto continua a vivere nella memoria collettiva attraverso film diventati immortali. Il 26 febbraio 1971 il cinema perdeva un interprete unico. A 67 anni, Fernandel lasciava un vuoto enorme nel cuore degli spettatori, consegnando alla storia un’eredità artistica composta da oltre 150 pellicole. Non era soltanto una star amata in Francia o in Italia: la sua fama raggiunse Hollywood e gli Stati Uniti, consacrandolo tra i più celebri attori europei del Novecento. Anche quando la malattia lo colpì durante le riprese dell’ultimo, incompiuto capitolo della saga di "Don Camillo", il suo spirito non smise mai di brillare attraverso lo schermo.
Nato come Fernand Joseph Désiré Contandin l’8 maggio 1903 a Marsiglia, l’attore mosse i primi passi nel mondo dello spettacolo in modo quasi leggendario. Secondo le biografie più note, il suo debutto avvenne all’età di appena sette anni al teatro Chave di Marsiglia.
Paralizzato dalla paura del pubblico, il piccolo Fernand esitava a entrare in scena. Fu il padre Denis, attore dilettante e cantante di café-concert, a spingerlo letteralmente sul palco con un calcio sul sedere. Quel momento d’imbarazzo si trasformò nel primo applauso di una carriera straordinaria.

I genitori, Denis Contandin e Désirée Bédouin, coltivavano entrambi la passione per il teatro, pur svolgendo altri lavori. Proprio il padre trasmise ai figli l’amore per il palcoscenico e l’arte dell’intrattenimento. Prima di diventare il simbolo del cinema francese, Fernandel si fece conoscere nei café-concert e nei music-hall. Il suo personaggio più celebre era quello del "comique troupier", il soldato ingenuo e pasticcione reso popolare in Francia dall’attore Polin.
Fernandel seppe reinventare quel modello, donandogli una comicità personale e irresistibile. Le operette "Ignace" e "Barnabé" rimasero nel cuore del pubblico e contribuirono a trasformarlo nell’idolo della Francia degli anni Trenta e Quaranta. Ridurre Fernandel alla sola comicità sarebbe un grave errore. La sua consacrazione artistica avvenne grazie all’incontro con Marcel Pagnol che intuì le sue enormi capacità drammatiche, dimostrando di poter interpretare personaggi profondi, fragili e intensamente umani.

Sebbene nato a Marsiglia, Fernandel ebbe sempre un rapporto speciale con l’Italia. Le sue origini familiari erano legate a Perosa Argentina, piccolo comune piemontese da cui provenivano i suoi genitori. Secondo alcune fonti e leggende tramandate nel tempo, Fernandel potrebbe essere nato in Italia e trasferito in Francia pochi mesi dopo la nascita per ottenere la cittadinanza francese. A Perosa Argentina, seppur in stato di abbandono, c'è ancora oggi la casa appartenuta alla famiglia Contandin.
Un dettaglio curioso conferma il forte legame con le sue radici piemontesi: Fernandel parlava correntemente il dialetto piemontese, usato in famiglia dai genitori, mentre aveva maggiori difficoltà con l’italiano. Ma fu proprio l’Italia a consacrarlo definitivamente nell’immaginario internazionale grazie ai romanzi di Giovannino Guareschi e al personaggio di Don Camillo. La saga cinematografica di "Don Camillo" trasformò Fernandel nell’icona del parroco di campagna: un uomo impulsivo, ironico, umano e profondamente vicino alla sua comunità. Accanto a lui brillava Gino Cervi nei panni di Peppone, sindaco comunista e rivale-amico del sacerdote. La straordinaria alchimia tra i due attori riuscì a raccontare con leggerezza e profondità un’Italia divisa politicamente, ma ancora capace di dialogo, rispetto e fratellanza. Negli anni successivi, Fernandel collaborò anche con grandi nomi del cinema italiano come Alberto Sordi e Totò.

Nonostante l’enorme popolarità raggiunta in Italia, molti film di Fernandel non sono mai stati doppiati integralmente in italiano. Gran parte della sua filmografia resta disponibile in lingua francese, spesso priva di sottotitoli. Anche il suo vastissimo repertorio musicale è poco conosciuto dal grande pubblico italiano. Fernandel incise numerose canzoni che contribuirono alla sua fama in Francia.
Il celebre nome d’arte nacque da un episodio familiare curioso e affettuoso. Quando il giovane Fernand andava a trovare la fidanzata Henriette Manse, la madre di lei esclamava in dialetto marsigliese: “Voilà Fernand d’elle!”, cioè “Ecco il Fernand di lei!”. Da quell’espressione derivò il soprannome destinato a diventare leggendario: Fernandel. Prima di adottare definitivamente quel nome, il giovane artista aveva utilizzato anche lo pseudonimo Fernand-Sined, nato durante gli spettacoli recitati insieme al fratello maggiore Auguste-Marcel. “Sined” era semplicemente l’anagramma del nome Denis, usato dal padre come nome d’arte nei café-concert marsigliesi. Anche il fratello minore Francis seguì la tradizione familiare, scegliendo il nome d’arte Fransined, pur decidendo di non recitare mai insieme al celebre fratello.

Dal matrimonio con Henriette Manse nacquero tre figli: Josette, Janine e Franck. Quest’ultimo seguì le orme paterne, diventando attore e cantante e recitando con Fernandel in alcune produzioni cinematografiche.
La dinastia artistica continua ancora oggi attraverso nipoti e bisnipoti. Tra questi spicca Vincent Contandin, giornalista, attore e scrittore, autore del libro "Fernandel mon grand-père", dedicato alla memoria del nonno.
A 123 anni dalla nascita, Fernandel continua a rappresentare una forma di cinema capace di parlare direttamente al cuore del pubblico. I suoi personaggi, sospesi tra comicità e malinconia, raccontano un’umanità autentica che, ancora oggi, emoziona generazioni di spettatori. Ogni volta che uno dei suoi film torna in televisione, il suo sorriso riappare come quello di un vecchio amico. Fernandel non fu soltanto un grande attore: fu il simbolo di un cinema popolare e sincero, capace di unire risate, riflessione e sentimento in un’unica, straordinaria arte.


