Perché gli ebrei (italiani e non) si fanno scudo dei crimini di cui sono vittime per giustificare i crimini di cui sono responsabili gli ebrei israeliani?
“Attoniti riceviamo le notizie da Sydney sulla sparatoria durante l'accensione della chanukkia in un evento comunitario. Anzitutto il nostro addolorato abbraccio alla Comunità Ebraica locale alle famiglie delle vittime e ai feriti. Il dolore diventa rabbia al pensiero di tanti appelli fatti per arginare odio e violenza, per avvertire che il pericolo è dentro le nostre città. Massacro – perché questa è la parola giusta – di cui sono responsabili vertici nazionali e locali assieme a Media e stampa selettiva che assecondano odio anti israeliano ed ebraico appiattendosi sulle narrative della propaganda di Hamas e propal, che legittimano piazze e aule nelle quali si inneggia al delitto abusando di ogni diritto e libertà. Di nuovo ribadiamo l'urgenza di norme di legge con le quali arginare stragi annunciate e pericoli sottovalutati anche qui in Italia da chi da spazio alle menti che hanno scelto di spegnere la luce della ragione. Stasera accenderemo le luci di Chanukkah nelle nostre case e piazze ancor più consapevoli delle nostra missione storica e futura di difendere la vera essenza delle libertà costituzionali e del popolo ebraico e di Israele di vivere in pace e in sicurezza.”
Questo è quanto ha dichiarato Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, per commentare l'attentato di questa domenica, in una spiaggia nelle vicinanze di Sidney, dove almeno dodici persone sono state uccise mentre festeggiavano l'inizio della festività ebraica di Chanukkah.
Perché dar rilievo a questa dichiarazione? Per sottolineare, ancora una volta, fino a che punto di aberrazione sia arrivata la propaganda ebraica... e non solo israeliana!
Per chi non avesse ben compreso il significato delle parole della signora Di Segni, queste possono essere riassunte così: denunciare i crimini commessi dallo stato ebraico di Israele in violazione del diritto internazionale, compreso quello umanitario, chiedendo che lo Stato ebraico (compresi i mandanti) ne siano chiamati a rispondere insieme ai complici che direttamente e indirettamente tali crimini hanno supportato e sponsorizzato equivale ad aver armato qualsiasi atto di violenza commesso contro gli ebrei, compreso l'attentato terroristico di Bondi beach.
Di conseguenza, per la signora Di Segni e per chi ne condivide la logica, lo Stato ebraico può e deve commettere qualsiasi crimine - dall'apartheid al genocidio - senza che nessuno abbia qualcosa da recriminare. In caso contrario, chiunque abbia da ridire deve essere considerato - immagino - antisemita e ispiratore di atti terroristici contro gli ebrei.
Suggeriamo alla signora Di Segni - i cui processi mentali non sembrano essere supportati da logica e razionalità - che esiste anche una interpretazione del tutto opposta a quella da lei propagandata.
Quale? Che se gli ebrei diasporici si fossero uniti con una sola voce a coloro che denunciano i crimini dello Stato ebraico, invece di giustificarli, molto probabilmente, se non quasi sicuramente, quanto accaduto a Sidney non sarebbe avvenuto. Bisogna anche aggiungere e precisare - poiché i minus habens in circolazione sono molti in Italia e mi riferisco a quelli che non sono in grado di comprendere ciò che leggono - che questo non vuol dire che sparare su un ebreo sia pertanto dovuto, ma solo ricordare che non avrebbe dato alcun appiglio morale a dei delinquenti per commettere un crimine... che tra l'altro - come ci dimostra la signora Di Segni - non verrà certo usato per promuovere la causa palestinese!
In conclusione, il vero cortocircuito morale non sta nelle critiche a Israele, ma nell'uso strumentale del sangue per blindare un'agenda politica. Le parole di Noemi Di Segni non proteggono gli ebrei: li espongono, li confondono con uno Stato e con i suoi crimini, e trasformano ogni dissenso in una colpa collettiva. È una scorciatoia intellettuale comoda e pericolosa, che non combatte l'antisemitismo ma lo alimenta, perché rifiuta la distinzione fondamentale tra identità, fede e potere. Continuare su questa linea significa rinunciare alla ragione, alla responsabilità e perfino alla memoria storica che si dice di voler difendere.
E quando si spegne la ragione per fare propaganda, non si accende nessuna luce: si lascia solo più buio dietro di sé.