Il Servizio Sanitario Nazionale italiano si prepara a una trasformazione profonda. Con il Disegno di legge delega per la riforma del SSN, il Governo intende ripensare l’intero sistema sanitario pubblico.

Non si tratta di una riforma immediata, né di un singolo provvedimento operativo. Il Ddl delega stabilisce principi guida e obiettivi strategici, demandando ai futuri decreti legislativi attuativi, da adottare entro il 31 dicembre 2026, il compito di tradurre queste linee in norme concrete. Un percorso che richiederà il coinvolgimento delle Regioni, del Parlamento e degli operatori sanitari.

Uno degli obiettivi del Decreto delega è quello di superare un modello di sanità centrato quasi esclusivamente sull’ospedale. Negli ultimi decenni, infatti, l'incapacità del nostro SSN di riformarsi ha impedito all'Italia di affrontare cambiamenti profondi: l’allungamento della vita media, l’aumento delle patologie croniche, le sempre maggiori esigenze di cure elettive o personalizzate, l'esodo di personale sanitario.

Sono molti anni che l’ospedale non può più essere la risposta a tutto ed è il territorio, cioè le ASL a dover provvedere. La riforma punta quindi a costruire tramite le ASL la sanità di prossimità, che finora proprio tante ASL non sono riuscite neanche a concepire.

Il Ddl delega prevederebbe una riorganizzazione del ruolo dei Medici di Medicina Generale (MMG) e dei Pediatri di Libera Scelta (PLS). L’obiettivo è integrarli maggiormente nel sistema pubblico, favorendo il lavoro in équipe multidisciplinari e una presa in carico continuativa dei pazienti. 
Infatti, per prima cosa dovrà essere strutturata e organizzata la formazione dei MMG per renderli in grado di abbandonare l'idea di una medicina basata sul singolo professionista a una rete di servizi coordinati, in grado di seguire il cittadino lungo tutto il percorso di cura. Certamente, la proroga dei MMG pensionandi fino a 72 anni compiuti pone dei seri dubbi su questa riorganizzazione.

Una particolare attenzione sarebbe rivolta ai pazienti cronici, anziani e non autosufficienti. Il decreto delega indica la necessità di modelli di presa in carico strutturati, che evitino il rimpallo tra servizi e garantiscano continuità assistenziale.
In teoria, il paziente non dovrebbe più essere lasciato solo a orientarsi tra visite, esami e terapie, ma seguito da un sistema che coordina cure sanitarie e interventi sociali. Nella pratica, senza percorsi multidisciplinari i modelli non raccoglieranno altro che una lista di certificati incompleti e disgiunti. Lo stiamo vedendo già oggi con i Piani Assistenziali Individualizzati ...

La riforma punterebbe anche sul potenziamento dell’assistenza domiciliare, permettendo a sempre più persone di ricevere cure direttamente a casa, comprese le terapie farmacologiche. Non si sa come, visto che mancano gli infermieri e li facciamo arrivare persino dal Nepal. Rispolvereremo il "punturista" di quartiere che andava casa per casa, magari con una bella qualifica professionale ad hoc?

Sulla carta verrà rafforzato il ruolo delle cure palliative, considerate parte integrante del percorso di cura e non un intervento residuale, con l’obiettivo di garantire dignità, sollievo e supporto anche nelle fasi più delicate della malattia. Sarà però da vedere come attecchiscono le cure palliative, se ad oggi l'Italia è la nazione avanzata dove meno viene praticata la terapia del dolore.

 Quanto agli ospedali, il Decreto delega ne ridefinisce la funzione.

La riforma prevede un ridisegno dell’architettura ospedaliera, con nuove classificazioni delle strutture: ospedali di riferimento, ospedali elettivi, ospedali di comunità.
Gli ospedali di riferimento solitamente sono strutture altamente specializzate nel trattamento di specifiche patologie complesse o rare, dove i pazienti vengono spesso trasferiti qui da ospedali più piccoli o meno attrezzati che non dispongono delle competenze o delle apparecchiature necessarie. Gli ospedali elettivi sono solitamente strutture che si concentrano principalmente su interventi chirurgici pianificati in anticipo (come la chirurgia ortopedica, plastica o oftalmica), anziché sulle emergenze. Gli ospedali di comunità sono in realtà degli Hub ambulatoriali, che fungeranno da ponte tra il domicilio e l'ospedale, accogliendo pazienti che necessitano di bassa intensità clinica, assistenza infermieristica continuativa o cure post-acuzie.
Arrivati qui, inizia ... il noto gioco di società "Indovina cosa manca"? Una la suggerisco io: la prevenzione.

L’organizzazione ospedaliera dovrà essere coerente con gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), puntando sull’appropriatezza delle prestazioni: l’ospedale per ciò che davvero richiede un ricovero, il territorio per tutto il resto. Non è ben chiaro come sia possibile che riservando gli ospedali ai ricoveri, sia possibile una riduzione delle liste d’attesa per visite ed esami ambulatoriali, ma questo è quello che ci viene promesso.

 Poi c'è la questione della Integrazione socio-sanitaria ed della separazione tra sanità e servizi sociali che è uno dei nodi storici del sistema italiano. Il Ddl delega riconosce questa criticità e sostiene di volerla superare.
Il punto centrale in termini di diritti costituzionali è che i contribuenti versano tasse che vanno alla Sanità che servono a tutti e tasse che vanno al Sociale, cioè solo a chi è in condizioni di fragilità sociale. 
L’obiettivo è costruire percorsi integrati, soprattutto per anziani, persone con disabilità e pazienti fragili, in cui interventi sanitari e socio-assistenziali dei Comuni e quelli delle Regioni dialogano tra loro, evitando frammentazioni e disuguaglianze territoriali.
Comuni e Regioni unti nello scopo: ci credete voi?
E i percorsi integrati con quali risorse saranno costruiti con i soldi per la Sanità di tutti o quelli per il sociale di alcuni?

 Il decreto delega prevede il potenziamento dei sistemi informativi sanitari, rendendoli interoperabili a livello nazionale. Questo significa che i dati sanitari del cittadino dovrebbero poter essere consultati e utilizzati in modo sicuro e continuo, indipendentemente dalla Regione di residenza. Non è molto rassicurante ...
Ai nostri dati sanitari potranno accedere circa 1,5 milioni di professionisti sanitari registrati ai rispettivi ordini professionali? Si aggiungeranno i  quasi 48.000 assistenti sociali iscritti all'albo?  E gli oltre 140.000 psicologi?

Il Decreto prevede anche un riordino complessivo dei servizi di salute mentale, della neuropsichiatria infantile e dei servizi per le dipendenze, con l’obiettivo di garantire livelli di assistenza più omogenei su tutto il territorio nazionale. Riordino che punterà allo spostamento del baricentro dai luoghi alla persona, rafforzando servizi di prossimità e domiciliari per una presa in carico proattiva.
Dunque, anche in questo caso, c'è da chiedersi dove l'Italia prenderà il personale specializzato per i servizi domiciliari, ma la domanda cogente è: quali risorse sosterranno questa spesa e, soprattutto, quanti servizi saranno esternalizzati?

Un elemento distintivo della riforma è la valorizzazione della bioetica clinica, intesa come strumento per rimettere la persona al centro del percorso di cura, promuovendo scelte condivise, rispetto della dignità e attenzione alle dimensioni relazionali e umane della medicina. Dunque, si prevede che per esercitare la professione i sanitari dovranno avere una formazione in Psicologia, magari già prima di laurearsi? E quanto alle scelte condivise ... come la mettiamo se il livello di istruzione scientifica degli italiani è talmente basso che la maggior parte di noi potrebbe non comprendere cosa dice o scrive il medico?

 Infine, il Ddl delega è che fissa una scadenza chiara: i decreti attuativi dovranno essere adottati entro il 31 dicembre 2026, in base ad una intesa in Conferenza Stato-Regioni, dato che i pareri delle Commissioni parlamentari non saranno vincolanti.

Dopo di che, STOP! Nel 2027 ci sono le elezioni politiche, magari già a marzo. 
Se ne riparlerà nella prossima Legislatura, con Schlein che potrebbe abrogare parte o tutto, con Meloni che a questo punto proseguirebbe.
Tra l'altro, i decreti attuativi dovranno essere adottati entro il 31 dicembre 2026 ... salvo proroghe, come avvenuto per l'introduzione dell'ICD-10 o la possibilità per i medici di svolgere attività extra-istituzionale e il conferimento di incarichi di lavoro autonomo, eccetera.

I decreti attuativi, che arriveranno ne prossimi mesi, si spera che andranno a definire non solo il "modello" di servizio sanitario nazionale da implementare nelle Regioni e l'infrastruttura amministrativa-telematica, ma anche e soprattutto la formazione del personale sanitario, che poi gestisce i pazienti. Possibilmente, prevedendo degli automatismi se una Regione è inadempiente. 

Dunque, sempre in tema di speranze, visto che si tratta della nostra salute, speriamo che vada tutto liscio, perché la riforma è davvero molto ambiziosa.

Il Decreto delega rappresenta per la Destra al governo una promessa , ma anche una scommessa, vista la deriva presa dal Diritto alla Salute dopo la attribuzione di poteri esclusivi alle Regioni.
Mantenere le promesse contenute nel Decreto delega per la riforma del SSN dipenderà non dipenderà tanto dal al governo (qualunque sia), ma  dal coraggio che servirà  alle singole Regioni nel doversi scontrare con uno dei "poteri forti", quelli che hanno congelato l'Italia a logiche ottocentesche fino a questo attuale III Millennio. 

Quanto a noi cittadini e ai media, sembra che interessi solo il tempo di attesa per una visita, la possibilità di essere assistiti a casa, la qualità della presa in carico nei momenti di fragilità. Il prodotto finale. Non che ci sono milioni di malati cronici da curare quotidianamente.
Un po' come facciamo per tante cose che compriamo, guardando la grafica della confezione e alla facilità di preparazione, ma non le etichette dietro la confezione e neanche chi è in fila alla Caritas per mangiare.

Non a caso, si chiede una sanità pubblica più vicina, più umana e più giusta. Non una sanità più al passo della scienza, più autorevole nei suoi pareri, più ascoltata nella società.