Esteri

104 i palestinesi assassinati nelle ultime 24 ore nella Striscia: 32 mentre cercavano di ricevere gli aiuti umanitari

Almeno 32 palestinesi in cerca di cibo sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco israeliani nei pressi di due punti di distribuzione nella parte meridionale della Striscia di Gaza, a Khan Younis e Rafah, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità.

Oltre ai morti, si contano anche decine di feriti. I due siti coinvolti erano collegati alla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), organizzazione creata da Stati Uniti e Israele ma condannata dall'ONU, che ne contesta trasparenza e modalità operative. La GHF nega qualsiasi coinvolgimento diretto nei fatti, sostenendo che "nessun incidente si è verificato nei pressi dei nostri centri", pur ammettendo la presenza di attività militari israeliane "ore prima dell'apertura" degli stessi.

Le testimonianze raccolte dalle agenzie internazionali raccontano però un'altra storia. "Non erano colpi di avvertimento, volevano ucciderci", ha dichiarato Mohammed Al-Khalidi a Reuters, che faceva parte di un gruppo informato dell'apertura di uno dei centri GHF, prima che l'esercito israeliano aprisse il fuoco, supportato da carri armati. Un altro testimone ha parlato di colpi sparati con l'intento di uccidere.

Le IDF hanno fornito una versione diversa: i soldati avrebbero sparato colpi di avvertimento per fermare dei "sospetti" che si stavano avvicinando alle loro postazioni, e che tutto sarebbe avvenuto prima dell'apertura ufficiale dei centri. Tuttavia, questi incidenti non sono isolati. Da quando la GHF ha avviato le sue attività a fine maggio, si registrano quotidianamente vittime tra i palestinesi che cercano di ottenere cibo.

La situazione nei pressi dei centri GHF è tragica. Secondo l'Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nelle sei settimane precedenti al 15 luglio, sono state registrate 674 uccisioni nei pressi dei quattro centri GHF nel sud e nel centro di Gaza, e altre 201 lungo i percorsi seguiti dai convogli umanitari ONU. Numeri che la GHF respinge, definendoli "fuorvianti e falsi", accusando l'ONU di basarsi su dati forniti dal ministero della Sanità di Hamas. Ma questi numeri – a detta di osservatori internazionali – corrispondono ai corpi effettivamente arrivati negli ospedali di Gaza.

Oltre alla violenza, la crisi alimentare si aggrava di giorno in giorno. Da marzo, Israele ha intensificato le restrizioni all'ingresso di cibo e beni di prima necessità. Anche con la creazione della GHF, molte forniture – inclusi alimenti per neonati – restano bloccate ai valichi. Il risultato è una catastrofe sanitaria. Venerdì scorso, il direttore di un ospedale da campo ha parlato di un afflusso senza precedenti di pazienti in condizioni di estrema denutrizione ed esaurimento. Secondo l'ufficio media del governo di Hamas, almeno 69 bambini sono già morti di fame. Due nelle ultime ore. Uno di questi era un neonato di 35 giorni.

Il quadro che emerge è quello di una crisi umanitaria in piena espansione, aggravata non solo dalla guerra ma anche da un sistema di distribuzione degli aiuti che – a detta dell'ONU – manca di credibilità, efficacia e soprattutto di umanità.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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