Non è una novità del nostro tempo; è una caratteristica della nostra specie pensare che sia la forza quello che conta. Infatti è diffuso il pensiero che chi ha più armi e più efficaci, chi ha più potere, chi ha più denaro e chi ha più voti comanda.
È vincente, decide e si prende quello che vuole. La teoria evoluzionista però contraddice questa idea, sostenendo che "non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”, con questo riferendosi a una specifica qualità di specie capace di modificare caratteristiche, abitudini e attitudini, in funzione delle situazioni oggettive; anche elaborando strategie vincenti. Non la forza quindi ma la adattabilità fa la differenza.
La biologia poi ci dice anche altro, e ancora più interessante. Abbiamo pensato che lo spermatozoo si lancia in una sfida eroica per vincere una gara tra innumerevoli concorrenti e conquistare il suo posto nell’ovulo. Gara che vince il più veloce, il più forte e magari a spallate anche il più prepotente; come se la vita dovesse iniziare con una lotta, una battaglia.
I ricercatori però hanno scoperto che non è così che accade. L’ovulo non aspetta e subisce passivamente perché invece sceglie, e se lui non risponde nessuno entra. Sceglie non il più veloce, il primo che arriva, non il più forte e neanche il più perfetto, ma solo il più “compatibile”. Questo fenomeno, che è stato definito "attrazione molecolare", governa fin dall’inizio e cambia decisamente la nostra percezione di ciò che accade.
Perché la vita quindi non inizia con una conquista, con un atto di forza, ma nasce dal consenso. Dovremmo allora tenere in giusto conto l’insegnamento che ci arriva dall’intelligenza primordiale della nostra biologia, per non essere disfunzionali nelle nostre relazioni con gli altri e nella interazione “compatibile” con tutto quello che ci circonda.


