Golfista, appassionato di scacchi e Motorsport, camminatore di montagna e ora scrittore: Emiliano Lavorini arriva all’esordio con un romanzo che ribalta le logiche della sopravvivenza e chiede ai lettori di scegliere da che parte stare. Lo abbiamo incontrato per parlare di “Il Grande Gioco”, del percorso editoriale e di cosa nasconde davvero questo libro.

Nel libro, chi sceglie la strada più rischiosa viene quasi distrutto fin dal primo giorno: perde la maggior parte dei suoi, viene ridicolizzato in diretta, sfiorata l’estinzione. Eppure non si arrende. Quanto è importante per te, nella vita reale, saper resistere quando tutti ti danno per spacciato?
Il nucleo della narrazione risiede proprio qui: l'intraprendere una via rischiosa, sfiorare l'estinzione e finire vittima del pubblico ludibrio, basato su un giudizio parziale e frettoloso. Purtroppo, questo è il destino di chi tenta di scardinare lo status quo. È una metafora potente, che ricalca l'iter secolare di ogni grande innovatore. Non è un’esagerazione affermare che il progresso umano avanza esclusivamente grazie al sacrificio di questi individui.
L’editoria italiana per gli esordienti è un campo spesso difficile. Come hai vissuto il percorso fino alla pubblicazione di “Il Grande Gioco”, e cosa pensi delle opportunità che esistono oggi per chi scrive al di fuori dei grandi circuiti?
Essendo il mio primo libro, l’intero mondo editoriale è stato per me una scoperta totale. Il percorso è iniziato nel modo più autentico: le settimane dedicate alla stesura sono state un’esperienza profondamente coinvolgente e costruttiva. Tuttavia, quando si è trattato di passare alla pubblicazione, l’impatto con la realtà è stato diverso. Ho scoperto dinamiche poco trasparenti: da un lato, i grandi editori sono ormai inaccessibili per gli esordienti a causa dell'enorme mole di manoscritti ricevuti; dall'altro, esiste un folto sottobosco di realtà che speculano sul desiderio degli autori emergenti di vedere il proprio libro pubblicato a ogni costo. Dopo aver valutato diverse opzioni molte delle quali eccessivamente onerose o poco chiare ho deciso di seguire la strada del self-publishing su Amazon. È una scelta che ho fatto consapevolmente il mese scorso, convinto che oggi questa rappresenti, per chi è fuori dai grandi circuiti, non solo una scorciatoia, ma un modo per mantenere il pieno controllo sulla propria opera e sul rapporto diretto con i lettori.
C’è un momento del romanzo che lascia il lettore in una specie di sospensione emotiva: il protagonista, pur sapendo cosa attende il giovane personaggio che ha inviato nel mondo, decide di non intervenire e lascia che le cose facciano il loro corso. È una scelta cruda. Come ci sei arrivato, hai avuto dubbi?
Questo è uno dei momenti in cui l'emotività entra in rotta di collisione con la logica razionale della narrazione. Si crea un conflitto profondo: da un lato l'impulso naturale a proteggere il giovane personaggio, dall'altro l'imperativo categorico di rispettare le regole che rappresentano il vero faro del “Grande Gioco”. Il Protagonista sceglie di lasciare che tutto proceda “come da programma” una decisione apparentemente cinica, che in realtà riflette la sua integrità inflessibile nel seguire il regolamento. Se ho avuto dei dubbi? In realtà no.. le cose potevano andare solo così..
Ci sono messaggi nel libro che ti aspetti che la maggior parte dei lettori non colga subito, livelli di lettura che rimangono in secondo piano rispetto alla storia di superficie? E se sì, ti dispiacerebbe se restassero inosservati?
L'architettura del libro è stata pensata proprio per offrire diversi livelli di lettura. Chi cerca un'avventura incalzante e scorrevole troverà una storia densa e piacevole, chi, invece, ama scavare in profondità, troverà tra le righe sfumature e riferimenti pronti a essere decodificati. Non mi dispiace affatto se alcuni di questi livelli restano in ombra per una parte dei lettori, anzi, è parte del gioco. La mia soddisfazione più grande sta nell'immaginare quel momento di illuminazione, il sorriso “beffardo” di chi, a un certo punto, solleva lo sguardo dalla pagina e pensa: “Ma quindi, stiamo parlando di questo?”. È in quell'istante di sorpresa e consapevolezza, quel “ma dai...” seguito da un “e adesso dove vuole arrivare?”, che la lettura smette di essere passiva e diventa un dialogo complice tra me e il lettore.

