La sicurezza nei reparti di Psichiatria torna al centro del dibattito nazionale. La Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), insieme alla Società Italiana di Psicopatologia, al Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale e all'Associazione Luca Coscioni, ha chiesto al Ministero dell'Interno di rivedere una circolare del 2019 che disciplina l'intervento delle forze dell'ordine all'interno dei reparti psichiatrici.
La richiesta arriva dopo alcuni recenti episodi di aggressione ai danni del personale sanitario, tra cui un caso avvenuto nel mese di giugno presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'Ospedale Martini di Torino. Secondo i promotori dell'iniziativa, l'attuale formulazione della circolare può creare incertezza operativa e ritardare l'intervento delle forze di polizia proprio nei momenti in cui è necessario garantire la sicurezza di operatori e pazienti.
Il documento ministeriale definisce infatti come "assolutamente eccezionale" l'intervento della forza pubblica nei reparti di Psichiatria e indica il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) come riferimento per la gestione di queste situazioni. Gli psichiatri contestano questa impostazione, sostenendo che il TSO è un provvedimento sanitario destinato esclusivamente alla cura e non può essere utilizzato come strumento per fermare un'aggressione in corso. A loro avviso è necessario distinguere con chiarezza gli interventi clinici da quelli finalizzati alla tutela dell'ordine pubblico e dell'incolumità delle persone.
La proposta avanzata al Viminale punta quindi a chiarire che, in presenza di violenze o di un pericolo concreto e immediato, le forze dell'ordine possano intervenire tempestivamente per mettere in sicurezza il reparto, lasciando al personale sanitario la gestione degli aspetti terapeutici.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio che continua a preoccupare il mondo sanitario. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute, nel 2025 sono state registrate quasi 18.000 aggressioni ai danni di operatori sanitari e sociosanitari, con oltre 23.000 professionisti coinvolti. Gli episodi si verificano soprattutto negli ospedali, in particolare nei Pronto Soccorso e nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, considerati tra gli ambienti più esposti al rischio.
Secondo le società scientifiche che hanno firmato la richiesta, una revisione della circolare consentirebbe di eliminare le attuali ambiguità interpretative, garantendo interventi più rapidi nelle situazioni di emergenza e una maggiore tutela sia per gli operatori sanitari sia per i pazienti.


