Amarcord: Paolo Rossi
Adesso Paolo Rossi ha solo voglia di dormire. E’ nervoso, stremato dagli applausi, dall’invadenza affettuosa della gente, dalle fatiche del Mundial. Non gl’interessano gli onori, il lunedì importante tra il Quirinale e Palazzo Chigi. Sulla faccia gli zigomi sembrano forare la pelle, il sorriso non c’è più e neppure la voglia di dire grazie alla folla che si complimenta oppure di rispondere ai giornalisti che lo braccano.
Forse pensa che quando riprese a giocare il 2 maggio dopo 27 mesi senza gol e 24 di squalifica, tutti noi dubitavamo di riaverlo grande, quasi fosse finita negli scandalosi ingorghi del calcioscommesse, la sua favola. Oppure no, non sente neppure il bisogno di assaporare la rivincita e cerca semplicemente pace, solitudine. Soltanto per i giornali spagnoli che lo hanno eletto re del Mundial, goleador col radar in area di rigore, ha accettato l’altra notte un piccolo bilancio dal ’78 a oggi: “Devo molto in questo momento solo a Bearzot. E’ riuscito a recuperarmi fisicamente e psicologicamente, perché mi ha dato incondizionata fiducia. Credo di aver trovato in fretta quello che avevo perduto e ho paura di aver fatto troppo presto. Ma in fondo a Madrid abbiamo ottenuto quello che già meritavamo a Baires e non c’è da spaventarsi. Avevo sognato che l’Italia sarebbe diventata campione del Mondo e che avrei segnato un altro gol nella finale. Quando sono partito dall’Italia, non credevo che sarei riuscito a tanto… Avevo già segnato 7 gol in 19 partite, ma mi sentivo un po’ fuori posto, estraneo. Poi è stato Bearzot ad aiutarmi , quindi tutti i compagni. E il merito in questa incredibile vittoria non è mio, dei miei sei gol: è di tutti. Ho pensato che saremmo riusciti a centrare il massimo obiettivo dopo l’Argentina. Da allora è stato più facile superare anche gli altri grandi favoriti e contro i tedeschi non ho più avuto dubbi. Avevo sofferto molto in quei due anni. A volte pensavo che mai più avrei ritrovato la calma, la serenità che mi erano servite nella prima parte della carriera, fino al 1978 in Argentina….”.
E’ un Rossi rinato, che magari piace meno alle mamme e alle fidanzate, perché è diventato musone, incapace di dispensare sorrisi. Ora chiede solo di dormire e di andare in vacanza. E di certo merita il silenzio che vuole imporre.
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(fonte: articolo di Franco Melli - Corsera – Osvaldo Menendez - Diario 16)