La decisione del governo italiano di inviare un proprio rappresentante politico al vertice statunitense dedicato al cosiddetto “terrorismo rosso” apre un nuovo fronte di discussione sul rapporto tra Palazzo Chigi e la nuova amministrazione americana, ma soprattutto sulla scelta delle priorità politiche della maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi e riportato dal Corriere della Sera, il governo italiano, su impulso della presidente del Consiglio, avrebbe deciso di partecipare all'incontro con una rappresentanza di livello politico, individuando la figura di un sottosegretario. Dopo una prima ipotesi che prevedeva la presenza di un funzionario diplomatico della Farnesina, e dopo aver valutato i nomi della sottosegretaria agli Esteri di Forza Italia Maria Tripodi e del sottosegretario Edmondo Cirielli di Fratelli d'Italia, la scelta sarebbe ricaduta su Nicola Molteni, sottosegretario leghista al ministero dell'Interno, con deleghe che riguardano anche i temi della sicurezza e delle minacce terroristiche.

Una decisione che il governo prova a presentare come una scelta tecnica e istituzionale. Il viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli ha parlato della necessità di seguire “un'ondata di violenza, di terrorismo rosso, sulla quale è bene ascoltare ed essere aggiornati”.

Ma proprio qui nasce il problema politico: quale sarebbe questa nuova ondata di terrorismo rosso che avrebbe assunto dimensioni tali da richiedere un vertice internazionale e una presenza governativa italiana?

La domanda, al momento, resta senza una risposta chiara.


Un'emergenza difficile da individuare

L'Italia, come altri Paesi occidentali, ha certamente conosciuto nella propria storia il terrorismo politico di matrice estremista. Gli anni Settanta e Ottanta hanno rappresentato una stagione drammatica, segnata dalla violenza delle Brigate Rosse e di altri gruppi eversivi, culminata in attentati, omicidi e nel rapimento di Aldo Moro.

Ma trasformare la memoria di quella stagione storica in una nuova emergenza contemporanea appare, secondo molti osservatori, una scelta che rischia di confondere fenomeni molto diversi tra loro.

Le minacce terroristiche attuali in Europa sono state prevalentemente associate negli ultimi anni al jihadismo internazionale, alla radicalizzazione online, agli estremismi violenti di diversa natura e alle attività di singoli soggetti o piccoli gruppi. Il quadro di una nuova “ondata” organizzata di terrorismo rosso, invece, nessuno ne ha sentito parlare.

Il rischio, se non addirittura la certezza, è quindi quello voler costruire anche in Italia, in vista delle prossime politiche, una emergenza politica attorno a un fenomeno che non esiste, ma che elettoralmente potrebbe funzionare, soprattutto per nascondere le mancate promesse di Meloni e della sua maggioranza nell'attuare i lprogtramma di governo.

La certezza di un evento costruito per la politica invece che per la sicurezza

Il vertice statunitense sul terrorismo rosso arriva in un momento particolarmente delicato per l'amministrazione americana. Gli Stati Uniti sono infatti immersi nella campagna politica che accompagnerà le elezioni di metà mandato, le cosiddette midterm, appuntamento fondamentale per gli equilibri interni della presidenza Trump.

Nel dibattito politico americano, sicurezza, criminalità, immigrazione ed estremismi rappresentano da sempre temi capaci di mobilitare l'elettorato conservatore. In questo contesto, un'iniziativa focalizzata sul “terrorismo rosso” appare a molti analisti come un messaggio politico rivolto soprattutto alla base elettorale del movimento MAGA, più che come una risposta a un'emergenza internazionale di dimensioni evidenti.

Il tema della sicurezza viene così inserito dentro una narrazione più ampia: quella dello scontro tra una inesistente minaccia interna rappresentata dalla sinistra radicale e la difesa dell'ordine nazionale.

Una strategia comunicativa che negli Stati Uniti può avere una precisa funzione elettorale, che il segretario di Stato USA vuole far bollare e certificare come reale dai governi europei, con la loro presenza all'evento da lui organizzato. In pratica, siamo di fronte ad una pagliacciata in cui l'Europa dovrebbe sdoganare nuovamente il maccartismo che, a stretto giro, verrebbe esportato in Europa, dai fascistissimi partiti adesso in circolazione (vedi dichiarazione priva di riscontro di Cirielli, riportata in precedenza).


La nuova sintonia con Trump e il ruolo dell'Italia

La scelta italiana assume inoltre un significato politico perché dimostra come Giorgia Meloni, dopo la burrasca dei mesi scorsi, voglia ricostruire un rapporto particolarmente stretto con Donald Trump, cercando di inventarsi, come in passato, di essere tornata interlocutrice privilegiata (pontiera) tra Washington e Bruxelles.

Un rapporto che la premier considera strategicamente importante, soprattutto sul piano della sicurezza internazionale, della difesa e dei rapporti economici. Tuttavia, proprio per questo motivo, ogni scelta di Palazzo Chigi viene inevitabilmente letta anche attraverso la lente della collocazione internazionale del governo italiano.

L'invio di un sottosegretario a un appuntamento americano fortemente connotato sul piano politico rischia di essere interpretato come un ulteriore segnale della volontà di allinearsi alle priorità dell'amministrazione Trump, anche quando tali priorità rispondono palesemnte più a esigenze interne statunitensi che a reali emergenze europee.

Il punto non è mettere in discussione la necessità di collaborare nella lotta al terrorismo, che resta un obiettivo fondamentale per ogni governo democratico. Il punto è capire se ogni nuovo allarme debba automaticamente diventare una priorità nazionale senza una chiara valutazione della sua reale portata.


Il precedente: trasformare le difficoltà del governo in battaglie identitarie

La vicenda si inserisce inoltre in una dinamica politica più ampia che riguarda la comunicazione della maggioranza. Negli ultimi mesi il governo Meloni ha dovuto affrontare difficoltà su diversi fronti: dalla crescita economica inferiore alle aspettative alle promesse elettorali rimaste inevase, dalle tensioni sul costo della vita ai problemi legati alla gestione di alcune politiche pubbliche.

Negli Stati Uniti, nel frattempo, la guerra in Iran ha contribuito ad alimentare preoccupazioni economiche, con effetti sui prezzi dell'energia e sulle spese quotidiane dei cittadini americani. Anche questo tema rischia di diventare politicamente pesante per la Casa Bianca, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato.

In questo scenario, il ricorso a temi identitari e alla costruzione di nuove emergenze diventa uno strumento per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica dalle difficoltà concrete della vita quotidiana.

E il timore è che una dinamica simile, il terrorismo rosso, possa essere riproposta anche in Italia: una crescente attenzione verso battaglie simboliche, emergenze percepite e contrapposizioni ideologiche per compensare il divario tra aspettative create e risultati effettivamente raggiunti.

La sicurezza è una cosa seria, le emergenze inventate no

La lotta al terrorismo non può essere trasformata in un semplice strumento di comunicazione politica. La sicurezza dei cittadini richiede analisi, dati, intelligence e strategie concrete, non soltanto dichiarazioni e partecipazioni simboliche a eventi internazionali.

Il rischio, altrimenti, è che la politica finisca per inseguire paure più che affrontare problemi reali.

La scelta del governo italiano di mandare un sottosegretario al vertice americano sul “terrorismo rosso” rappresenta quindi un episodio emblematico: da una parte la volontà di rafforzare il rapporto con Washington e con l'area politica di Trump; dall'altra la quasi certezza che si stia dando priorità a una battaglia narrativa da utilizzare nella futura campagna elettorale per le politiche invece che affrontare le emergenze economiche e sociali che incidono realmente sulla vita dei cittadini.

Perché mentre si discutono nuove minacce ideologiche, milioni di persone continuano a misurarsi ogni giorno con questioni molto più concrete: il costo della benzina, il prezzo degli alimenti, il potere d'acquisto degli stipendi e la distanza tra le promesse della politica e la realtà.