Corrado Prever accompagna il lettore dentro una storia che non cerca spiegazioni facili ma lascia emergere frammenti emotivi e simbolici. Con questa intervista entriamo nel cuore del suo romanzo, tra memoria, dettagli rivelatori e scelte narrative che costruiscono un’esperienza intensa e personale ma sempre sorprendentemente concreta.

 

Nel tuo libro scrivi: “Questa non è una storia, ha deciso di non esserlo; quello che alla fine rimane da  raccontare è soltanto un riflesso.” È una frase potentissima. Quando l’hai scritta avevi già chiaro che Xavier sarebbe stato più un testimone che un protagonista? E quanto c’è di tuo in questa idea del riflesso come unica verità possibile?

In effetti non l'avevo chiaro, la frase risale alla prima stesura, una di quelle frasi che nasce da sola ma sai che alla fine avrà di sicuro un senso.

Per il personaggio/narratore la storia non è una storia è la realtà.

Personaggio, narratore, autore quasi si fondono nelle ultime pagine, una fusione che era ancora più spinta nelle versioni precedenti ma che ho preferito attenuare. Storia e destino diventano quindi dei sinonimi.

La figura di Nicole è introdotta attraverso un dettaglio minuscolo, “un paio di centimetri di corallo nero”. Mi ha colpito questa scelta quasi ossessiva di partire da un frammento. È il modo in cui nasce anche la tua scrittura, da un dettaglio minimo che poi si espande?

Assolutamente sì, sono piccole cose, immagini che non ti lasciano, frammenti di storie che si appiccicano alla pelle e restano lì in attesa di trovare uno scopo ultimo. Ricordi.

Nel romanzo il passato sembra vivere dentro il presente come qualcosa di biologico, non di mentale. Penso alla frase: “La mia vita cambiò a causa di due centimetri di corallo nero.” Tu credi davvero che la nostra esistenza possa essere deviata da dettagli apparentemente insignificanti?

Credo che ci siano eventi scritti già nero su bianco, per me è stata la serie di coincidenze una dietro l'altra che nel 2003 mi portarono per cinque anni in Thailandia.

Erano eventi quasi impossibili sulla carta, ma sono successi.

Una piccola critica, se posso: in alcune parti la densità emotiva è così forte che quasi soffoca il respiro del lettore. È una scelta deliberata per creare immersione totale o è il risultato di una scrittura nata in momenti molto personali e difficili?

Una osservazione interessante, e la capisco. Si tratta sia del mio stile che di scelte legate a consigli del mio editor.

Posso sicuramente dire che il lettore non rimarrà annoiato. Vorrà sapere. Ed è quello che conta.

https://amzn.eu/d/iXPmWnG