Ogni estate il caldo uccide. Lo fa spesso lontano dai riflettori, senza l’impatto visivo di una catastrofe naturale o di una pandemia, ma con un bilancio umano che continua a crescere anno dopo anno. A lanciare l’ennesimo allarme è l’Organizzazione mondiale della sanità, che avverte come l’Europa sia oggi la regione del pianeta che si sta riscaldando più rapidamente e che gli effetti sulla salute pubblica siano ormai evidenti.

«Più di 200.000 persone in Europa sono morte per il caldo solo negli ultimi quattro anni. Questo deve finire». Con queste parole il direttore regionale dell’Oms Europa, Hans Henri P. Kluge, ha presentato a Berlino la nuova guida internazionale per i piani d’azione calore-salute, un documento che punta a fornire alle autorità nazionali e locali strumenti concreti per prevenire malattie e decessi legati alle temperature estreme.

Il messaggio dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite è netto: il caldo non rappresenta più soltanto un disagio stagionale, ma una vera emergenza sanitaria destinata ad aggravarsi con il cambiamento climatico.


Negli ultimi decenni il continente europeo ha registrato un aumento delle temperature superiore alla media globale. Le ondate di calore sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense, trasformando periodi che un tempo erano considerati eccezionali in fenomeni sempre più ordinari.

Le conseguenze si riflettono direttamente sulla salute. Le alte temperature aumentano il rischio di disidratazione, colpi di calore, insufficienze respiratorie e soprattutto complicazioni cardiovascolari. Gli anziani, i malati cronici, le persone fragili e coloro che vivono in condizioni socioeconomiche difficili risultano particolarmente esposti.

Secondo l’Oms, la maggior parte dei decessi prematuri attribuibili al caldo estremo registrati in Europa negli ultimi anni si è verificata in Italia. Seguono Spagna, Germania e Grecia. Quest’ultima presenta il tasso più elevato di mortalità da calore rapportato alla popolazione.

I dati provenienti dalla Germania mostrano con chiarezza la dimensione del problema: nel solo 2025 sono stati registrati circa 2.500 decessi correlati al caldo, con una prevalenza significativa tra persone anziane e soggetti affetti da patologie pregresse.


A differenza di altre emergenze, il caldo raramente compare come causa diretta nei certificati di morte. Spesso agisce aggravando malattie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche già esistenti. Per questo gli esperti parlano di un “killer silenzioso”.

«Il caldo è un killer silenzioso, ma non è inevitabile», ha dichiarato Kluge. «Oggi lanciamo una guida basata sull’evidenza che fornisce alle autorità una chiara tabella di marcia per costruire sistemi di preparazione che salvano vite. Abbiamo gli strumenti, ora dobbiamo usarli».

L’Oms sottolinea che una quota rilevante dei decessi potrebbe essere evitata attraverso misure preventive relativamente semplici: sistemi di allerta tempestivi, informazione della popolazione, protezione delle categorie più vulnerabili e adeguamento delle infrastrutture urbane.


La pubblicazione presentata a Berlino aggiorna la prima versione delle linee guida diffuse nel 2008 e incorpora le più recenti evidenze scientifiche maturate negli ultimi anni.

Il documento individua otto elementi fondamentali per costruire efficaci piani d’azione calore-salute. Tra questi figurano il rafforzamento dei sistemi di previsione e allerta, il miglioramento della comunicazione del rischio, la protezione delle persone più vulnerabili, il coordinamento tra istituzioni sanitarie e amministrative e il monitoraggio continuo degli effetti delle ondate di calore.

L’approccio suggerito dall’Oms non si limita alla gestione dell’emergenza ma punta alla costruzione di una strategia permanente di adattamento climatico, capace di integrare salute pubblica, pianificazione urbana, assistenza sociale e tutela ambientale.


Durante la presentazione della guida è emerso con forza anche il tema delle disuguaglianze sociali.

Il ministro federale dell’Ambiente tedesco, Carsten Schneider, ha evidenziato come la capacità di difendersi dal caldo dipenda spesso dalle condizioni economiche e abitative.

Chi vive in appartamenti piccoli e surriscaldati, in quartieri densamente edificati e privi di spazi verdi, è esposto a rischi maggiori rispetto a chi dispone di giardini, piscine o abitazioni meglio isolate.

Per Schneider la risposta non può limitarsi alle misure sanitarie. Occorre intervenire anche sul territorio attraverso politiche ambientali e urbanistiche che riducano l’effetto “isola di calore” nelle città.

Alberi, parchi urbani, corsi d’acqua, foreste e zone umide svolgono infatti una funzione fondamentale nel raffreddamento naturale dell’ambiente e nella conservazione delle risorse idriche.

La lotta al cambiamento climatico e l’adattamento alle temperature estreme diventano così due facce della stessa strategia.


La capitale tedesca rappresenta uno dei casi più avanzati di pianificazione contro il rischio caldo.

Nel 2025 Berlino ha adottato un piano d’azione calore-salute che comprende 72 misure specifiche destinate a proteggere la popolazione durante le ondate di calore.

Secondo la senatrice responsabile per l’Istruzione superiore, la Ricerca, la Salute e l’Assistenza a lungo termine, Ina Czyborra, il programma recepisce tutti gli otto elementi indicati dall’Oms.

Le iniziative spaziano dall’informazione pubblica al rafforzamento delle strutture sanitarie e assistenziali, fino alla creazione di strumenti digitali per aiutare i cittadini a trovare luoghi freschi dove ripararsi durante i giorni più caldi.

Berlino ha inoltre sviluppato una rete di collaborazione tra ospedali, case di cura, servizi assistenziali e organizzazioni civiche per migliorare la protezione delle persone più vulnerabili.

Un portale dedicato fornisce mappe aggiornate dei cosiddetti “luoghi freschi”, insieme a consigli pratici per affrontare le temperature elevate.


La Germania aveva già pubblicato nel 2017 raccomandazioni per la realizzazione di piani regionali e locali contro il caldo. Oggi il governo federale sta valutando la creazione di un vero e proprio piano nazionale, sostenuto da programmi di finanziamento destinati alle amministrazioni locali e alle istituzioni sociali.

Tra le iniziative più significative figura il finanziamento di circa 200 figure professionali specializzate nella gestione dell’adattamento climatico, chiamate a supportare enti locali e strutture pubbliche nella pianificazione delle misure preventive.

L’obiettivo è passare da una logica di risposta alle emergenze a una strategia strutturale di resilienza.


L’allarme dell’Oms arriva in un momento in cui le proiezioni climatiche indicano un ulteriore aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore nei prossimi decenni.

Per gli esperti, il problema non è più capire se il caldo rappresenti una minaccia sanitaria, ma quanto rapidamente i governi riusciranno ad adattare città, servizi sanitari e sistemi di protezione sociale a una nuova realtà climatica.

I numeri parlano chiaro: oltre 200 mila morti in quattro anni rappresentano già oggi una delle più gravi emergenze sanitarie legate al cambiamento climatico in Europa.

La sfida, sottolinea l’Oms, non è tecnologica. Gli strumenti per ridurre drasticamente il numero delle vittime esistono già. La vera questione è trasformare le conoscenze scientifiche in politiche concrete, coordinate e permanenti. Perché il caldo estremo continuerà a tornare ogni estate, ma le sue conseguenze non devono necessariamente tradursi in nuove migliaia di morti evitabili.