L'Italia rafforza le misure di prevenzione sanitaria contro il rischio di importazione del virus Bundibugyo (BVD), uno dei ceppi del virus Ebola attualmente al centro di una grave emergenza internazionale. Con un'ordinanza pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2026, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha introdotto un sistema articolato di controlli, monitoraggio e gestione dei viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall'Uganda, i due Paesi interessati dal focolaio che ha spinto l'Organizzazione mondiale della sanità a dichiarare il 16 maggio scorso una emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC).

L'obiettivo dichiarato del provvedimento è evitare che eventuali casi importati possano generare catene di trasmissione sul territorio nazionale. L'ordinanza resterà in vigore per 120 giorni ed è accompagnata da una dettagliata circolare operativa che definisce procedure, responsabilità e livelli di rischio.

L'obbligo di dichiarazione sanitaria

La misura più immediata riguarda tutti coloro che arrivano in Italia dopo essere stati in Congo o Uganda nei 21 giorni precedenti all'ingresso nel Paese. Entro 24 ore dall'arrivo, i viaggiatori dovranno compilare, firmare e trasmettere una dichiarazione sanitaria al Dipartimento di prevenzione dell'Asl competente per residenza o domicilio.

L'obbligo vale indipendentemente dalla presenza di sintomi. Anche chi si sente perfettamente bene dovrà segnalare il proprio ingresso alle autorità sanitarie.

Le Regioni e le Province autonome avranno il compito di rendere facilmente accessibili moduli e indirizzi di posta elettronica dedicati, affinché la procedura possa essere completata senza ritardi.

Coinvolti aeroporti, compagnie aeree e porti

L'ordinanza chiama in causa anche vettori aerei, compagnie marittime, gestori aeroportuali e autorità portuali. Tutti questi soggetti dovranno distribuire ai passeggeri provenienti dalle aree interessate dal focolaio la documentazione necessaria per adempiere agli obblighi previsti.

Si tratta di un passaggio fondamentale perché consente di avviare la sorveglianza sanitaria fin dal momento dell'ingresso nel territorio nazionale, riducendo il rischio che eventuali casi sfuggano ai controlli.

Cinque livelli di rischio

La circolare ministeriale introduce un sistema di classificazione basato sul rischio epidemiologico. La valutazione tiene conto sia dell'eventuale permanenza nelle aree di trasmissione attiva sia del tipo di contatti o esposizioni che il soggetto potrebbe aver avuto.

Il livello più basso riguarda chi non ha avuto esposizioni particolari e non proviene da zone considerate ad alta circolazione virale. In questi casi è prevista esclusivamente informazione sanitaria.

Per i soggetti classificati a rischio basso viene richiesto un automonitoraggio quotidiano dei sintomi e della temperatura corporea, accompagnato da almeno un contatto di verifica da parte dell'Asl.

Chi proviene da aree di specifica attenzione, pur senza aver avuto esposizioni a rischio, viene collocato nella fascia di rischio moderato. In questo caso la sorveglianza diventa attiva e quotidiana fino al ventunesimo giorno dall'ultima possibile esposizione.

Per i soggetti a rischio alto, che hanno soggiornato in aree interessate dal focolaio e avuto contatti considerati rilevanti, scatta invece la quarantena con monitoraggio giornaliero.

Il livello massimo è riservato alle esposizioni definite ad alto rischio. In tali situazioni viene immediatamente attivato il trasferimento in alto biocontenimento verso l'Istituto Spallanzani di Roma.

Cosa succede se compaiono sintomi

Particolare attenzione viene dedicata alla comparsa di sintomi durante il periodo di osservazione.

Febbre superiore a 38,6 gradi, forte mal di testa, vomito, diarrea, dolori addominali o manifestazioni emorragiche devono essere considerati segnali di allarme.

In presenza di questi sintomi il soggetto dovrà isolarsi immediatamente, evitare qualsiasi contatto con altre persone e contattare senza ritardo il Dipartimento di prevenzione oppure il numero unico di emergenza 112 o 118.

Le autorità sanitarie sottolineano che il paziente non dovrà recarsi autonomamente in ospedale per evitare possibili esposizioni di altre persone.

Fiumicino diventa lo scalo sanitario di riferimento

Uno degli aspetti più rilevanti del piano riguarda il trasporto aereo.

Qualora durante un volo diretto in Italia venga identificato un passeggero sintomatico proveniente da un'area colpita dal focolaio, l'aereo potrà atterrare esclusivamente presso l'aeroporto di Roma Fiumicino.

Qui entreranno in azione gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, che provvederanno all'isolamento temporaneo del passeggero e alla valutazione clinica immediata.

Il ruolo centrale dello Spallanzani

L'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma rappresenta il fulcro dell'intero sistema di risposta.

Oltre a essere il centro nazionale di riferimento per l'assistenza ai casi confermati, lo Spallanzani ospita l'unico laboratorio italiano autorizzato alla conferma diagnostica del virus Bundibugyo mediante analisi PCR effettuate in strutture di biosicurezza di livello 4, il massimo esistente.

Il laboratorio opera ventiquattr'ore su ventiquattro e costituisce uno degli elementi più avanzati della rete nazionale per la gestione delle emergenze infettive.

La macchina del biocontenimento

Dietro le procedure previste dall'ordinanza si trova una complessa organizzazione che coinvolge numerose istituzioni dello Stato.

Presidenza del Consiglio, Ministero degli Esteri, Ministero dell'Interno, Aeronautica Militare, Protezione Civile e strutture ospedaliere specializzate collaborano per garantire il trasferimento in sicurezza di eventuali pazienti.

I trasporti vengono effettuati attraverso speciali barelle a pressione negativa dotate di filtri HEPA, capaci di isolare completamente il paziente dall'ambiente esterno.

I sistemi ATI per il trasporto aereo e STI per quello terrestre consentono di trasferire il malato senza interrompere la barriera microbiologica, riducendo drasticamente il rischio di contagio.

Una scelta prudenziale ma necessaria

L'ordinanza rappresenta una delle più significative misure di prevenzione adottate dall'Italia negli ultimi anni in materia di malattie infettive emergenti. Pur imponendo obblighi e controlli stringenti ai viaggiatori provenienti dalle aree colpite, il provvedimento segue il principio della massima precauzione, considerato il potenziale impatto sanitario di un eventuale caso importato.

L'esperienza maturata durante le precedenti emergenze epidemiche ha dimostrato che rapidità di individuazione, tracciamento e isolamento rappresentano gli strumenti più efficaci per impedire la diffusione di agenti patogeni ad alta letalità. Con queste nuove disposizioni, il sistema sanitario italiano punta a farsi trovare preparato davanti a una minaccia che, pur lontana geograficamente, viene considerata sufficientemente seria da richiedere una vigilanza costante.