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Meloni si nasconde, i suoi si inginocchiano: a Villa Taverna va in scena il vassallaggio atlantico

"Siamo rimasti in tre, tre somari e tre briganti sulla strada longa longa di Girgenti...". Il celebre verso del Rinaldo in campo di Garinei e  Giovannini sembra adattarsi perfettamente alla rappresentazione andata in scena ieri sera a Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, dove Antonio Tajani, Matteo Salvini e Ignazio La Russa hanno rappresentato il Governo italiano alle celebrazioni per i 250 anni dell'indipendenza americana, in assenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Al di là della normale cortesia diplomatica che caratterizza eventi di questo tipo, gli interventi dei tre esponenti della maggioranza hanno offerto l'immagine di una classe dirigente impegnata soprattutto a ribadire la propria totale sudditanza all'alleanza con Washington, senza dedicare alcuno spazio a una riflessione sul ruolo dell'Italia come partner dotato di una propria autonomia politica e strategica. I tre discorsi, diversi nello stile, hanno condiviso un medesimo filo conduttore: esaltare il rapporto con gli Stati Uniti come valore indiscutibile, sorvolando sulle tensioni che negli ultimi mesi hanno interessato i rapporti transatlantici, a partire dalla questione dei dazi commerciali fino al disconoscimento di Meloni come partner privilegiata.


Il ministro degli Esteri Antonio Tajani
ha scelto il registro istituzionale. "L'amicizia tra Italia e Stati Uniti è più forte di ogni polemica", ha dichiarato, sostenendo che essa "va oltre i rapporti personali" ed è fondata sulla "necessaria solidarietà transatlantica". Tajani ha sottolineato che essere alleati non significa condividere ogni posizione, ma che le eventuali divergenze devono essere affrontate "come si fa tra amici, con franchezza", ribadendo l'importanza del rispetto reciproco.

Il vicepremier ha poi spostato l'attenzione sul piano economico, definendo le relazioni commerciali tra Roma e Washington una "colonna portante" dell'alleanza. Secondo Tajani, gli Stati Uniti non acquistano soltanto prodotti italiani, ma scelgono "la qualità, la tecnologia e l'affidabilità del Made in Italy". Ha inoltre ricordato il ruolo degli oltre venti milioni di italo-americani come ponte tra i due Paesi e ha evidenziato come, nonostante i dazi, la crisi energetica e le tensioni internazionali, nei primi cinque mesi del 2026 l'export italiano verso gli Stati Uniti sia cresciuto del 2,3%.

Parole che, per chi guarda con maggiore spirito critico ai rapporti tra Italia e Stati Uniti, sono apparse come una rappresentazione estremamente ottimistica di una relazione nella quale il peso politico e negoziale dei due partner rimane profondamente diverso. Proprio mentre persistono controversie commerciali e restano aperti numerosi dossier internazionali, il messaggio trasmesso è stato quello di una piena continuità e di una fiducia pressoché incondizionata nel legame transatlantico.


Se Tajani ha parlato con il linguaggio della diplomazia, Matteo Salvini ha scelto quello dell'intrattenimento. Ha esordito scherzando sul "profumo di hamburger" (confermando la reale portata dei suoi interessi) che proveniva dalla sala e sul fatto che il discorso preparato dal proprio consigliere diplomatico fosse già stato pronunciato da Tajani. Un tono leggero che ha preceduto un intervento fortemente orientato a ribadire la sudditanza con Washington.

Secondo il leader della Lega, la partecipazione alla serata rappresentava "una scelta di campo" e dimostrava come libertà e democrazia siano "beni non negoziabili". Salvini ha richiamato i principi contenuti nella Costituzione americana – diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità – definendoli diritti intangibili. Ha poi ricordato la futura partnership italo-americana per il ponte sullo Stretto, che auspica possa diventare una delle opere più importanti donate dall'Italia all'Occidente e di cui continua ad annunciare, ormai a vanvera, l'apertura dei cantieri... stavolta a fine anno!

Il ministro delle Infrastrutture ha poi concluso con una battuta sportiva, facendo riferimento alla sfida mondiale tra Stati Uniti e Belgio e chiudendo il proprio intervento con un "God bless America e viva l'Italia".

Come sia possibile celebrare gli Stati Uniti di Trump come nazione dove si ricerca il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità, quando agenti federali assassino, senza che vengano perseguiti, delle persone innocenti, dove si dà la caccia agli immigrati come se fossero schiavi fuggiti dalle piantagioni, dove si tagliano i fondi federali per assistere le persone bisognose sia dal punto alimentare che sanitario è inimmaginabile... se non da uno scalzacani come Matteo Salvini che va ad un ricevimento per ingozzarsi di hamburger.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha insistito soprattutto sul concetto di amicizia permanente tra i due popoli, affermando che essa "non è soggetta a discussioni, a momenti o a strumentalizzazioni". Ha sostenuto che la pari dignità tra Italia e Stati Uniti "non è mai messa in discussione" e che entrambi i governi perseguono legittimamente gli interessi delle rispettive nazioni.

Successivamente ha rivolto un caloroso omaggio all'ambasciatore americano, definendolo "una ventata di freschezza" e lodandone la capacità di inserirsi rapidamente nella realtà italiana. Stiamo parlando di Tilman J. Fertitta, non di un diplomatico, ma di un miliardario che ha comprato la carica di ambasciatore a Roma sposando la causa MAGA di Donald Trump. Quale sia la ventata di freschezza è incomprensibile!

Il camerata La Russa ha poi salutato anche la sorella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, presente alla cerimonia, spiegando che la premier era assente ma "presente in spirito"... figuriamoci. Meloni ha mandato mezzo governo e la sorella ad umiliarsi con l'amministrazione Trump, cercando così di far credere che lei abbia una qualche parvenza di dignità. Ridicola!

Infine, il presidente del senato ha ricordato il contributo degli emigrati italiani alla crescita degli Stati Uniti e quello degli americani alla liberazione e alla ricostruzione dell'Italia dopo la Seconda guerra mondiale, ringraziando ancora una volta l'ambasciatore per il suo operato.

A Villa Taverna sono rimasti davvero in tre: Antonio Tajani, Matteo Salvini e Ignazio La Russa, inviati da una Giorgia Meloni rimasta prudentemente lontana dai riflettori, ma ben lieta di delegare ai suoi fedelissimi il compito di rassicurare Washington sulla solidità dell'asse con Roma. Tre esponenti di primo piano del centrodestra chiamati a recitare la parte degli instancabili custodi dell'amicizia americana, tra elogi, ringraziamenti, professioni di fedeltà e dichiarazioni destinate soprattutto a dimostrare che, al di là delle tensioni internazionali e delle inevitabili divergenze, il Governo italiano continua a considerare il rapporto con gli Stati Uniti una priorità assoluta. Una rappresentazione che, agli occhi dei critici, ha finito per trasmettere più l'immagine di una missione di rassicurazione politica nei confronti dell'amministrazione Trump che quella di un Paese intenzionato a far valere con forza la propria autonomia e il proprio peso internazionale.

E proprio per questo quel verso del Rinaldo in Campo, con la sua irresistibile ironia, continua a risuonare come la colonna sonora più azzeccata della serata.




Le dichiarazioni di Salvini e La Russa

Salvini:
Grazie Tillman, grazie a tutti. Intervenire dopo l'amico Tajani è difficile per due motivi. Primo: il discorso che mi aveva preparato il mio consigliere diplomatico è già stato fatto. Secondo: arriva un profumo di hamburger che mi porta a tagliare il mio intervento per la gioia dei qua presenti. Grazie a tutti voi perché essere qua stasera è una scelta di campo. Nessuno potrà mai mettere in discussione l'amicizia e i buoni rapporti fra Italia e Stati Uniti d'America.
Quindi la vostra presenza testimonia che la libertà e la democrazia non sono beni negoziabili. Nella Costituzione americana il diritto alla vita, il diritto alla libertà, il diritto alla felicità sono diritti intangibili. Io ringrazio Tillman, che mi accolse come uomo del ponte, e conto che entro quest'anno partano i cantieri che vedono una partnership italo-americana su una delle più grandi infrastrutture che conto l'Italia possa donare all'Occidente. Il tema della libertà e del contrasto ai regimi, alle dittature comuniste o islamiste unisce il popolo italiano al popolo americano.
E sì, è vero, sono state grandi Olimpiadi quelle di Milano-Cortina. E chiudo con una riflessione e un sorriso che riguarda lo sport. Nella notte fra lunedì e martedì sarò in missione diplomatica in Serbia e alle due di notte, se non ricordo male, a Seattle, si confronteranno la nazionale statunitense con la nazionale belga. Ahimè, quest'anno noi assistiamo ad altre partite e tifiamo per altri. Non svelo la mia simpatia, ovviamente, però per dovere di ospitalità martedì notte fra Washington e Bruxelles lascio a voi immaginare per chi batterà il mio cuore. God bless America e viva l'Italia. Grazie a tutti.

La Russa
Questa occasione mi riempie il cuore di gioia, prima di tutto perché riconferma che l'amicizia tra il popolo italiano e il popolo degli Stati Uniti non è soggetta a discussioni, a momenti, a prese di posizioni o a strumentalizzazioni.
L'amicizia tra i nostri popoli è più forte di qualunque momento e resterà tale in ogni occasione. Certo, è un'occasione questa che ci consente di ribadire che la pari dignità non è mai messa in discussione, così come non è mai messa in discussione la reciproca volontà dei governi americano e italiano di fare, ed è giusto che sia così, prima di tutto l'interesse della propria nazione. È questa visione che più di ogni altro accomuna oggi governo degli Stati Uniti e governo italiano. Ma voglio dedicare un minuto a qualcosa che non abbiamo toccato.
Poi mi riporto completamente alle parole, ai dati, ai numeri, alle aspettative dei ministri, vice presidenti del consiglio che mi hanno preceduto. E salutando tutti, saluto anche la sorella del premier, del mio premier Giorgia Meloni, che oggi non è stato possibile avere con noi ma che c'è in spirito.
Due secondi li voglio dedicare all'ambasciatore. Le idee camminano con le gambe degli uomini. Avere l'ambasciatore americano, che voi conoscete, a Roma è stata una ventata di freschezza. Un uomo che si pone immediatamente, gioiosamente, senza remore, a contatto con una realtà che fa capire di avere già imparato a conoscere e ad amare. Il suo giro che sta per iniziare con la sua barca per i porti italiani, comincia dalla Sicilia.
You begin from Sicily, yes, it's true? Questo è molto, è molto importante che cominci dalla Sicilia, è una testimonianza della sua volontà di proseguire questo avvicinamento attraverso la sua opera del rafforzamento della amicizia, quasi ce ne fosse bisogno.
Non ce n'è molto bisogno, perché quanti italiani hanno contribuito a fare grande l'America? E quanti americani hanno dato il loro ingegno alle loro braccia per aiutare l'Italia e nella riconquista della libertà e soprattutto nella crescita dopo la fine della guerra. Grazie ambasciatore per quello che fai, grazie per il tuo invito, grazie per questa splendida occasione di rinnovata amicizia. Grazie.

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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