Alla Camera si stava discutendo di guerra, di Israele, del Libano, di Gaza, dei rapporti tra il governo italiano e l'esecutivo di Benjamin Netanyahu. Si parlava di bombardamenti, di occupazione di territori, di politica estera e del ruolo dell'Italia nel prossimo Consiglio europeo.
Poi, all'improvviso, il dibattito si è trasformato in un seminario semantico sulla parola "ginocchiere".
La miccia è stata accesa dall'intervento del deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, che contestando la linea del governo nei confronti di Israele e degli Stati Uniti ha accusato Giorgia Meloni di non aver "raddrizzato la schiena" rispetto a Netanyahu e Trump. Anzi, ha aggiunto, non avrebbe fatto altro che "indossare delle ginocchiere per stare più comoda".
Una metafora politica piuttosto trasparente. Piaccia o non piaccia, il significato appariva evidente all'interno della frase stessa: schiena dritta, posizione supina, ginocchiere. Una sequenza lessicale che richiama posture politiche di subordinazione, non altro.
Eppure, in pochi minuti, l'intera maggioranza ha deciso di leggere quelle parole in maniera completamente diversa.
Il primo a partire all'attacco è stato il deputato di Fratelli d'Italia Paolo Trancassini, che ha definito "vergognosa" l'espressione utilizzata da Silvestri sostenendo che chiunque sappia perfettamente cosa significhi dire a una donna di mettersi le ginocchiere davanti a un uomo.
A quel punto la questione è diventata ancora più curiosa.
Perché Trancassini, nel tentativo di denunciare un presunto sessismo, ha finito per attribuire alla parola "ginocchiere" un significato esclusivamente sessuale che non era presente né nel contesto né nelle parole del deputato pentastellato.
In sostanza, il ragionamento è stato il seguente: se una donna indossa delle ginocchiere e davanti a lei ci sono uomini potenti, allora il riferimento non può che essere sessuale.
Un sillogismo che dice molto più di chi lo formula che di chi viene accusato.
La vicenda è diventata ancora più surreale quando la stessa Giorgia Meloni ha deciso di sposare integralmente questa interpretazione.
Dal banco del Governo, la Presidente del Consiglio ha replicato affermando che la sinistra non riuscirebbe ad accettare il fatto che una donna sia arrivata al vertice del Paese "senza mai indossare delle ginocchiere", rivendicando di essere giunta a Palazzo Chigi "senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie".
Una risposta efficace dal punto di vista politico e comunicativo, perché trasforma immediatamente un attacco sulla politica estera in una polemica identitaria. Ma resta aperta una domanda: era davvero questo il significato dell'espressione usata da Silvestri?
La risposta è arrivata poche ore dopo dallo stesso deputato del Movimento 5 Stelle.
Silvestri ha spiegato che il riferimento era esclusivamente politico e che il passaggio precedente del suo intervento lo rendeva evidente: "raddrizzare la schiena", "posizione supina", "ginocchiere". Una metafora sulla subordinazione politica, non una battuta sessista.
Ha inoltre ricordato un particolare che sembra essere sfuggito a molti indignati dell'ultima ora: nella storia italiana le accuse di essersi "inginocchiati" davanti a qualcuno sono state rivolte per decenni soprattutto a uomini.
Uomini accusati di piegarsi alla criminalità organizzata. Uomini accusati di essere succubi delle lobby. Uomini accusati di servire interessi stranieri. Uomini accusati di obbedire ai poteri forti.
Nessuno, fino a ieri, aveva mai sostenuto che quelle espressioni avessero necessariamente un significato sessuale.
A rendere la vicenda ancora più interessante arriva persino la linguistica.
Se infatti si prende in mano la definizione della Treccani, fonte spesso molto amata dalla destra quando si tratta di dispute terminologiche, si scopre che la ginocchiera è semplicemente un dispositivo di protezione del ginocchio. Un oggetto utilizzato nello sport, nella medicina, nel lavoro o in altre attività che richiedono di poggiare frequentemente le ginocchia a terra.
Fine.
Nessun riferimento sessuale.
Nessuna allusione erotica.
Nessuna definizione alternativa nascosta tra le righe.
Naturalmente le parole possono assumere significati figurati e metaforici. Ma proprio qui emerge il nodo politico della questione.
Per sostenere la tesi dell'offesa sessista è stato necessario attribuire alla parola un significato che non era presente nel testo originario e che è stato introdotto dagli stessi esponenti della maggioranza.
In altre parole, l'interpretazione contestata è stata costruita dagli accusatori prima ancora che dagli accusati.
Il risultato finale è che il dibattito sulla politica mediorientale del governo è scomparso quasi completamente dal radar mediatico.
Le domande poste da Silvestri sui bombardamenti nel Sud del Libano, sull'espansione delle operazioni militari israeliane, sulla posizione italiana nei confronti di Netanyahu e sulla presunta subordinazione diplomatica dell'esecutivo sono finite sullo sfondo.
Al centro della scena è rimasta una sola parola.
"Ginocchiere".
E forse è proprio questo l'aspetto più significativo dell'intera vicenda.
In un Parlamento che avrebbe dovuto discutere di guerra, diplomazia e politica estera, il dibattito nazionale è stato ridotto a una disputa lessicale costruita attorno a un significato che il vocabolario non contiene e che il contesto non suggeriva.
Un piccolo capolavoro di comunicazione politica.
O, se si preferisce, l'ennesima dimostrazione che quando i contenuti diventano scomodi, il modo migliore per evitarli è parlare di qualcos'altro.
Fonte, Resoconto Stenografico dell'Assemblea:
documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0673/stenografico.pdf


