Nel cuore martoriato della Striscia di Gaza, la fame non è solo una tragedia umanitaria: è una condanna a una  morte lenta, silenziosa e brutale. A pagarne il prezzo più alto sono i bambini, gli anziani e tutti coloro che, privati di tutto, lottano ogni giorno per un pezzo di pane.

Ahmed Draimli, 34 anni, e sua moglie Waid speravano in una vita serena per il loro primogenito Zain, nato a Gaza City lo scorso settembre. Ma già nei primi giorni, i medici scoprirono un'infezione batterica nel sangue del neonato. Le cause? Un sistema immunitario compromesso dalla malnutrizione della madre durante la gravidanza. "Facevo il possibile per trovare cibo sano: uova, patate... ma spesso nei negozi non c'era niente", racconta Draimli. "Waid perdeva i capelli e aveva dolori lancinanti alle ossa".

La gravidanza di Waid si è svolta in un contesto infernale: bombardamenti continui, fumo di legna usata per cucinare, polvere e detriti ovunque. Tre attacchi israeliani hanno colpito il loro quartiere, Al-Daraj, mentre cercavano rifugio nella loro casa. Dopo la nascita, Zain ha lottato con febbri ricorrenti, dolori e un pianto continuo. La madre, a sua volta denutrita, non riusciva ad allattare, e il latte artificiale era introvabile.

Quando i medici stabilirono che serviva un trasferimento urgente all'estero, era ormai troppo tardi: le frontiere erano chiuse. Il 17 luglio, Zain si è spento tra le braccia della madre, attaccato a un ventilatore. Aveva meno di un anno.


122 morti di fame, e il numero cresce ogni giorno

Secondo il Ministero della Salute di Gaza, almeno 122 persone, tra cui 83 bambini, sono morte per fame da ottobre 2023. Solo questa settimana, 54 vittime. Centinaia di ONG internazionali parlano ormai apertamente di "carestia di massa". L'ONU stima che un bambino su cinque a Gaza City soffra di malnutrizione acuta.

Nonostante l'ingresso sporadico di aiuti umanitari, i continui attacchi israeliani contro civili in cerca di cibo e l'ostruzionismo sistematico contro le organizzazioni umanitarie rendono impossibile la distribuzione su larga scala. "La fame si sta intensificando e diffondendo", ha denunciato l'Ufficio Media del Governo di Gaza, chiedendo l'apertura immediata e incondizionata dei valichi per far entrare cibo e latte per neonati.


Una madre, una figlia, e la fame che uccide ogni giorno

Wissal Marouf, 34 anni, vive in una tenda di 16 metri quadrati nello stadio Al-Yarmouk con la sua famiglia. Da mesi, sua figlia di 6 anni, Mira, sopravvive con appena una fetta di pane al giorno. "Lei piange quasi tutto il giorno. Non sa che io e mio marito le diamo le nostre porzioni", racconta Wissal.

Dopo che il marito ha subito una grave ferita durante un bombardamento, la sopravvivenza della famiglia dipende solo da lei. Cammina ore ogni giorno in cerca di cibo, ma spesso torna a mani vuote. Il costo della farina è salito a 200 shekel (circa 60 dollari) al chilo. Persino accedere al proprio denaro è un incubo: i mediatori si prendono fino al 45% in commissioni.

Wissal stessa è crollata per strada il 12 luglio. In ospedale le hanno diagnosticato malnutrizione grave, infezione batterica e problemi intestinali dovuti alla dieta forzata a base di lenticchie. "Tutto mi fa male per la fame", dice. "Dormo affamata e distrutta".


La fame umilia, spezza, uccide

Per Abdullah Abu Jalilah, 82 anni, rifugiato della Nakba, la fame è peggio della morte. Dopo aver perso due case a Jabalia, vive ora con la sua famiglia in una tenda a Gaza City. Il pasto quotidiano è ridotto a una ciotola di brodo acquoso, spesso condiviso tra decine di persone. "L'ho data a un bambino di 10 anni che piangeva", dice. "La morte ha più dignità di questa vita".

Con la pensione dimezzata dalle commissioni, il suo potere d'acquisto è nullo. “Servono almeno 100 dollari al giorno solo per un pezzo di pane e qualche lenticchia. Io rinuncio sempre alla mia porzione per far mangiare i miei nipoti.”


Israele vuole farci morire di fame

Sara Marouf, 53 anni, vive in una tenda con i suoi figli e nipoti, evacuati dopo la distruzione della loro casa. Soffre di ipoglicemia e malnutrizione grave. I suoi figli, una volta agricoltori, hanno perso tutto. Oggi mendica cibo, dopo averlo un tempo donato ad altri.

Suo figlio Bilal, 20 anni, ha tentato più volte di intercettare aiuti dai camion umanitari, ma è stato minacciato da bande armate locali. "Non lo mando più. È troppo pericoloso", dice. "Israele ci vuole morti di fame. Ma noi non siamo Hamas. Perché devono morire i nostri figli?"


Una carestia voluta

A Gaza, la fame non è una conseguenza collaterale della guerra: è uno strumento. È un'arma. Le testimonianze raccontano di un popolo affamato e umiliato, costretto a scegliere chi tra i figli dovrà mangiare, mentre il mondo osserva in silenzio.

I numeri parlano chiaro. Le voci dalla Striscia, ancora di più. Zain, Mira, Bilal, Abdullah, Sara: non sono solo nomi. Sono il volto di una catastrofe umana creata dall'uomo e mantenuta dall'indifferenza. E ogni giorno che passa senza un'azione concreta, la fame diventa una sentenza di morte per milioni di innocenti.


Fonte: +972 Magazine