Esteri

Un piano di cemento e ipocrisia: il ricatto geopolitico dell'E1

Ancora una volta, la politica israeliana gioca con il fuoco, e lo fa con la solita arroganza che calpesta non solo i palestinesi, ma anche l'intelligenza di chi guarda da fuori quello che di fatto è il piano genocidario messo in atto dallo Stato ebraico. Il piano E1, 3.401 unità abitative in un'area che da decenni è il cuore del conflitto, viene presentato come una questione di "sicurezza". Una sicurezza che suona come un mantra stanco, supportato da una sfacciata arroganza che va ben oltre l'insulto: costruire colonie per prevenire di essere "accerchiati". Ma chi è che sta davvero accerchiando chi?

È uno scandalo palese: si costruiscono case per soli ebrei come fossero bandiere di conquista, mentre il mondo intero — dal Canada all'Australia, passando per la Francia con Macron che ha indossato la veste di paladino del diritto internazionale — denuncia l'ennesimo colpo di martello sul feretro di qualsiasi speranza di pace in Medio Oriente. 

Il ministro Smotrich, che si è intestato il nuovo piano di insediamento, incarna la vera malattia di cui è afflitta la maggioranza dello Stato ebraico: l'idea che si possa costruire la pace a colpi di cemento e muri. Che la sicurezza si ottenga soffocando un intero popolo e condannandolo a vivere nella frustrazione perenne. Si dice che Hamas sia il problema mentre si regalano agli estremisti palestinesi le ragioni legittime per la resistenza armata: la prova vivente che Israele non vuole nessun compromesso. 

L'ipocrisia è insopportabile: da un lato si stanziano miliardi per gli "aiuti umanitari" a Gaza, dall'altro si sentono parole - solo parole - di condanna contro gli insediamenti illegali che rendono impossibile uno Stato palestinese. Che razza di logica è? Non è logica: è cinismo puro. È l'idea di comprarsi la coscienza distribuendo briciole, mentre gli ebrei israeliani divorano la terra sotto i piedi di chi dovrebbe viverci con il fine dichiarato (e genocida) della negazione sistematica del diritto palestinese a esistere come Stato. 

L'E1 non è solo un piano edilizio. È un atto politico violento, che segna sulla mappa l'ennesimo chiodo piantato sul futuro. È dire al mondo: "Non ci interessa la vostra opinione, faremo ciò che vogliamo". Ma non ci si lamenti poi se i giovani palestinesi crescono con la certezza che non c'è spazio per loro se non nella resistenza.

Israele ama ripetere che "deve difendersi". Ma difendersi da cosa? Da uno Stato palestinese che ancora non esiste? O dal fantasma di una pace che non vuole vedere realizzata, perché significherebbe cedere una parte del potere assoluto che oggi esercita su un territorio che ha RUBATO?

Il vero scandalo è questo: l'ennesimo atto di forza spacciato per sicurezza. E il mondo, indignato a parole, che continuerà a fare affari con Israele mentre i bulldozer avanzano. Ecco perché il piano E1 non è solo cemento. È ipocrisia solida, a prova di bomba. È l'ennesima negazione del diritto internazionale... ma se del diritto si fa carta straccia, allora perché chi è vittima di un sorpruso (nel caso dei palestinesi dal 1948) non dovrebbe ribellarsi anche con la violenza?

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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