Il 13 dicembre, con la Cisl a piazza Santi Apostoli per chiedere di "migliorare la Manovra" e "costruire un Patto", si è consumata la “protesta” (con tema la Manovra) dei contribuenti con reddito tassato alla fonte (lavoratori dipendenti e pensionati).

I riflettori dei media sono stati posizionati sullo sciopero della Cgil del segretario Landini - dei facinorosi espressamente dichiarato politico. “Uno sciopero che arriva dopo un lungo percorso di mobilitazione che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori alle circa 14 mila assemblee organizzate nei luoghi di lavoro”. Uno sciopero che, sottolinea il segretario Landini, “è un diritto costituzionale e non accetteremo alcun tentativo di metterlo in discussione o di limitarlo" perché "quando un governo prova a delegittimare chi protesta o a ridurre gli spazi di partecipazione democratica significa che non vuole ascoltare il disagio reale che attraversa il Paese. La mobilitazione nasce dalla mancanza di risposte concrete su lavoro, salari, sicurezza e diritti. Difendere lo sciopero è difendere la democrazia e la possibilità per i cittadini di far sentire la propria voce".

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, dichiara che “il diritto allo sciopero è sacrosanto ed è un diritto che nessuno vuole toccare, anzi va garantito”, ma ”faccio fatica a credere alla buonafede di Landini, che da quando c’è questo governo agisce come soggetto politico e non sindacale. Le sue critiche al Governo le rigettiamo perché sono pretestuose”. Il segretario della Cgil Landini ribatte: “è uno sciopero sociale. Ma anche politico, certo. Chiede di cambiare le politiche sbagliate del governo Meloni. Rivendica un futuro di pace e giustizia sociale per le nuove generazioni; è contro una manovra d’austerità che non serve al Paese e che viene fatta solo per abbassare il deficit e comprare armi”. 

Eco del Governo: un flop! Il ministro della pubblica amministrazione Paolo Zangrillo dichiara: "è stato un flop assoluto. Tra i lavoratori pubblici neppure metà degli iscritti alla Cgil ha aderito allo sciopero. Diciamo pure che voglio tenermi largo, perché alla fine del rilevamento la percentuale potrebbe essere molto più bassa della metà. Il dato rilevato alle 18.30 sul 50% dei lavoratori pubblici attesta un'adesione del 4,4%. Una partecipazione dai numeri disastrosi, che smaschera senza appello l'operazione politica messa in scena dalla Cgil e dal suo segretario Landini. Questo risultato conferma, senza se e senza ma che la grande maggioranza degli italiani continua a dare fiducia al governo che ha scelto e che intende sostenere. Al tempo stesso, dimostra quanto sia ormai distante dalla realtà una certa linea sindacale, più focalizzata sulla visibilità politica che sulla tutela dei diritti. È arrivato il momento che anche all'interno della Cgil si apra una riflessione sincera. Quando un sindacato non riesce a coinvolgere neppure tutti i propri iscritti, significa che qualcosa non funziona. Ed è legittimo chiedersi se non sia giunto il tempo di una leadership più concentrata sugli interessi reali dei lavoratori e meno su ambizioni politiche". Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini chiosa: "ero nella sala di controllo di Ferrovie dello Stato perché oggi è un classico venerdì: stiamo garantendo il 100% di percorrenza sulla Roma-Milano. Abbiamo rinnovato il contratto a 90mila ferrovieri con 200 euro al mese. L'adesione a questo sciopero è bassa. I lavoratori vedono ciò che stiamo facendo e agiscono di conseguenza". 

Evidentemente i problemi portati in piazza da Landini esistono ma la loro soluzione non è una priorità per la maggioranza dei contribuenti tassati alla fonte. L'emergenza salariale e sociale non la stanno vivendo milioni di persone. Le disuguaglianze sono sopportabili. Il ruolo dello Stato e dei servizi essenziali è ancora accettabile. La sanità è un problema non così grave e comunque c’è l’impegno del Governo a risolverlo. Il lavoro c’è e non è così precario. Irrilevante la presenza in corteo del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani che dichiara: "la Finanziaria tocca drasticamente le possibilità di offrire servizi ai cittadini e alla popolazione per comuni e regioni. Inoltre, nuovamente questa legge finanziaria non dà risposte sul piano della necessità di risorse per la sanità pubblica di cui tutti ci lamentiamo: pronto soccorso-liste d'attesa, ma senza risorse come si fa? Vi è una impostazione su quello che è l'aspetto fiscale che privilegia i grandi patrimoni e mortifica ancora pensionati e persone con basso reddito, all’opposto di quello che cerchiamo di fare con le politiche della Regione. Conseguentemente questa opportunità offerta dalla Cgil di mobilitarsi contro la finanziaria è quanto mai giusta e arriva nel momento opportuno". Altrettanto irrilevante la presenza in piazza Santa Maria Novella della sindaca di Firenze, Sara Funaro che dichiara: "i motivi per scioperare oggi e manifestare insieme alla Cgil sono, prima di tutto, dalla precedente finanziaria i tagli lineari sulla spesa corrente. Abbiamo perso e l'abbiamo annunciato durante il bilancio del Comune più di 19 milioni nel triennio, per cui risorse importanti. Poi mancano risorse sul tema abitativo, per la ristrutturazione delle case popolari, per il contributo affitto, mancano risorse per tante partite che sono fondamentali, da quella del welfare a tante a tante altre". Se i facinorosi in piazza sono ancora una minoranza, lo sciopero generale può essere catalogato “falso allarme” e archiviato.

Cioè, i gestori della “democrazia all’occidentale” non solo hanno scassato i conti e rubato i soldi ai contribuenti per rimediare all’incapacità di amministrare le pubbliche finanze e li stanno rubando per rientrare dalla Procedura di infrazione, ma potranno continuare a rubarli finché non riusciranno a portare il debito al 60% sul Pil giustificando così i Landini che portano in piazza ed arringano i facinorosi (i soldi per risolvere i problemi sbandierati dai Landini ci sono sempre stati e ci sarebbero se non venissero arbitrariamente fregati da Istituzioni e Politici per rimediare ai loro errori). Irritante la spudoratezza con cui Conflavoro, alla vigilia dello sciopero generale, presenta il conto delle “piazzate rosse”: l’Italia conta 1.129 proteste all’anno, pari a 3,1 scioperi ogni giorno, che costano 5,5 miliardi di euro l’anno tra danni diretti e indiretti, con una perdita di produttività per le imprese stimata tra 1,8 e 2,4 miliardi e minori entrate per lo Stato comprese tra 580 e 810 milioni di euro. Nel complesso, il peso degli scioperi sul Pil italiano, fa sapere la Confederazione Nazionale Piccole e Medie Imprese, oscilla tra lo 0,15% e lo 0,25% annuo. “Lo sciopero proclamato dalla Cgil venerdì 12 dicembre trasforma un diritto costituzionale in uno strumento di ricatto politico, scaricando sulle imprese e sul sistema produttivo costi che il Paese non può più permettersi, un primato mondiale dell’Italia che grava pesantemente su economia, competitività e servizi essenziali”.

Vuoi vedere che hanno ragione i Trump - i Vance a suggerire ai contribuenti la rivoluzione contro i gestori della “democrazia all’occidentale” perché non solo ti fregano soldi ma addirittura ti sbeffeggiano permettendoti di scioperare-di protestare ma non di rifiutarti di contribuire perché infilano la manina furtiva nella busta paga-pensione prima che venga consegnata? Il vero guaio è che Istituzioni e Politici della “democrazia all’occidentale” hanno costituzionalizzato il principio che li vuole legittimati dal popolo sovrano a stabilire insindacabilmente quanti soldi deve pagare il contribuente (senza specificare per cosa deve pagare), a decidere insindacabil-mente quanti soldi-come-per cosa spendere (senza indicare quali risultati dovranno produrre) ed a pretendere dal tassato alla fonte (lavoratore dipendente e pensionato) anche il pagamento dei loro errori.