Un blitz senza precedenti ha fermato temporaneamente la costruzione di uno degli impianti più importanti di Hyundai Motor negli Stati Uniti. Giovedì scorso, circa 475 lavoratori, per lo più cittadini sudcoreani, sono stati arrestati dalle autorità statunitensi presso il cantiere di Ellabell, in Georgia, dove la casa automobilistica coreana sta realizzando una fabbrica di batterie per veicoli elettrici. Secondo l'agenzia di immigrazione statunitense (ICE), si tratta della più grande operazione di enforcement mai effettuata in un singolo sito dalla storia del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS).

Il raid rientra nella politica di stretta sull'immigrazione promossa dall'amministrazione Trump, che negli ultimi anni ha intensificato i controlli sui lavoratori stranieri, generando tensioni con alcune imprese e con governi esteri. L'episodio potrebbe infatti aggravare le relazioni tra Washington e Seul, alleati chiave e partner commerciali. I due Paesi sono già in disaccordo sui dettagli di un accordo commerciale che prevede investimenti sudcoreani negli Stati Uniti per un totale di 350 miliardi di dollari, incluso un contributo di 26 miliardi da Hyundai Motor.

Secondo le autorità, i lavoratori arrestati erano irregolari perché entrati illegalmente negli Stati Uniti o perché avevano superato il periodo di permanenza consentito dai loro visti. L'indagine è durata diversi mesi. Secondo la Homeland Security, sul sito era attiva una rete di subappaltatori e nessuno dei lavoratori arrestati era impiegato direttamente da Hyundai.

Hyundai ha dichiarato che la produzione nello stabilimento non è stata compromessa e che Chris Susock, direttore operativo per la produzione in Nord America, assumerà la supervisione completa del sito. L'azienda ha promesso di condurre un'indagine approfondita per verificare il rispetto delle normative da parte di tutti i fornitori e subappaltatori.

Il raid, chiamato "Operation Low Voltage", ha visto la partecipazione di oltre 400 agenti ed è stato documentato anche attraverso video diffusi dai media. Alcuni lavoratori hanno tentato di fuggire, nascondendosi persino in un laghetto del cantiere. In molti sono stati ammanettati e portati al centro di detenzione ICE di Folkston, in Georgia.

LG Energy Solutions, partner di Hyundai nella joint venture per la fabbrica di batterie, ha sospeso i lavori e chiesto ai propri dipendenti di rientrare dagli Stati Uniti. L'impianto, che rappresenta un investimento di 4,3 miliardi di dollari a metà tra Hyundai e LG, dovrebbe fornire batterie per i modelli elettrici Hyundai, Kia e Genesis. Complessivamente, Hyundai sta investendo 12,6 miliardi di dollari in Georgia, rendendo il progetto il più grande sviluppo economico nella storia dello Stato.

La notizia ha suscitato forte preoccupazione a Seul. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha chiesto una risposta immediata e il ministro degli Esteri Cho Hyun ha annunciato la creazione di un team dedicato alla gestione della vicenda, considerando anche possibili incontri a Washington.

Il raid ha generato reazioni contrastanti: il Partito Democratico della Georgia lo ha definito una manovra politica per intimorire i lavoratori, mentre le autorità locali hanno ribadito l'impegno a far rispettare le leggi sull'immigrazione. La Casa Bianca ha sottolineato che i lavoratori stranieri devono sempre entrare negli Stati Uniti legalmente e con le autorizzazioni necessarie.

Nonostante l'arresto di centinaia di lavoratori, Hyundai e LG hanno ribadito la volontà di continuare il progetto, impegnandosi a verificare il rispetto della legge lungo tutta la filiera produttiva.

Per ultimo un'ipotesi logica rispetto a quanto accaduto. I coreani stanno investendo in America, ma non hanno assunto lavoratori americani. Così l'amministrazione Trump ha mandato i propri aguzzini dell'ICE a fare arresti a casaccio perché siano di monito ad altre aziende che "dovranno" investire negli USA. A pensar male, si sa, si fa peccato, però spesso...