Giovedì 11 settembre un giorno di infamia che nessun vivo per essere testimone dimenticherà mai.
Giovedì 11 settembre segna 24 anni da quando i peggiori attacchi terroristici della storia americana sono stati effettuati sul World Trade Center, sul Pentagono e su quattro aerei di linea dirottati.
11 settembre 2001 un martedì alle ore 8:46 , e alle ore 9:37 : una data impressa nella storia e nella memoria collettiva contemporanea.
“Nessuno che si sia trovato a New York quell'11 settembre potrà mai dimenticare davvero quella catastrofe, né pensare che non ci sia più bisogno di ricordare".
Due decenni sono passati da allora e le nuove generazioni non hanno vissuto da vicino l'11 settembre e le sue dirette conseguenze sul mondo che oggi conosciamo: ecco perché non dimenticare e tramandare la memoria dell'attentato alle Torri Gemelle è fondamentale, anche con una semplice citazione. 2.977 vittime con una delle più belle citazioni significative, commoventi e potenti.
“È stato un giorno buio nella storia dell'umanità, un terribile affronto alla dignità dell'uomo. Come possono verificarsi episodi di così selvaggia efferatezza? Il cuore dell'uomo è un abisso da cui emergono a volte disegni di inaudita ferocia, capaci in un attimo di sconvolgere la vita serena e operosa di un popolo.”
Papa Giovanni Paolo II
Un giorno che deve e dovrà costituire sempre un monito: ricordare per non dimenticare, ricordare per non ripetere.
La Freedom Tower, e il memoriale dell'11 settembre
Che cosa c'è, oggi, là dove c'erano le Torri gemelle
Si chiama Ground zero, è il luogo a sud-est di Manhattan dove sorgeva il World Trade Center. Dopo gli attacchi dell’11 settembre, oltre alle Torri Gemelle, anche alcuni degli edifici vicini sono stati distrutti o danneggiati e nei mesi successivi abbattuti. Oggi, ci sono cinque nuovi grattacieli tra cui la Freedom Tower, l’edificio più alto degli Stati Uniti, un memoriale per le vittime degli attacchi e un terminal di trasporto.
L'edificio bianco a forma di uccello ospita la stazione dei trasporti
e un centro commercial. Lì sorgevano le Torri Gemelle. La zona è Lower Manhattan. È il quartiere finanziario. Dopo l’11 settembre, con il crollo delle Twin Towers e con l’abbattimento degli edifici intorno, è divenuto un posto di ricostruzione e anche di memoria.
Oltre ai nuovi grattacieli, sorge il memoriale dedicato alle vittime degli attentati inaugurato l’11 settembre 2011, dieci anni dopo, e il museo sotterraneo.
Sin dall’inizio, la parola d’ordine è stata «ricostruire». Ricostruire per rinascere, per curare l’orgoglio ferito di un intero Paese, per pensare al futuro offuscato dal terrore. Dopo gli attacchi, l’allora sindaco di New York Rudy Giuliani - da quel momento soprannominato il sindaco d’America -, il governatore George Pataki e il presidente George W. Bush hanno promesso che il World Trade Center sarebbe rinato dalle macerie di Ground zero, dove Giuliani ha pronunciato la famosa frase: «Noi ne usciremo più forti di prima. Voglio che la gente di New York sia un esempio per il resto del Paese, e per il resto del mondo: il terrorismo non può fermarci». La politica, in questo caso, non ha perso tempo, e l’anno seguente è partito il progetto di ricostruzione. Il One World Trade Center, conosciuto come «Freedom Tower», è l’edificio principale. Finito nel 2013 è un grattacielo alto 417 metri e ha un’antenna che lo fa arrivare a 541 metri. Sono 1 776 piedi, un numero non casuale per gli Stati Uniti, perché è l’anno della dichiarazione d’indipendenza.
L’architetto danese Bjarke Ingles ha progettato la Torre Due, la Richard Rogers Partnership ha progettato la Torre Tre, la Maki and Associates ha progettato la Torre Quattro, la Torre Cinque è stata progettata da Kohn Pedersen Fox e, infine, è stata ricostruita anche la Torre Sette, un progetto di David Childs, che si trova fuori della proprietà dell’Autorità Portuale che gestisce l’area.
Al posto delle Torri Gemelle, oggi ci sono due grandi vasche d’acqua.
L’opera si chiama «Rispecchiando l’assenza». L’assenza di chi non c’è più, e forse anche della New York pre attentati, quella città simbolo dell’America invulnerabile. Sui bordi delle vasche ci sono incisi i nomi delle vittime dell’11 settembre e anche quelli dell’attentato del 1993, quando un furgone-bomba esplose nel parcheggio sotterraneo del World Trade Center uccidendo sei persone.
Per scelta dell’architetto Michael Arad e del paesaggista Peter Walker, i nomi non seguono un ordine alfabetico, ma un ordine di legami.
I parenti, gli amici i colleghi sono stati messi vicini anche seguendo le richieste delle famiglie che per mesi hanno scritto ai due progettisti.
A circa 21 metri sotto terra, c’è il museo creato dalla Davis Brody Bond LLP. Nel museo si possono vedere alcuni dei reperti recuperati da Ground Zero subito dopo gli attacchi. Oggetti personali delle vittime, resti delle tute dei soccorritori.
Poi si trovano anche alcuni pezzi di acciaio che formavano le Torri Gemelle che hanno resistito agli incendi. Dopo qualche controversia e battuta d’arresto, nel 2014 il museo ha aperto al pubblico ed è diventato un altro luogo della memoria.
Ogni 11 settembre, di notte, a Ground zero si accendono le luci del Tribute in Light, un’installazione artistica formata da 88 fari posizionati dove una volta sorgeva il World Trade Center.
Le luci creano due colonne verticali che corrono verso il cielo, e sembrano riscoprire lo spazio fisico che una volta apparteneva alle Torri Gemelle.
Questa infografica è una visita a distanza nel luogo simbolo dell’11 settembre.
Un posto di silenzio e meditazione quasi surreale che sorge tra i grattacieli, i clacson, le luci, le sirene di New York, la città più vitale d’America che 20 anni fa è stata cambiata per sempre.