WhatsApp dichiara guerra alle “scam factory”: bloccati 6,8 milioni di account fraudolenti in sei mesi
Le truffe digitali non sono più il lavoro improvvisato di singoli criminali: oggi dietro ci sono vere e proprie centrali organizzate, soprattutto in Asia sudorientale, che operano come fabbriche del crimine. Queste “scam factory” costringono decine di persone a turni estenuanti, segregate in strutture controllate da uomini armati, con l’unico obiettivo di produrre in serie messaggi ingannevoli. Gli inganni spaziano da falsi investimenti in criptovalute a schemi piramidali, fino a campagne di phishing orchestrate con precisione.
Nei soli ultimi sei mesi, WhatsApp ha intercettato e neutralizzato oltre 6,8 milioni di account legati a queste reti criminali. Un’operazione resa possibile grazie all’uso di sistemi predittivi basati sull’intelligenza artificiale, capaci di individuare attività sospette prima che possano esplodere su larga scala.
Secondo investigatori indipendenti, i profitti generati da questi centri arrivano a miliardi di dollari l’anno. Le vittime vengono attirate con promesse di guadagni facili o con offerte di “lavoretti lampo” ben retribuiti. In molti casi, l’approccio comincia con un innocente messaggio su app di incontri o con un SMS, per poi proseguire su piattaforme come Telegram o social network. Lo spostamento continuo tra servizi diversi serve a spezzare le tracce digitali, rendendo complicato ricostruire l’intera frode.
Non mancano i casi in cui i criminali sfruttano direttamente strumenti di intelligenza artificiale. Un’indagine recente ha rivelato come un gruppo con base in Cambogia usasse ChatGPT per generare messaggi iniziali di adescamento, dirottando poi le vittime su altre piattaforme. Qui iniziavano compiti apparentemente innocui, come mettere “mi piace” a video su TikTok, per poi arrivare gradualmente a richieste più consistenti, fino al deposito di denaro su conti in criptovalute.
È la prova che queste reti non solo dispongono di mezzi sofisticati, ma sanno adattarsi in fretta alle novità tecnologiche.
Per contrastare il fenomeno, WhatsApp ha rafforzato i propri sistemi di difesa. Oltre ai filtri automatici e alle segnalazioni in tempo reale, sono state introdotte funzioni pensate per responsabilizzare gli utenti:
- un avviso automatico quando un contatto sconosciuto aggiunge qualcuno a un gruppo, con la possibilità di uscire subito;
- notifiche che invitano a “fare una pausa” prima di rispondere a messaggi da numeri non salvati in rubrica;
- campagne informative con consigli pratici di esperti di cybersicurezza: pensare due volte prima di interagire, diffidare delle promesse troppo allettanti e verificare sempre l’identità del mittente con una chiamata diretta.
La guerra alle truffe online è ormai una sfida globale, dove le piattaforme digitali non possono limitarsi a blindare i propri sistemi ma devono anche educare gli utenti. WhatsApp, insieme a Meta e in collaborazione con altre realtà tecnologiche come OpenAI, sta dimostrando di aver compreso la posta in gioco: non solo proteggere una piattaforma, ma arginare un’industria criminale che si nutre di ingenuità, disperazione e promesse di facili guadagni.