Da un anno esatto Alberto Trentini marcisce in un carcere di Caracas. E l'Italia di Meloni? Guarda altrove
Trecentosessantacinque giorni. Un anno intero. Tanto è passato da quando Alberto Trentini, cooperante italiano, è stato rinchiuso in un carcere venezuelano senza neppure un'accusa chiara, senza garanzie, senza diritti. Un limbo giudiziario indegno di un Paese che si definisce civile. E mentre lui vive questa detenzione assurda, cosa fa il governo italiano? Praticamente niente.
La famiglia Trentini da un anno chiede una sola cosa: che l'Italia difenda un proprio cittadino. Non una richiesta eroica, non un favore personale: un dovere. Ma quel dovere è rimasto lettera morta. Le promesse? Tante. I risultati? Zero assoluto.
Il quadro è ancora più grave se si ascoltano le parole della madre, Armanda Colusso. Per mesi ha rispettato il silenzio "consigliato" dalle istituzioni italiane, perché – così le dicevano – un'esposizione pubblica avrebbe potuto danneggiare la posizione del figlio. Lei si è fidata. E cosa ha ottenuto? Nulla. Niente passi avanti, niente pressioni diplomatiche vere, niente contatti efficaci con il governo venezuelano. A conti fatti, per nove lunghi mesi nessuno si è neppure preso la briga di bussare alla porta giusta.
Evidentemente, per Meloni e la scalcinatissima banda dei suoi ministri, Alberto Trentini non gode delle stesse priorità (ed evidentemente degli stessi agganci) di una Cecilia Sala.
È qui che la retorica tricolore del governo Meloni si sgretola in tutta la sua ipocrisia. Patriottismo sbandierato ai quattro venti, proclami di difesa dei “nostri”, orgoglio nazionale ostentato in ogni discorso… salvo poi sparire quando si tratta di proteggere davvero un cittadino italiano detenuto all'estero. Però quando c'è da organizzare un volo di Stato per rimandare a casa un pregiudicato, allora le istituzioni improvvisamente si svegliano e diventano rapidissime. Curioso, vero?
Le parole della madre di Alberto sono un atto d'accusa pesante, impossibile da ignorare. E il fatto che siano necessarie è già un fallimento dello Stato. Un fallimento politico, diplomatico, morale.
Alla famiglia Trentini va tutta la solidarietà possibile, ma la solidarietà da sola non serve più. Serve azione. Serve pressione diplomatica vera. Serve che il governo italiano smetta di far finta che questo caso non esista. Serve che qualcuno si assuma finalmente la responsabilità di riportare Alberto a casa.
Non c'è più tempo per altri giri di parole, altre rassicurazioni vuote o altre promesse che evaporano dopo 24 ore.
È ora di muoversi.
È ora di fare ciò che andava fatto un anno fa.
È ora di riportare Alberto Trentini in Italia.
Agite. E fatelo adesso.