Con l’udienza del 10 novembre 2025 ed il rinvio disposto al 9 marzo 2026 si avvia alla fase conclusiva il processo penale, che vede imputati Stefano Scevola ed Antonio Pupino, entrambi già operativi nel servizio di rimorchio al porto di Brindisi.
Il procedimento, nato da accuse di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, ha progressivamente assunto i contorni di una più ampia vicenda di ritorsioni e pressioni subìte da chi aveva denunciato irregolarità nella gestione del servizio tecnico–nautico portuale.

Nel corso delle udienze sono emerse gravi contraddizioni tra le deposizioni dei testimoni e gli atti ufficiali già posti in giudizio, oltre che incongruenze rispetto alla normativa vigente regolante la concessione del servizio di rimorchio e la convenzione di arruolamento del personale.
Tali elementi rafforzano il quadro d’una montatura accusatoria, che, fin dall’inizio, ha distolto l’attenzione dalle vere questioni di legalità e sicurezza pubblica sollevate dagli imputati. La difesa sta procedendo ad una valutazione approfondita delle discrepanze emerse, che saranno pienamente sviluppate nelle memorie finali e, se necessario, portate all’attenzione del Pubblico Ministero e degli organi di garanzia competenti. “Non abbiamo mai chiesto l’impunità; ma soltanto verità e giustizia, – dichiara Scevola – perché chi ha servito lo Stato con lealtà, non può essere processato per aver denunciato l’illegalità”.
Col rinvio al 9 marzo 2026 la vicenda offre all’opinione pubblica ed alle istituzioni l’opportunità di riflettere sul prezzo, che, ancora oggi, chi denuncia gli abusi e difende la legalità può trovarsi a pagare.
Foti Rodrigo

