Sì è conclusa positivamente la missione la missione di due giorni a Bruxelles del ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, per incontrare cinque commissari. Secondo il ministro il 206 potrebbe essere l anno decisivo delle riforme da troppo tempo attese in Europa, in un processo che vedrà l Italia protagonista, con il sostegno di Germania e Francia.
"Ogni settimana mi sento con uno o piu' ministri francesi, oltre che tedeschi", racconta, ricordando anche l'intensa attivita' diplomatica a Bruxelles. Un lavoro continuo che risponde a una consapevolezza precisa: "Questo e' l'anno delle riforme".URSO indica nel 2026 l'anno chiave per l'Europa e lega l'allineamento con Berlino alla condivisione di "aspetti essenziali economici e industriali". Italia e Germania, osserva, sono il secondo e il primo Paese industriale europeo e, come tali, "abbiamo piu' interesse degli altri a tutelare l'industria e la competitivita' delle imprese europee, a tutelarne il mercato interno e la loro produzione".Alla dimensione industriale si affianca quella commerciale.
"Siamo anche con la Germania i grandi Paesi esportatori d'Europa", ricorda il ministro, spiegando che l'Italia e' oggi il quarto Paese esportatore globale, dopo aver superato negli ultimi anni Gran Bretagna e Francia. "Siamo i secondi grandi Paesi esportatori d'Europa e il quarto a livello globale e quindi come la Germania abbiamo interesse a tutelare il mercato interno, tutelare i produttori europei, rendere competitive le industrie del nostro continente e nel contempo aprire nuovi mercati". Da qui il sostegno italiano alla finalizzazione dell'accordo Mercosur e il giudizio positivo sull'accordo di libero scambio con l'India.
Urso cita anche il supporto all'intesa con gli Emirati Arabi Uniti, "in procinto di essere siglata", e l'indicazione a procedere su questa strada con Malesia, Indonesia e Filippine, oltre al rafforzamento dell'accordo gia' in essere con il Vietnam e al dossier Australia."E noi possiamo e dobbiamo dare la nostra rotta all'Europa", conclude il ministro, "perche' torni ad essere competitiva sullo scacchiere globale puntando all'autonomia strategica del nostro continente".
Ampio spazio è stato dedicato al dossier automotive, definito da Urso comparto centrale per l’industria europea, non solo per i volumi produttivi e occupazionali ma per l’ecosistema tecnologico che rappresenta. “L'auto è il cuore dell’industria europea– ha sottolineato Urso – Dentro l’auto convivono siderurgia, chimica ed energia, ma anche microelettronica, intelligenza artificiale e innovazione. Non esistono comparti in grado di sostituirne l’impatto industriale e occupazionale”.
Sulle proposte di riforma della Commissione europea per il settore automotive, Urso ha evidenziato che non sono sufficienti a invertire il declino determinato dall’impostazione ideologica degli ultimi anni, indicando la necessità di rafforzare il principio di neutralità tecnologica, con una più ampia apertura ai carburanti rinnovabili e ai biocarburanti, un adeguato equilibrio per i veicoli commerciali leggeri e pesanti e il superamento di obiettivi vincolanti sulle flotte aziendali. “Così com’è, la proposta della Commissione non è sufficiente - ha aggiunto - Il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica è indispensabile per sviluppare tutte le soluzioni disponibili e difendere la competitività industriale europea”.

