Un fiume di persone vestite di nero ha attraversato Minab accompagnando decine di bare avvolte nella bandiera iraniana. In testa al corteo soprattutto donne: madri, sorelle, parenti delle piccole vittime. Piangono in silenzio, stringono fotografie, seguono a piedi l'ultimo viaggio delle loro figlie.
Oggi, martedì 3 marzo, si sono svolti i funerali delle bambine uccise nel raid che sabato scorso ha colpito una scuola elementare femminile nella provincia di Hormozgan, nel sud dell'Iran. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, si tratta dell'attacco più mortale contro civili dall'inizio della guerra che vede coinvolti Stati Uniti e Israele contro Teheran.
Il bilancio è pesantissimo: 165 morti tra alunne e membri del personale scolastico. L'attacco è avvenuto nel primo giorno dell'offensiva congiunta americana e israeliana.
L'esercito israeliano ha negato ogni responsabilità, affermando di non essere a conoscenza di operazioni nella zona di Minab. Anche da Washington è arrivata una presa di distanza. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che le forze statunitensi “non hanno preso di mira deliberatamente una scuola”. L'esercito americano ha aggiunto di aver “esaminato” le segnalazioni relative a danni ai civili.
Le Nazioni Unite, invece, hanno chiesto un'indagine approfondita e la piena diffusione delle informazioni sull'attacco. La portavoce dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, OHCHR, Ravina Shamdasani, ha definito l'episodio “orribile” e ha sollecitato un'inchiesta tempestiva e completa.
“Bambini uccisi all'inizio della giornata scolastica, con gli zaini macchiati di sangue: è assolutamente sconvolgente”, ha affermato, parlando di immagini che rappresentano in modo brutale la distruzione e l'insensatezza del conflitto.
Anche l'Alto Commissario per i Diritti Umani, Volker Türk, si è detto “profondamente scioccato” per l'impatto delle ostilità su civili e infrastrutture civili. L'Onu ha ribadito che spetta a chi ha condotto l'attacco indagare, rendere pubblici i risultati e garantire responsabilità e risarcimenti.
Se dovesse emergere che l'azione è stata diretta contro civili o obiettivi civili, oppure condotta in modo indiscriminato, si tratterebbe di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, potenzialmente configurabili come crimini di guerra.
La condanna dell'Unesco
Anche l'UNESCO ha espresso forte preoccupazione per l'escalation militare e per l'impatto sulle istituzioni educative. L'uccisione di alunni in un luogo dedicato all'apprendimento, ha ricordato l'agenzia, rappresenta una grave violazione della protezione garantita alle scuole dal diritto internazionale.
Gli attacchi contro strutture educative mettono a rischio studenti e insegnanti e compromettono il diritto all'istruzione. L'Unesco ha richiamato tutte le parti al rispetto degli obblighi previsti anche dalla Risoluzione 2601 del Consiglio di Sicurezza, che impone la tutela di scuole, studenti e personale docente nei conflitti armati.
Dura la reazione iraniana. Il presidente Masoud Pezeshkian ha parlato di un attacco che va oltre gli obiettivi militari. “Non c'è alcun motivo per cui un Paese debba soffrire in questo modo, né che i bambini debbano soffrire così”, ha dichiarato.
Secondo il capo dello Stato, l'azione dimostrerebbe che non si tratta soltanto di una campagna contro strutture militari o posizioni strategiche, ma di una vera e propria guerra contro il popolo iraniano.


