In Italia il 19% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso. Uno su dieci è obeso. E il 2,6% rientra nei casi di obesità grave. I numeri arrivano dall’indagine 2023 “Okkio alla Salute” e sono stati pubblicati nella scheda dedicata all’obesità infantile sul sito Istituto Superiore di Sanità (ISS), aggiornata in vista della Giornata mondiale contro l’obesità del 4 marzo.

Il quadro è chiaro: il problema resta diffuso e radicato. A incidere sono soprattutto abitudini alimentari scorrette e scarsa attività fisica.

Colazione saltata, troppi snack e bibite zuccherate
Quasi due bambini su cinque non fanno una colazione adeguata al mattino. Più della metà consuma una merenda abbondante a metà mattina. Un bambino su quattro beve ogni giorno bibite zuccherate o gassate e mangia frutta e verdura meno di una volta al giorno.

I legumi restano poco presenti nella dieta: il 37% dei bambini li consuma meno di una volta a settimana. Oltre la metà mangia snack dolci per più di tre giorni a settimana.

Sono abitudini che, nel tempo, pesano sulla bilancia e sulla salute.

Poco movimento e troppe ore davanti agli schermi
Anche sul fronte dell’attività fisica i dati non sono incoraggianti. Un bambino su cinque non pratica esercizio in modo regolare. Più del 70% non va a scuola a piedi o in bicicletta. Quasi la metà trascorre oltre due ore al giorno davanti a uno schermo, tra televisione, tablet e cellulare.

Sedentarietà e alimentazione sbilanciata sono un binomio che favorisce l’aumento di peso già in età precoce.

Le differenze sociali e il nodo della percezione
L’obesità infantile è più diffusa nelle famiglie con condizioni socioeconomiche svantaggiate e nelle regioni del Mezzogiorno. Un dato che conferma quanto il contesto sociale incida sulle opportunità di accesso a stili di vita più sani.

Preoccupa anche la percezione del problema: il 45% dei bambini in sovrappeso o obesi viene considerato dalla madre come normopeso o addirittura sottopeso. Un errore di valutazione che può ritardare interventi correttivi e prevenzione.

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti. L’obesità infantile resta una questione sanitaria e sociale di primo piano. E senza un cambio deciso nelle abitudini quotidiane – a tavola e nel tempo libero – il rischio è che questi bambini diventino adulti con problemi di salute ancora più seri.