Il quadro politico e militare in Medio Oriente continua a deteriorarsi, con nuovi sviluppi che coinvolgono Iran, Israele, Stati Uniti e i movimenti armati della regione.
Secondo quanto riportato dall'emittente israeliana Canale 12, la questione della successione alla guida suprema dell'Iran non sarebbe ancora risolta. Dopo l'assassinio di Ali Khamenei, molti osservatori avevano ipotizzato che il ruolo potesse passare al figlio, e così parrebbe esser stato deciso. Tuttavia, sempre secondo l'emittente israeliana, Khamenei avrebbe lasciato un testamento in cui vieterebbe esplicitamente la nomina del proprio figlio Mojtaba alla guida del Paese.
Questa indicazione potrebbe complicare il processo di selezione del futuro leader religioso e politico dell'Iran. La decisione, sempre secondo la stessa fonte, non sarebbe stata ancora presa e si troverebbe ora nelle mani dell'apparato militare.
In particolare, l'attenzione si concentra sul potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che secondo l'emittente avrebbe in parte smesso di seguire le direttive della leadership politica. A guidare la campagna per la scelta del nuovo leader sarebbe il generale Ali Abdollah, comandante del quartier generale militare Khatam al‑Anbiya, una struttura chiave del sistema difensivo iraniano.
Parallelamente, il conflitto regionale continua ad allargarsi. Da Gaza, il portavoce militare delle Brigate al-Qassam, Abu Ubaida, ha elogiato le azioni della resistenza libanese contro le forze israeliane. In un comunicato ha affermato che i combattenti libanesi hanno inflitto “pesanti perdite” alle truppe israeliane e colpito obiettivi strategici all'interno di Israele.
Il portavoce ha inoltre reso omaggio ai caduti in Libano e ha ricordato il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, definendolo una figura che avrebbe sostenuto Gaza e la sua popolazione nella guerra in corso. Abu Ubaida ha anche invitato i popoli arabi e musulmani a unirsi contro quello che ha definito il progetto israeliano di espansione regionale.
Nel frattempo, da Teheran arrivano nuove minacce di escalation. Il comando militare dei Guardiani della Rivoluzione ha dichiarato che l'Iran adotterà misure analoghe se continueranno gli attacchi contro le sue infrastrutture.
In un messaggio diffuso dai media iraniani, il comando ha avvertito che le conseguenze economiche potrebbero essere pesanti per il mercato energetico globale. “Se il nemico è in grado di sopportare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora continui questo gioco”, si legge nella dichiarazione.
La televisione di Stato iraniana ha inoltre annunciato il lancio di una nuova ondata di missili balistici, con testate comprese tra i 700 chilogrammi e una tonnellata. Tra i sistemi utilizzati figurerebbero missili di nuova generazione come il Ghadr, l'Emad e il Kheibar Shekan. Quest'ultimo, secondo Teheran, avrebbe una gittata di circa 1.450 chilometri e capacità di manovra fino all'impatto con il bersaglio.
Le autorità iraniane sostengono inoltre che i loro sistemi missilistici starebbero colpendo gli obiettivi con maggiore facilità, attribuendo il risultato a una presunta debolezza recente dei sistemi radar e di difesa israeliani.
Sul fronte diplomatico, da Washington arrivano dichiarazioni che indicano la possibilità di un cambiamento politico in Iran. L'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti ha affermato di auspicare un coordinamento tra i partiti dell'opposizione iraniana per formare un governo di transizione, con il sostegno di Israele e degli Stati Uniti.
Lo stesso diplomatico ha sostenuto che la campagna militare contro l'Iran potrebbe durare soltanto alcune settimane.
Aggiornamento delle 23:00
L'Assemblea degli Esperti dell'Iran ha annunciato la nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema della Repubblica islamica, come successore del padre, l'ayatollah Ali Khamenei, ucciso a Teheran all'inizio dell'attacco di USA e Israele.
La decisione è stata presa dagli 88 religiosi che compongono l'Assemblea, l'organo previsto dalla Costituzione iraniana incaricato di scegliere la Guida Suprema quando la carica rimane vacante.
In un comunicato diffuso in serata, l'Assemblea degli Esperti ha invitato la popolazione iraniana a «mantenere l'unità nazionale» e a dichiarare fedeltà al nuovo leader religioso e politico del Paese.
Mojtaba Khamenei, 56 anni, è un religioso che per anni ha mantenuto un profilo pubblico estremamente basso. Non ha mai ricoperto incarichi politici di primo piano, ma ha lavorato dietro le quinte nell'ufficio del padre, esercitando un'influenza significativa negli ambienti del potere.
Secondo diverse analisi e ricostruzioni giornalistiche, il nuovo leader intrattiene stretti rapporti con i Guardiani della Rivoluzione, la potente forza militare e politica iraniana. Un rapporto del New York Times sostiene che proprio i vertici dei Pasdaran avrebbero sostenuto con forza la sua candidatura, vedendo nella sua nomina un modo per consolidare il controllo sull'apparato statale in una fase segnata dalle tensioni legate alla guerra e alla situazione interna.
Tre funzionari governativi iraniani, citati dallo stesso quotidiano statunitense, hanno affermato che i Guardiani della Rivoluzione avrebbero esercitato pressioni affinché Mojtaba Khamenei fosse scelto come successore.
La nomina segna un passaggio di potere delicato nella Repubblica islamica e rafforza l'ipotesi, discussa da anni tra analisti e oppositori, di una successione di tipo dinastico ai vertici dello Stato iraniano.


