L'intervento del Tribunale per i Minorenni dell'Aquila sulla cosiddetta "famiglia nel bosco" ha raggiunto un punto di rottura drammatico, trasformando quello che era nato come un monitoraggio di uno stile di vita non convenzionale in quello che molti esperti definiscono un vero e proprio sradicamento traumatico.

Il 6 marzo 2026, una nuova ordinanza ha disposto l'allontanamento della madre, Catherine, dalla casa famiglia di Vasto, dove finora era stato permesso il co-affidamento, decretando inoltre il trasferimento e la separazione dei tre bambini (una bambina di otto anni e due gemelli di sei) in strutture diverse.
La madre "deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni - scrivono i giudici - Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che, a suo dire, sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa".

Questa decisione ignora le raccomandazioni degli esperti della ASL di Vasto, che avevano chiesto il ricongiungimento familiare definendo i genitori un "valido riferimento emotivo" indispensabile per la stabilità dei piccoli.
La Garante per l'Infanzia, Marina Terragni, ha descritto l'operazione come una "separazione traumatica", avvertendo che l'interruzione brusca del legame materno dopo quattro mesi di protezione può generare danni permanenti.
Già all'inizio del 2026, perizie della difesa avevano evidenziato nei bambini l'insorgenza di piccoli atti autolesionistici, chiari segnali di un disagio psicologico profondo legato alla decontestualizzazione dal loro ambiente.

Mentre il Tribunale motiva la scelta citando un'asserita "ostilità e squalifica" da parte della madre verso le istituzioni, gli psicologi avvertono che il costo di questa "battaglia legale" viene pagato interamente dai bambini attraverso ansia, depressione e perdita di fiducia nelle figure adulte.
 
Intanto, il monitoraggio non si è trasformato in protezione reale, per i minori e per la famiglia. Anzi, segue una evidente escalation che, secondo la Garante dell'Infanzia per l'Abruzzo, richiede la sospensione immediata di ogni trasferimento che preveda la separazione dei fratelli o l'allontanamento totale della madre.
A maggior ragione dopo il caso mediatico che ha coinvolto  una psicologa incaricata delle perizie, accusata di aver deriso pubblicamente la famiglia sui social media. Questo comportamento, definito inaccettabile dalla Garante regionale, mette in discussione l'imparzialità dei test psicologici su cui si basano i provvedimenti di allontanamento.
Tra l'altro, mentre i servizi sociali avevano inizialmente segnalato una "totale assenza di istruzione", le verifiche parallele del Ministero dell'Istruzione hanno confermato che i genitori stavano seguendo il regime di homeschooling (istruzione parentale), legale in Italia.

Lo Stato, nel tentativo di imporre un modello di socializzazione standardizzato, sta rischiando di produrre l'effetto opposto: distruggere l'unico nucleo affettivo sicuro che i bambini hanno conosciuto. Come dichiarato dai genitori in interviste internazionali, la sensazione è quella di un sistema che "sta distruggendo i propri figli".
Ma non solo.

Il Ministro Carlo Nordio aveva avviato a fine novembre 2025 una verifica formale presso il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila. L'obiettivo era accertare se l'allontanamento forzato dei tre bambini fosse stato eseguito nel rispetto delle norme o se vi fossero stati eccessi di zelo o violazioni procedurali. 
L'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e i giudici dell'Aquila hanno - viceversa - reagito duramente all'ispezione, definendola un'ingerenza politica. Hanno ribadito che il provvedimento era un atto di "estrema necessità" per proteggere i minori da una condizione di isolamento sociale e carenze igienico-sanitarie definite "gravissime".
 
Dunque, le "verifiche" di Nordio non hanno portato, al momento, a provvedimenti disciplinari contro i magistrati, ma hanno alimentato il dibattito sulla proporzionalità dell'intervento statale rispetto alle scelte educative private.  Per ora, l'intervento del Ministero ha 'solo' certificato l'esistenza di una profonda frattura tra la volontà di tutela "standard" dello Stato e il diritto alla libertà educativa, senza però riuscire a fermare l'escalation che ha portato, proprio in queste ore, alla separazione fisica definitiva dei fratelli.

Intanto,  il tempo passa, l'escalation sta per diventare un affare internazionale e sono Utopia Rose, Blubell e  Galoran Birmingham Trevallion a pagare il conto, per intero e per tutto l'arco della loro vita.

... "è vero che i poeti ci fanno paura ... Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata." (Claudio Lolli - 1976)