Una delle notti più drammatiche vissute da Kiev dall'inizio dell'invasione russa. Per undici ore consecutive la capitale ucraina è stata investita da una massiccia ondata di droni e missili lanciati dalle forze armate di Mosca, in quello che il Cremlino definisce una rappresaglia per i recenti attacchi ucraini contro le raffinerie e le infrastrutture energetiche russe.

Il bilancio è pesantissimo: almeno 21 civili hanno perso la vita e oltre 90 sono rimasti feriti. Più di 50.000 persone hanno trascorso la notte rifugiate nelle stazioni della metropolitana, trasformate ancora una volta in bunker sotterranei, mentre i soccorritori hanno lavorato per tutta la giornata tra le macerie dei palazzi crollati alla ricerca di superstiti.

Zelensky: «Una notte di terrore. La Russia continua a rifiutare la pace»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha commentato l'attacco con parole durissime, accusando il Cremlino di rispondere ai tentativi di dialogo esclusivamente con nuovi bombardamenti.

«È stata una notte di terrore», ha dichiarato il presidente, sottolineando che la maggior parte degli obiettivi colpiti erano edifici residenziali e infrastrutture civili. Zelensky ha ricordato che, secondo le informazioni raccolte dall'intelligence ucraina, Mosca stava preparando un'offensiva aerea di vaste proporzioni, tanto da aver lanciato l'allarme già nelle ore precedenti.

Il capo dello Stato ha inoltre ribadito che «abbiamo avanzato ogni proposta possibile per mettere fine a questa guerra, ma la Russia le ha respinte ogni volta», aggiungendo che il bombardamento della capitale rappresenta l'ennesima dimostrazione della volontà del Cremlino di proseguire il conflitto anziché cercare una soluzione negoziale. 

L'appello all'Occidente: «Servono più Patriot»

Zelensky ha rinnovato anche il pressante appello agli alleati occidentali affinché accelerino le forniture di sistemi di difesa aerea. «Le forniture di difese antiaeree per l'Ucraina sono una priorità assoluta e critica», ha affermato il presidente.

In particolare, Kiev continua a chiedere nuovi sistemi Patriot e soprattutto la possibilità di produrre direttamente sul territorio ucraino gli intercettori destinati a contrastare i missili balistici russi, considerati oggi la minaccia più difficile da neutralizzare.

«Se l'Ucraina non sarà protetta dai missili balistici e dagli altri missili, questi attacchi continueranno», ha avvertito Zelensky, ribadendo che la protezione dello spazio aereo rappresenta oggi una delle principali priorità del Paese.

La Russia rivendica la rappresaglia

Dal canto suo, il Ministero della Difesa russo ha rivendicato apertamente il bombardamento. Secondo Mosca, l'operazione rappresenta una "massiccia risposta" agli attacchi ucraini delle ultime settimane contro infrastrutture petrolifere e depositi di carburante all'interno del territorio russo.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che gli obiettivi colpiti sarebbero stati esclusivamente installazioni militari o collegate all'apparato bellico ucraino. Una versione che però contrasta con quanto documentato sul terreno, dove i principali danni hanno interessato condomini, edifici civili e infrastrutture urbane. 


Pioggia di missili e droni sulla capitale

Secondo l'aeronautica militare ucraina, durante l'attacco la Russia ha lanciato 74 missili e 496 droni, uno dei più massicci bombardamenti dall'inizio della guerra. Le esplosioni hanno illuminato il cielo di Kiev per ore. Le batterie della difesa aerea hanno tentato di intercettare gli ordigni mentre enormi colonne di fumo nero si alzavano sopra diversi quartieri della città.

Il sindaco Vitali Klitschko ha confermato almeno 21 vittime e oltre 90 feriti, mentre l'Amministrazione militare della capitale ha registrato danni in una trentina di diverse località urbane. Circa venti edifici residenziali sono stati gravemente danneggiati.

Nel distretto di Desnianskyi diverse persone sono rimaste intrappolate in un palazzo di nove piani. Nel quartiere di Darnytskyi, invece, sei piani di un edificio residenziale sono completamente crollati sotto l'impatto dei missili. 

Le immagini diffuse durante la giornata mostrano squadre di soccorso impegnate a scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali superstiti.

La guerra delle raffinerie cambia gli equilibri

Il bombardamento rappresenta la risposta russa alla crescente offensiva ucraina contro le infrastrutture energetiche russe. Negli ultimi quaranta giorni, come ricordato dallo stesso Zelensky, Kiev ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro raffinerie, depositi di carburante e centri logistici all'interno della Federazione Russa.

Secondo numerosi analisti occidentali, questi attacchi stanno provocando una crescente crisi dei rifornimenti di carburante, rallentando la macchina bellica russa e creando particolari difficoltà anche in Crimea, dove si registra la più grave crisi energetica dalla sua annessione nel 2014


Colpita un'altra grande raffineria russa

Anche durante la notte l'Ucraina ha proseguito la propria offensiva. Lo Stato Maggiore di Kiev ha annunciato di aver colpito una delle principali raffinerie della regione russa di Nizhny Novgorod, provocando un vasto incendio.

È stato inoltre centrato un ponte ferroviario sul fiume Siverskyi Donets, nella regione occupata di Luhansk, utilizzato dall'esercito russo per il trasporto di uomini, armi e rifornimenti verso il fronte.

Diplomazia ancora in stallo

Sul piano politico la situazione resta bloccata. Gli sforzi diplomatici promossi negli ultimi mesi, compresi quelli sostenuti dall'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, non hanno ancora prodotto alcun risultato concreto.

Trump e Zelensky dovrebbero incontrarsi la prossima settimana in occasione del vertice NATO in Turchia, mentre sul terreno il conflitto continua a intensificarsi.

Secondo numerosi osservatori internazionali, il presidente russo Vladimir Putin continua a puntare sul logoramento dell'Ucraina attraverso bombardamenti sempre più intensi, nella convinzione che il tempo possa indebolire sia la resistenza di Kiev sia il sostegno dei suoi alleati occidentali.