Esteri

Libano sull'orlo del collasso: oltre 750mila sfollati mentre continuano gli attacchi israeliani

Il Libano sta vivendo «un momento di grave pericolo». L'allarme arriva direttamente dalle Nazioni Unite, mentre gli attacchi israeliani nel Paese stanno provocando una crisi umanitaria sempre più profonda e un esodo di massa della popolazione civile.

A lanciare l'avvertimento è stato il responsabile umanitario dell'ONU Tom Fletcher intervenendo al Consiglio di Sicurezza a New York. Secondo i dati delle agenzie internazionali, gli sfollati registrati hanno ormai superato quota 750.000, mentre gli attacchi continuano a colpire diverse aree del Libano.

«Gli spostamenti di massa stanno accelerando», ha spiegato Fletcher. «Vediamo grandi flussi di persone verso aree urbane già densamente popolate, dove la capacità di accoglienza è ormai al limite».

La situazione nei centri di accoglienza è critica. Più di 120.000 persone, tra cui migliaia di bambini, sono ospitate in circa 580 strutture collettive, spesso sovraffollate e prive di servizi essenziali.

«Le condizioni igieniche sono inadeguate e le forniture insufficienti»,

ha sottolineato Fletcher, avvertendo che in simili contesti aumentano i rischi di violenze, sfruttamento e traffico di esseri umani, soprattutto ai danni di donne e ragazze.

L'offensiva israeliana si è intensificata la scorsa settimana dopo che Hezbollah ha lanciato razzi verso il territorio israeliano, in risposta all'uccisione della Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio durante attacchi condotti da Stati Uniti e Israele.

Da allora l'esercito israeliano ha avviato una vasta campagna aerea e terrestre contro il Libano, dichiarando di voler colpire le infrastrutture del movimento sciita Hezbollah.

Israele ha inoltre ordinato l'evacuazione forzata di tutto il sud del Libano e dei sobborghi meridionali di Beirut, provocando scene di caos e fughe precipitose di migliaia di famiglie.

Secondo il ministero della Salute libanese, il bilancio provvisorio degli attacchi è di 634 morti e 1.586 feriti, tra cui numerose donne, bambini e operatori sanitari.


La violenza del conflitto non risparmia neppure chi lavora per salvare vite umane. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha annunciato che Youssef Assaf, un volontario impegnato in attività umanitarie, è stato ucciso nella città meridionale di Tiro mentre svolgeva il proprio lavoro.

«È profondamente allarmante che i soccorritori continuino a perdere la vita mentre svolgono una missione umanitaria»,

ha dichiarato l'organizzazione, ricordando che ospedali, ambulanze e personale sanitario devono essere protetti secondo il diritto internazionale.


La crisi colpisce soprattutto i civili. Molti degli sfollati non riescono nemmeno a raggiungere i centri di accoglienza e dormono dove trovano un minimo riparo: edifici abbandonati, scuole, oppure tende improvvisate lungo il lungomare di Beirut.

La dimensione umana della tragedia emerge dalle parole di Adam, un bambino di dieci anni costretto a fuggire con la famiglia. «Sembrava il tuono», ha raccontato parlando dei bombardamenti. «Sembrava che tutto il mondo fosse in fiamme. Il mio cuore batteva forte e piangevo per la paura».

Per migliaia di famiglie la vita è sospesa. I bambini non frequentano la scuola, molti non sanno se potranno tornare a casa e le condizioni di sopravvivenza peggiorano ogni giorno.

Secondo Othman Belbeisi, direttore regionale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, la crisi rischia di aggravarsi rapidamente. «Le aree sicure stanno diventando sempre meno sicure», ha spiegato. «Molte famiglie sono fuggite con solo i vestiti che avevano addosso. Hanno lasciato tutto e sono scappate per salvarsi».

Nel Paese cresce così una sensazione diffusa di paura e incertezza, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione una crisi che potrebbe trasformarsi in una delle più gravi emergenze umanitarie della regione.

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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