Economia

Export italiano in crescita nel 2026: aumenta l’avanzo commerciale, ma ad aprile le esportazioni frenano

L’export italiano continua a mostrare segnali di solidità nel 2026, sostenuto dalla domanda internazionale e dalla buona performance di numerosi comparti industriali.


Tuttavia, nel mese di aprile emerge una battuta d’arresto sul piano congiunturale, con una riduzione delle esportazioni rispetto al mese precedente. Un rallentamento che non cancella però il quadro complessivamente positivo dei primi quattro mesi dell’anno, caratterizzati da una crescita delle vendite all’estero, da un forte miglioramento del saldo commerciale e da un incremento dell’avanzo dei prodotti non energetici.

Ad aprile 2026 le esportazioni italiane registrano una diminuzione del 2,2% rispetto a marzo, una flessione più marcata rispetto a quella delle importazioni, che si fermano a -0,6%. Il calo dell’export coinvolge sia i mercati dell’Unione Europea, con una riduzione del 2,1%, sia quelli extra Ue, dove la contrazione raggiunge il 2,4%.


Nel confronto trimestrale, tuttavia, il quadro appare decisamente più favorevole. Nel periodo febbraio-aprile 2026 le esportazioni aumentano del 5% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre le importazioni crescono del 6,2%, confermando una dinamica commerciale ancora vivace nonostante la frenata registrata nell’ultimo mese osservato.


Il dato più significativo arriva dal confronto con aprile dello scorso anno. Su base annua l’export italiano cresce infatti dell’8,8% in valore e del 3,5% in volume. Ciò significa che non si tratta soltanto di un effetto legato all’aumento dei prezzi, ma anche di una reale espansione delle quantità esportate.

Particolarmente brillante è la performance dei mercati extra europei, verso i quali le esportazioni aumentano del 12%, mentre verso i Paesi dell’Unione Europea la crescita si attesta al 5,9%.

Anche le importazioni mostrano un andamento positivo rispetto al 2025. Ad aprile aumentano del 5,5% in valore e del 3,6% in volume. L’incremento interessa sia l’area comunitaria (+5,2%) sia quella extra Ue (+5,9%), segnalando una domanda interna ancora sostenuta e una maggiore necessità di approvvigionamenti dall’estero.


A sostenere la crescita delle esportazioni italiane sono soprattutto alcuni comparti chiave dell’industria manifatturiera.

Tra i settori che forniscono il contributo maggiore spiccano i metalli di base e i prodotti in metallo, esclusi macchinari e impianti, che registrano un impressionante aumento del 32,9%. Molto forte anche la crescita del comparto del coke e dei prodotti petroliferi raffinati, che segna un balzo del 52%.

Continuano inoltre a performare positivamente i macchinari e le apparecchiature industriali, tradizionale punto di forza del Made in Italy, con una crescita del 6,3%. Bene anche l’industria chimica (+10,5%), gli autoveicoli (+16,1%) e gli apparecchi elettrici (+10,4%).

L’unica significativa eccezione nel panorama industriale è rappresentata dal settore farmaceutico, che non partecipa alla crescita generalizzata delle esportazioni osservata negli altri comparti produttivi.


Dal punto di vista geografico, i mercati che contribuiscono maggiormente alla crescita dell’export italiano sono la Svizzera, che registra un incremento del 39,4%, gli Stati Uniti con un aumento del 12,1% e la Cina, che mette a segno una crescita del 36,2%.

Positive anche le performance verso la Francia (+7,6%), i Paesi OPEC (+19,4%) e la Germania (+5%).

Non mancano però alcune aree di difficoltà. Le esportazioni verso la Turchia diminuiscono infatti del 20,5%, mentre quelle dirette in Belgio registrano una contrazione del 13%, evidenziando andamenti differenziati all’interno dei principali mercati di destinazione.


Uno degli aspetti più incoraggianti riguarda il saldo commerciale. Ad aprile 2026 l’Italia registra un avanzo di 4,293 miliardi di euro, nettamente superiore rispetto ai 2,448 miliardi dello stesso mese del 2025.

Resta pesante il deficit energetico, che passa da -4,219 miliardi a -5,169 miliardi di euro. Tuttavia, il forte miglioramento dell’interscambio dei prodotti non energetici compensa ampiamente questo squilibrio. L’avanzo dei beni non energetici sale infatti da 6,667 miliardi a 9,462 miliardi di euro.

Il risultato complessivo dei primi quattro mesi del 2026 conferma il rafforzamento della posizione commerciale italiana. L’avanzo accumulato raggiunge infatti 15,2 miliardi di euro, contro gli 11,3 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.


Ad aprile si osserva anche una significativa accelerazione dei prezzi all’importazione. Su base mensile l’aumento raggiunge il 3,3%, mentre rispetto ad aprile 2025 la crescita arriva al 4,6%, dopo il modesto +0,1% registrato a marzo.

L’incremento è dovuto principalmente al rincaro dei prodotti energetici e dei beni intermedi, con particolare riferimento ai prodotti chimici e ai metalli. Si tratta di una dinamica che potrebbe avere ripercussioni sui costi di produzione delle imprese nei prossimi mesi.

Autore Mario Falorni
Categoria Economia
ha ricevuto 60 voti
Commenta Inserisci Notizia