Italia sempre più longeva, ma non più sana: la sfida è guadagnare anni di vita in buona salute
L'Italia continua a confermarsi tra i Paesi più longevi al mondo. L'aspettativa di vita sfiora ormai gli 85 anni, un traguardo che testimonia i progressi compiuti dalla medicina, dalla ricerca scientifica e dal sistema sanitario negli ultimi decenni. Tuttavia, dietro questo dato positivo si nasconde una criticità sempre più evidente: gli anni vissuti in buona salute sono molti meno. Secondo le stime, infatti, la speranza di vita in condizioni di benessere si ferma intorno ai 58-60 anni, lasciando un lungo periodo della vita caratterizzato dalla presenza di malattie croniche, fragilità e perdita progressiva dell'autonomia.
È proprio su questo divario tra longevità e qualità della vita che si concentra oggi una delle più importanti sfide della sanità pubblica italiana. Non basta più vivere più a lungo: l'obiettivo è vivere meglio, mantenendo il più possibile salute, indipendenza e partecipazione attiva alla vita sociale.
A richiamare l'attenzione su questo tema è stata Anna Odone, professoressa ordinaria di Sanità pubblica all'Università di Pavia e presidente della Sezione 3 del Consiglio superiore di sanità, intervenuta durante un incontro dedicato all'evoluzione demografica del Paese. Secondo Odone, l'invecchiamento della popolazione rappresenta una trasformazione profonda che impone una revisione delle strategie sanitarie e delle politiche di prevenzione.
L'allungamento della vita media è senza dubbio uno dei più grandi successi della medicina moderna. Le cure più efficaci, la maggiore diffusione della prevenzione, il miglioramento delle condizioni socioeconomiche e l'accesso ai servizi sanitari hanno consentito a milioni di persone di vivere più a lungo rispetto alle generazioni precedenti. Ma questo fenomeno produce anche conseguenze significative sul piano sanitario, sociale ed economico.
Con l'avanzare dell'età aumentano infatti le patologie croniche, le comorbidità e le condizioni di fragilità che richiedono cure continue, assistenza e un impiego crescente di risorse pubbliche. Per questo motivo, secondo Odone, la priorità della sanità pubblica deve essere quella di preservare la buona salute il più a lungo possibile, intervenendo prima che le malattie si manifestino o si aggravino.
"Gli obiettivi di sanità pubblica sono preservare la buona salute, non solo diagnosticare e curare le patologie e le comorbidità che, grazie al driver dell'età, aumentano. E qui entra il tema della prevenzione", ha spiegato la docente.
La prevenzione primaria rappresenta infatti il principale strumento per affrontare la sfida dell'invecchiamento. Si tratta di tutte quelle azioni finalizzate a mantenere le persone sane e a ridurre il rischio di sviluppare malattie. In questa categoria rientrano le vaccinazioni, gli screening, l'educazione sanitaria e la promozione di corretti stili di vita, come una sana alimentazione, l'attività fisica regolare, l'astensione dal fumo e il consumo moderato di alcol.
I benefici di questi interventi non riguardano soltanto il singolo individuo. A livello collettivo, infatti, una popolazione più sana significa minori costi per il sistema sanitario, una riduzione dei ricoveri ospedalieri, una minore richiesta di assistenza a lungo termine e una migliore sostenibilità economica del welfare.
Particolarmente significativo è il ruolo che la prevenzione vaccinale sta assumendo nell'attuale contesto demografico. Tradizionalmente, le campagne vaccinali sono state associate soprattutto all'età pediatrica, con l'obiettivo di proteggere i bambini dalle principali malattie infettive. Oggi, però, l'invecchiamento della popolazione impone un cambio di prospettiva.
Le vaccinazioni stanno diventando uno strumento fondamentale anche per la popolazione adulta, anziana e fragile. L'età avanzata, infatti, rappresenta un importante fattore di rischio per molte malattie infettive e per le loro complicanze più severe. La disponibilità di vaccini efficaci consente di ridurre ricoveri, disabilità e mortalità, contribuendo a mantenere una migliore qualità della vita anche nelle fasce più anziane della popolazione.
"Con questi numeri demografici la prevenzione diventa uno strumento di invecchiamento in salute e attivo anche per la popolazione adulta, anziana e fragile", ha sottolineato Odone.
Accanto al tema della prevenzione emerge poi quello della cosiddetta medicina di prossimità, uno dei pilastri della riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'obiettivo è avvicinare i servizi ai cittadini, superando un modello fortemente centrato sugli ospedali e rafforzando la presenza sanitaria sul territorio.
Secondo Odone, il monitoraggio dell'attuazione dei nuovi modelli territoriali evidenzia ancora diverse criticità nei vari contesti regionali. Difficoltà che riguardano anche la diffusione delle attività preventive e vaccinali, spesso penalizzate da una distribuzione non omogenea delle strutture e dei servizi.
Per migliorare l'accesso alla prevenzione, diventa quindi necessario sviluppare modelli più flessibili e vicini alle esigenze delle persone. Un esempio concreto arriva dall'esperienza maturata durante l'emergenza pandemica, quando le farmacie hanno assunto un ruolo sempre più attivo nella somministrazione dei vaccini e nell'erogazione di servizi sanitari.
Secondo la presidente della Sezione 3 del Consiglio superiore di sanità, queste esperienze non dovrebbero essere considerate semplici soluzioni temporanee, ma potrebbero trasformarsi in componenti strutturali del sistema sanitario del futuro.
"Pensare una prevenzione che si allontana dai luoghi tradizionali, ospedali e dipartimenti di prevenzione, e abbraccia modelli sperimentati in contesto emergenziale significa costruire un sistema che resta e può essere utilizzato anche a regime", ha affermato.
La prospettiva delineata è quella di una rete territoriale integrata, nella quale farmacisti, medici di medicina generale, servizi sociali e strutture sanitarie collaborano in modo coordinato. Una rete capace di intercettare precocemente i bisogni dei cittadini, accompagnarli nei percorsi di prevenzione e garantire una presa in carico che tenga insieme aspetti sanitari e sociali.
In un Paese che invecchia rapidamente e che vede crescere il numero delle persone anziane, la vera sfida non sarà soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. Un obiettivo che passa necessariamente attraverso la prevenzione, la promozione della salute e il rafforzamento della medicina territoriale. Perché il successo della longevità rischia di trasformarsi in un problema se non viene accompagnato dalla capacità di garantire a milioni di cittadini una vecchiaia attiva, autonoma e in buona salute.