Contrordine camerati! L'Italia sospende il memorandum militare con Israele mentre si fa sempre più intensa la pressione popolare sull’Europa per fermare l'accordo tra Ue e Stato ebraico
Il governo italiano sospende il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare con Israele. La decisione, annunciata oggi dalla premier Giorgia Meloni a margine del Vinitaly di Verona, segna una svolta politica rilevante in un contesto internazionale sempre più teso.
A formalizzare lo stop è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha inviato una comunicazione ufficiale al suo omologo israeliano Israel Katz. Il memorandum, in vigore dal 13 aprile 2016, prevedeva un rinnovo automatico ogni cinque anni e rappresentava una cornice generale per la cooperazione tra i due Paesi nel settore della difesa, includendo scambi di materiali militari e collaborazione tecnologica tra le forze armate.
La sospensione arriva “in considerazione della situazione attuale”, ha spiegato la presidente del Consiglio, senza entrare nel dettaglio delle motivazioni, ma lasciando intendere un collegamento diretto con l’escalation del conflitto in Medio Oriente e con le crescenti pressioni politiche e sociali interne ed europee.
Parallelamente alla decisione del governo italiano, cresce infatti la mobilitazione popolare in tutta Europa. In soli tre mesi è stata raggiunta la soglia di un milione di firme per chiedere la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, uno strumento che regola rapporti economici e tecnologici per un valore di decine di miliardi di euro.
L’iniziativa, denominata “Justice For Palestine” e promossa dall’alleanza politica europea European Left Alliance, rappresenta uno dei più ampi movimenti di partecipazione civile degli ultimi anni a livello continentale. Colpisce in particolare il contributo italiano: circa 250mila firme, pari a un quarto del totale, segno di un coinvolgimento significativo dell’opinione pubblica nazionale.
La richiesta avanzata dai promotori è chiara: sospendere l’accordo UE-Israele sulla base dell’articolo 2, che prevede lo stop in caso di violazioni dei diritti umani. Un passaggio che, se attivato, avrebbe conseguenze economiche e diplomatiche rilevanti.
Ora la palla passa alla Commissione europea, chiamata a esprimersi su una questione che intreccia politica estera, diritti umani e interessi economici strategici. La pressione esercitata dalla mobilitazione popolare potrebbe accelerare un dibattito finora rimasto in secondo piano a Bruxelles.