La fragile tregua che avrebbe dovuto aprire la strada alla fine della guerra tra Stati Uniti e Iran torna a vacillare sotto il peso di una nuova, pesantissima escalation militare. Nelle prime ore di giovedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha risposto colpendo alcuni Paesi del Golfo, alimentando il timore che il conflitto possa nuovamente estendersi a tutta la regione mediorientale.
Lo scambio di attacchi rappresenta l'episodio più grave dalla firma del cessate il fuoco provvisorio e arriva mentre proseguono, almeno formalmente, gli sforzi diplomatici per arrivare a un accordo definitivo che dovrebbe porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran.
Gli Stati Uniti colpiscono circa 90 obiettivi in Iran
Secondo il Comando Centrale americano (CENTCOM), le forze statunitensi hanno colpito circa 90 obiettivi distribuiti sul territorio iraniano. Le immagini diffuse dai militari mostrano bombardamenti contro piste aeroportuali, lanciatori di missili e altre infrastrutture considerate strategiche.
Washington ha spiegato che l'operazione aveva l'obiettivo di "ridurre ulteriormente" la capacità dell'Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta, attraverso il quale prima dello scoppio della guerra transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale commerciati a livello mondiale.
I media di Stato iraniani hanno riferito di esplosioni in numerose località del Paese, comprese Bushehr, sede del principale complesso nucleare iraniano, e diverse città portuali del sud. Per la prima volta dallo scorso aprile sarebbero stati colpiti anche alcuni ponti ferroviari. Tra questi figura un ponte nella provincia nord-orientale di Golestan e due infrastrutture lungo la direttrice verso Mashhad, la città dove è prevista la sepoltura della Guida Suprema Ali Khamenei.
Teheran risponde colpendo Bahrain, Kuwait e Qatar
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Missili balistici, missili da crociera e droni sono stati lanciati contro diversi Paesi del Golfo. In Bahrain, dove ha sede la Quinta Flotta della Marina statunitense, le sirene d'allarme sono risuonate almeno tre volte mentre le difese aeree hanno intercettato i vettori in arrivo.
Il Kuwait ha annunciato di aver abbattuto tre missili balistici, un missile da crociera e dieci droni. La caduta dei detriti ha provocato il ferimento di una persona.
Anche il Qatar è stato preso di mira, anche se nelle prime ore successive agli attacchi non risultavano danni significativi.
Bilancio delle vittime
Secondo il Ministero della Salute iraniano, i bombardamenti americani delle ultime quarantotto ore hanno provocato almeno 14 morti e 78 feriti, molti dei quali appartenenti alle forze armate.
Nella sola provincia sud-occidentale del Khuzestan sarebbero morte almeno tre persone durante gli attacchi di giovedì. A Iranshahr un vigile del fuoco ha perso la vita in seguito a un bombardamento che ha colpito un aeroporto. Queste vittime si aggiungono ai nove militari iraniani che, secondo i media ufficiali di Teheran, erano già rimasti uccisi nei raid americani del giorno precedente.
Trump: "È una rappresaglia. Se succede ancora sarà molto peggio"
Lasciando il vertice NATO di Ankara, il presidente americano Donald Trump ha pubblicato sul proprio social network diversi video che mostrerebbero le esplosioni in Iran, rivendicando l'operazione come risposta agli attacchi iraniani contro le navi nello Stretto di Hormuz.
"This is in retribution for yesterday's bombing of ships by Iran. If it happens again, it will get much worse!"
"Questa è una rappresaglia per il bombardamento di ieri contro le navi da parte dell'Iran. Se succederà di nuovo, sarà molto peggio!"
Poco prima Trump aveva comunque cercato di rassicurare sulla possibilità di un'escalation prolungata.
"Anything that happens is going to happen very fast."
"Qualunque cosa accada, accadrà molto rapidamente."
Il presidente americano ha inoltre rilanciato le precedenti minacce contro infrastrutture civili iraniane, comprese centrali elettriche, impianti di desalinizzazione e persino l'isola di Kharg, da cui transita circa il 90% delle esportazioni petrolifere dell'Iran.
Lo Stretto di Hormuz resta il nodo centrale
All'origine della nuova escalation vi è l'attacco condotto dall'Iran contro tre petroliere nello Stretto di Hormuz. Proprio questo tratto di mare continua a rappresentare il principale punto di attrito tra Washington e Teheran. Per gli Stati Uniti la libertà di navigazione è un interesse strategico irrinunciabile; per l'Iran il controllo dello stretto costituisce invece uno dei più importanti strumenti di pressione nei confronti dell'Occidente.
Secondo diverse valutazioni, la nuova offensiva potrebbe riflettere anche profonde divisioni interne alla leadership iraniana.
L'ala più radicale vorrebbe mantenere il controllo militare dello Stretto di Hormuz come leva geopolitica permanente, mentre i settori più pragmatici spingono invece per un accordo definitivo che consenta la revoca delle sanzioni internazionali e il rilancio di un'economia fortemente provata dalla guerra e dall'isolamento.
Duro botta e risposta tra Washington e Teheran
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha affidato ai social un messaggio estremamente duro rivolto agli Stati Uniti:
"L'America non ha ancora imparato che intimidazioni e promesse infrante non sono più prive di conseguenze. Lo dico chiaramente: se colpite, verrete colpiti."
Anche il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha replicato alle dichiarazioni di Trump, sostenendo che le parole del presidente americano "non sono un segno di forza, ma l'ammissione del fallimento della politica statunitense nei confronti dell'Iran".
I negoziati restano formalmente aperti
Nonostante l'intensificarsi delle operazioni militari, i negoziati non risultano ancora definitivamente interrotti. Mercoledì Trump aveva però alimentato i dubbi sul futuro della tregua dichiarando che l'accordo provvisorio fosse ormai "finito", salvo poi precisare che avrebbe comunque lasciato proseguire i colloqui.
"They can talk, but I think they're wasting their time."
"Possono anche continuare a parlare, ma credo che stiano semplicemente perdendo tempo."
I colloqui, inizialmente previsti subito dopo i funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, dovrebbero affrontare i dossier più delicati dell'intera crisi: la completa riapertura dello Stretto di Hormuz, il futuro del programma nucleare iraniano e la definizione di un accordo permanente capace di evitare una ripresa del conflitto.
Alla luce degli ultimi bombardamenti e delle nuove rappresaglie missilistiche, tuttavia, la prospettiva di una soluzione diplomatica appare oggi ancora più incerta. Ogni nuovo attacco aumenta infatti il rischio che la guerra possa riesplodere su vasta scala, coinvolgendo direttamente i Paesi del Golfo e mettendo a repentaglio uno dei principali corridoi energetici del pianeta, con inevitabili ripercussioni sull'economia mondiale.


