Giugno, il mese delle tasse! Solo per l’Acconto Imu lo Stato incassa circa 17 miliardi!
Nonostante la premier Meloni si affanni a sostenere l'insostenibile, ovvero che il suo governo avrebbe ridotto la pressione fiscale, Giugno come sempre è arrivato puntuale e, come ogni anno, per milioni di italiani non significa soltanto l'inizio dell'estate. Significa soprattutto una sola cosa: tasse! Pagare l'Imu, l'Iva, le imposte di registro, il bollo auto, il superbollo, le ritenute, le tasse locali, le addizionali regionali e comunali. Un calendario fitto di scadenze che trasforma il mese di giugno in una vera e propria maratona fiscale.
Eppure, mentre lo Stato presenta il conto ai cittadini e passa all'incasso, continua a ripetere un ritornello ormai diventato insopportabile: "Non ci sono i soldi". Non ci sono i soldi per garantire pensioni dignitose. Non ci sono i soldi per adeguare stipendi e salari all'aumento del costo della vita. Non ci sono i soldi per ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese. Non ci sono i soldi per rafforzare sanità, scuola e servizi pubblici.
Ma allora una domanda sorge spontanea: dove finiscono le immense risorse che ogni anno entrano nelle casse pubbliche?
I lavoratori vedono una parte consistente del proprio stipendio trattenuta ancora prima di riceverlo. Le imprese versano imposte, contributi e adempiono a una mole crescente di obblighi fiscali. I consumatori pagano l'Iva su quasi ogni acquisto. I proprietari di immobili versano l'Imu. Gli automobilisti finanziano lo Stato attraverso bollo, accise e imposte varie. A ciò si aggiungono decine di tributi, balzelli e addizionali che incidono quotidianamente sui bilanci familiari.
Nonostante tutto questo, il messaggio che arriva dai palazzi del potere è sempre lo stesso: servono sacrifici. Così si alza progressivamente l'età pensionabile, costringendo milioni di persone a lavorare fino a sfiorare i settant'anni. Una prospettiva che appare sempre più difficile da accettare per chi dopo quarant'anni di contributi, sperava di poter finalmente godere di un meritato riposo.
A rendere ancora più amaro il quadro c'è il tema dell'evasione fiscale. Da anni si parla di decine di miliardi sottratti al fisco. Risorse enormi che, se recuperate integralmente, potrebbero contribuire in modo significativo a finanziare servizi e prestazioni sociali. Ma il cittadino che paga regolarmente le tasse ha la sensazione di essere sempre il primo a essere chiamato alla cassa e l'ultimo a ricevere risposte.
Emblematica è la vicenda dell'Imu. Un'imposta che garantisce un gettito vicino ai 17 miliardi di euro e che, secondo diversi studi, produce profonde differenze territoriali. A parità di reddito, cittadini residenti in Comuni diversi possono trovarsi a sostenere carichi fiscali molto differenti. Una disparità che alimenta il senso di ingiustizia e rafforza la percezione di una fiscalità sempre più simile a una lotteria.
Intanto il calendario dell'Agenzia delle Entrate continua a riempirsi di date e adempimenti. Il contribuente deve conoscere norme, scadenze, proroghe, ravvedimenti e sanatorie. Un sistema che appare spesso più impegnato a perfezionare i meccanismi della riscossione che a semplificare davvero il rapporto tra Stato e cittadini.
La questione centrale, però, resta una sola. Non è accettabile che in un Paese dove la pressione fiscale rimane tra le più elevate d'Europa si continui a chiedere sacrifici senza offrire trasparenza, efficienza e prospettive. Prima di domandare ai cittadini di lavorare più a lungo, pagare di più e rinunciare a quote crescenti del proprio reddito, la politica dovrebbe spiegare con chiarezza come vengono impiegate le risorse già raccolte.
Perché la fiducia non si costruisce con nuove tasse o nuove scadenze. Si costruisce stanando gli evasori e dando conto che ogni euro versato la fisco viene amministrato con responsabilità, equità e buon senso. Perché pagare le tasse è un dovere, ma sapere come vengono spesi quei soldi dovrebbe essere un diritto. Finché questa risposta continuerà a mancare, giugno resterà per molti italiani il mese di uno Stato che va a prendere i soldi sempre dalla solita parte, quella dei cittadini onesti e per bene di questo paese!
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L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.