Esteri

Israele ferma la Global Sumud Flotilla nelle acque al largo della Grecia: civili abbordati e diritto internazionale travolto

Operazione della marina israeliana a centinaia di chilometri di distanza dalle acque territoriali di Gaza: attivisti fermati, aiuti bloccati, mentre Europa e Italia restano a guardare in silenzio.

Nel buio del Mediterraneo, lontano dalle coste israeliane, uomini e donne disarmati alzano le mani mentre soldati delle IDF, armati di tutto punto, salgono a bordo. Non è una scena di guerra, ma l’abbordaggio di imbarcazioni civili in acque internazionali. Protagonista è Israele, che nella notte ha intercettato la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, fermando attivisti e sequestrando barche cariche di aiuti umanitari. Un’operazione che solleva interrogativi pesanti sul rispetto del diritto internazionale — e ancora più pesante appare il silenzio delle cancellerie occidentali.

Secondo le ricostruzioni, la marina israeliana ha intercettato decine di imbarcazioni a centinaia di miglia nautiche dalle proprie coste. Circa 175 attivisti sarebbero stati fermati, mentre i video diffusi dagli equipaggi mostrano momenti concitati: comunicazioni interrotte, inseguimenti, decisioni prese in pochi secondi per tentare la fuga verso le acque greche. Alcune barche hanno virato verso Creta, altre sono state circondate e abbordate.

Il racconto di Andrea Sceresini, a bordo della Holy Blue, descrive una sequenza precisa: prima il silenzio delle radio di bordo, poi i fari puntati nel buio, infine l’avvicinamento di unità militari. L’ultimo video, girato pochi istanti prima dell’abbordaggio, è una testimonianza diretta della tensione: «Ci stanno per prendere». Poi il telefono gettato in mare. Fine delle comunicazioni.

La versione israeliana parla di un’operazione legata al blocco navale di Gaza, ritenuto necessario per ragioni di sicurezza. Ma la distanza dall’area interessata e la natura civile delle imbarcazioni pongono una questione centrale: fino a dove può spingersi uno Stato nell’imporre un blocco? E soprattutto, può farlo in acque internazionali senza conseguenze?

Le parole degli attivisti sono nette: «È un attacco contro civili, un’azione illegale». Una definizione che trova eco nelle opposizioni italiane. Laura Boldrini parla apertamente di un atto incompatibile con il diritto del mare, sottolineando che nessuno Stato può intervenire contro imbarcazioni civili in acque internazionali. Una presa di posizione che evidenzia il vuoto lasciato dal governo.

Perché mentre l’operazione si consuma, l’Italia di Giorgia Meloni rimane ancora una volta inerte. Il patetico, quanto grottesco, ministro degli Esteri Antonio Tajani si limita a chiedere informazioni e a monitorare la situazione dei cittadini italiani coinvolti. Nessuna condanna formale, nessuna iniziativa diplomatica forte. L’Unione Europea segue la stessa linea: richiami generici al diritto internazionale, ma nessuna presa di posizione diretta contro Israele.

Eppure la responsabilità politica è evidente. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha scelto di estendere il proprio raggio d’azione ben oltre i confini immediati del conflitto, imponendo di fatto un controllo su rotte internazionali. Non si tratta di un incidente, ma di una decisione precisa: fermare con la forza una missione civile per impedirle di raggiungere Gaza.

Qui sta il nodo politico. Se un’azione del genere passa senza conseguenze, si crea un precedente. Oggi è una flottiglia diretta a Gaza, domani potrebbe essere qualsiasi altra missione considerata “scomoda”. Il Mediterraneo diventa così uno spazio dove le regole si piegano alla forza, e il diritto internazionale perde consistenza.

Le implicazioni sono profonde. Chi può permettersi di agire senza subire reazioni consolida la propria posizione. Chi invoca il rispetto delle regole senza farle rispettare perde credibilità. E l’Europa, ancora una volta, appare incapace di tradurre i principi in azione politica.

Intanto, nelle piazze italiane cresce la mobilitazione. A Roma, al Colosseo, e in molte altre città, cittadini e attivisti chiedono una risposta concreta: protezione per i civili, rilascio degli equipaggi, rispetto del diritto del mare. Non bastano più le dichiarazioni prudenti.

“La legge vale solo per chi non ha la forza di violarla” — è questa la sensazione che resta. Ed è una sensazione pericolosa.

Perché quando un episodio come questo non produce una reazione all’altezza, il messaggio è chiaro: esistono violazioni che possono essere tollerate. E in quel momento il diritto internazionale smette di essere una regola e diventa un’opzione.

Facile prevedere che la lungimirante comunità ebraica rappresentata dall'UCEI, se interrogata sull'accaduto, parlerà di antisemitismo da parte della Global Sumud Flottilla... e di chiunque critichi lo Stato ebraico di Israele.



Aggiornamento

Questa la "perentoria" nota diffusa da Palazzo Chigi a seguito dell'ennesimo atto di pirateria compiuto dalla marina israeliana su mandato del governo dell'amico Netanyahu: 

"Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto questa mattina una riunione cui hanno partecipato il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sugli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla.  In questo quadro, il Governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche e chiede al Governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo.Il Governo ribadisce il suo impegno per continuare a fornire aiuti umanitari a Gaza nel quadro della nostra cooperazione e nel rispetto del diritto internazionale".

Dato che lo Stato ebraico di Israele ha nuovamente sequestrato delle imbarcazioni civili in acque internazionali, a centinaia di miglia dalle proprie coste, che  cosa pensa di fare a riguardo il governo Meloni per garantire "il pieno rispetto del diritto internazionale e l’incolumità fisica delle persone a bordo"?

Ovviamente nulla, ritenendo che l'ennsima ridicola dichiarazione possa esimerlo dall'essere complice degli infiniti ed efferati crimini commessi dallo Stato ebraico di Israele.

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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